<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168</id><updated>2012-02-08T13:43:05.603+01:00</updated><category term='Africa emergente'/><category term='Pakistan'/><category term='Sudan'/><category term='Romania'/><category term='Elezioni in Africa'/><category term='USA-Europa'/><category term='zingari'/><category term='sanità'/><category term='Asia'/><category term='giovani'/><category term='Madagascar'/><category term='corno d&apos;africa'/><category term='Diario di viaggio'/><category term='Birmania'/><category term='Cina-Africa'/><category term='Egitto'/><category term='Somalia'/><category term='Islamismo'/><category term='pena di morte'/><category term='venezuela'/><category term='islam-occidente'/><category term='USA-Africa'/><category term='Sudafrica'/><category term='Elezioni USA'/><category term='guerra'/><category term='dialogo laici credenti'/><category term='Video'/><category term='Laicità'/><category term='immigrazione'/><category term='primavera araba'/><category term='Sierra Leone'/><category term='AIDS in Africa'/><category term='Albania'/><category term='Martiri'/><category term='Kenya'/><category term='Libano'/><category term='Chiesa'/><category term='Costa d&apos;Avorio'/><category term='Darfur'/><category term='carestia'/><category term='Marocco'/><category term='Il grande viaggio'/><category term='war on terror'/><category term='Uganda'/><category term='Europa'/><category term='Pensiero del giorno'/><category term='Mozambico'/><category term='america latina'/><category term='Libia'/><category term='bambini soldato'/><category term='Guinea'/><category term='Ruanda'/><category term='Iraq'/><category term='Zimbabwe'/><title type='text'>Shooting Dogs</title><subtitle type='html'>A blog for people who care</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>131</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-723342291690343914</id><published>2012-02-07T08:19:00.001+01:00</published><updated>2012-02-07T08:19:26.980+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera araba'/><title type='text'>Tra democrazia e rivoluzione permanente</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/--m4kUVEoRbM/TzDP9XfeqfI/AAAAAAAAAGU/KQiTov3Zlb8/s1600/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+009.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/--m4kUVEoRbM/TzDP9XfeqfI/AAAAAAAAAGU/KQiTov3Zlb8/s320/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+009.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;"Abbasso il governo militare"&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Al Cairo è palpabile un senso di esasperazione. La gente non ne può più di vedere immagini di scontri alla televisione, c’è come un senso di nausea per il troppo sangue sparso. Neppure il calcio, lo spazio di evasione e divertimento per eccellenza, è rimasto immune dalla violenza. La gente si sente insicura, si sono moltiplicati gli atti di piccola e grande criminalità, dagli scippi ai rapimenti, e la frase che mi sento ripetere più spesso in questi giorni, da persone di estrazione completamente diversa, è: mafish amn, “non c’è sicurezza”. La situazione economica, inoltre, è disastrosa: il turismo è crollato verticalmente e in tanti mi chiedono di “fare una buona pubblicità all’Egitto” quando torno in Italia.&lt;br /&gt;Molti dicono che si sta peggio che prima della rivoluzione, ma sono anche coscienti che questo è normale in una fase di cambiamento così profondo e radicale. E hanno fiducia nel cambiamento, hanno fiducia che si sia messo in moto un meccanismo che, a lungo termine, costruirà un Paese migliore. Ora però vorrebbero solo tornare alla normalità, lasciare lavorare il Parlamento che hanno appena eletto, e votare – nel giro di due o tre mesi – un nuovo Presidente. Sanno che i militari stanno facendo di tutto per mantenere la loro influenza politica ed economica, ma sanno anche che non è in un anno che si demolisce un sistema di potere costruito in sessant’anni di governo assoluto da parte degli ufficiali. &lt;br /&gt;La storia vive di improvvise accelerazioni – come fu la rivoluzione del gennaio 2011 – ma poi ha bisogno di tempi lunghi per maturare cambiamenti profondi. E i passaggi di transizione sono sempre gravidi di tensioni, contraddizioni e ambiguità.&lt;br /&gt;Il clima celebrativo, di festa, della rivoluzione del gennaio 2011 – interrotto solo dalle provocazioni e dalle violenze degli infiltrati del regime – è un ricordo del passato. A un anno di distanza sono pochi i giovani che rimangono in piazza, animati dalla rabbia per avere visto tanti loro amici uccisi e dalla coscienza amara di una rivoluzione che sentono essergli stata confiscata dai militari e dai Fratelli Musulmani. I primi hanno protetto i manifestanti dalla repressione di Mubarak un anno fa, ma poi si sono fatti garanti della transizione con una parola d’ordine: “gradualità”. Tradotto, ciò significa che l’esercito vuole evitare che la nuova costituzione ponga i militari sotto il controllo del governo e soprattutto che renda trasparenti le loro spese. Fatto non irrilevante, l’esercito controlla dal 6% al 43% dell’economia egiziana: come dire, nessuno sa che cosa hanno in mano, ma certamente non è poco. Per i manifestanti, “gradualità” significa cambiare tutto per non cambiare nulla, cioè rimandare indefinitamente quelle riforme che estrometterebbero definitivamente i militari dalla vita politica, condizione che tanti vedono come un prerequisito di un autentico approdo alla democrazia. &lt;br /&gt;I Fratelli Musulmani sono invece, apparentemente, i vincitori del momento. Storico movimento islamista fondato nel 1928 da Hasan al-Banna, hanno una lunghissima storia di contrapposizione con i governi militari che si sono succeduti dal 1952, fatta di un’alternanza tra momenti di estrema repressione e momenti di distensione. Dotati di un’organizzazione piramidale resa impenetrabile da decenni di clandestinità, sono senza dubbio il movimento più radicato nella società, potendo contare su una vasta rete di moschee, organizzazioni caritative, sportive, educative e molto altro. Ecco facilmente spiegato il loro successo alle ultime elezioni, dove hanno vinto il 46% dei seggi. &lt;br /&gt;Qui sta la radice della beffa che i giovani di Piazza Tahrir non riescono a sopportare: la rivoluzione ha di fatto messo il potere in mano ai Fratelli, che si sono uniti alle proteste di piazza solo in un secondo momento e che ora criticano i sostenitori della rivoluzione permanente. A loro volta, questi ultimi accusano gli islamisti di avere stretto un patto con i militari: il mantenimento dei privilegi dell’esercito in cambio della garanzia del diritto a governare per i Fratelli. Anche se continuano a chiederne le immediate dimissioni, i manifestanti hanno già ottenuto il massimo dal Consiglio Militare, che ha accelerato al massimo le tappe verso le elezioni presidenziali, viste come il momento dell’effettivo passaggio di consegne a un governo civile e del ritorno degli ufficiali nelle caserme. Nei confronti degli islamisti, la loro posizione è però più difficile da sostenere: pochi giorni fa, quando i giovani di piazza Tahrir hanno assediato il Parlamento cercando di impedire ai deputati di entrare, hanno fatto appello alla “legittimità rivoluzionaria”, ma qualcuno gli ha fatto notare che se in Piazza Tahrir c’erano uno o due milioni di persone, 36 milioni sono andati a votare, e quasi la metà hanno scelto il partito Libertà e Giustizia, cioè i Fratelli Musulmani. Del resto questa è la democrazia.&lt;br /&gt;Resta il fatto che lo slogan della rivoluzione, hurriyah, karama, ‘adala igtima’iyyah, “libertà, dignità, giustizia sociale” rimane ancora valido, e chiunque oggi assumerà le redini di questo Paese, dovrà renderne conto in futuro.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-723342291690343914?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/723342291690343914/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=723342291690343914' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/723342291690343914'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/723342291690343914'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2012/02/tra-democrazia-e-rivoluzione-permanente.html' title='Tra democrazia e rivoluzione permanente'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/--m4kUVEoRbM/TzDP9XfeqfI/AAAAAAAAAGU/KQiTov3Zlb8/s72-c/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+009.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8911681891502180898</id><published>2012-02-03T19:31:00.000+01:00</published><updated>2012-02-03T20:54:28.600+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera araba'/><title type='text'>Hanno fatto arrabbiare quelli sbagliati.</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;IL CAIRO. "Questa volta hanno fatto arrabbiare quelli sbagliati". A parlare è Ios, origini egiziane e cittadinanza italiana, venuto a vivere al Cairo con la sua ragazza perché...è più facile trovare lavoro qui che in Italia.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-FI1b-9xsGiY/TywhkhXvaQI/AAAAAAAAAF8/p9zeSmaI_W0/s1600/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+026.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-FI1b-9xsGiY/TywhkhXvaQI/AAAAAAAAAF8/p9zeSmaI_W0/s320/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+026.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Sta parlando degli scontri in atto al Cairo, a Suez e Port Said da ieri sera. Nella capitale si contano già tre morti, due manifestanti e un militare. C'è chi teme una ripetizione di quello che è successo alla fine di novembre, quando più di quaranta manifestanti vennero uccisi dalle forze di sicurezza.&lt;br /&gt;Questa volta però non sono i giovani di piazza Tahrir a protestare, o meglio, non solo.&lt;br /&gt;Si sono aggiunti, in massa, gli ultras delle tifoserie delle squadre del Cairo. Non i giovani studenti che lottano per un Egitto nuovo e che rivendicano la paternità di una rivoluzione che, sentono, gli è stata confiscata dai militari e dai Fratelli Musulmani (anche se questi ultimi lo hanno fatto democraticamente, ma su questo ci torneremo un'altra volta).&lt;br /&gt;No, i ragazzi in strada adesso sono i giovani arrabbiati e violenti delle tifoserie organizzate. Qui sono un fenomeno recente, perché sono state legalizzate solo nel 2007 e in un certo senso dipendono dal governo, ma ci hanno messo poco ad assimilare i codici di comportamento degli "ultras".&lt;br /&gt;Il loro obiettivo è il ministero dell'Interno, vicino a Piazza Tahrir. Sono passato da quelle parti pochi giorni fa, quando era tutto tranquillo, e tutte le strade adiacenti erano state chiuse da spirali di filo spinato alte due metri e da muri di blocchi di cemento altrettanto grandi, impilati fino a quattro metri. Ricordo che passando, ho pensato "questi non li butteranno giù mai". Invece li hanno buttati giù, legandovi delle funi e tirando. La forza della folla.&lt;br /&gt;Certo si potrebbe commentare: ci mancava pure la violenza delle tifoserie. &lt;br /&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-0MDZrmVpJlk/TywiDetNqEI/AAAAAAAAAGE/nPy9E3GscRI/s1600/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+013.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-0MDZrmVpJlk/TywiDetNqEI/AAAAAAAAAGE/nPy9E3GscRI/s320/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+013.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;In realtà, molti sono convinti che ci sia una regia politica ben precisa dietro a tutto ciò. La polizia è accusata di non essere intervenuta allo stadio di Port Said, dove si è assistito ad una vera e propria mattanza da parte dei tifosi dell'al-Masri (una squadretta di provincia), che si sono avventati contro quelli dell'al-Ahli (un po' il Milan egiziano) per "festeggiare" una insperata vittoria per 3 a 1. Totale: 72 vittime.&lt;br /&gt;Secondo molti il governo militare, che sta cercando in ogni modo di pilotare questa transizione verso un punto di arrivo che garantisca comunque i privilegi di cui godono gli ufficiali (tra cui fortissimi interessi economici), starebbe fomentando la violenza e le tensioni per mostrare alla popolazione che è ancora necessario il proprio "pugno duro" perché il Paese non sfugga di mano. Le leggi di emergenza, che permettono all'esercito di intervenire in manifestazioni pubbliche non autorizzate a suon di cariche e arresti, sono in vigore in Egitto dal 1967, in occasione della guerra dei sei giorni contro Israele. Il feldmaresciallo Hussein Tantawi, capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate che attualmente governa il Paese, in occasione dell'anniversario della rivoluzione aveva promesso di sospendere l'applicazione dello Stato di emergenza. Con un'eccezione, aveva detto il maresciallo: gli atti di "vandalismo" saranno puniti senza pietà.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-5q3B34VzAHc/TywiiRXBxtI/AAAAAAAAAGM/rZzHCMOfnZY/s1600/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+024.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://3.bp.blogspot.com/-5q3B34VzAHc/TywiiRXBxtI/AAAAAAAAAGM/rZzHCMOfnZY/s320/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+024.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Tutto questo si svolge in un clima surreale, perché gli scontri sono concentrati nell'area intorno al ministero degli Interni. Stiamo parlando di 3-4 isolati in una zona molto centrale. Nel resto della città, tutto procede come sempre, anche se ogni negozio ha la televisione sintonizzata sul canale che trasmette la diretta dagli scontri.&amp;nbsp; (Un negoziante, credendomi un turista, per non spaventarmi ha provato a convincermi che erano immagini di repertorio...). Come si vede dalle foto che ho scattato oggi, il traffico era molto intenso come sempre, il mercato brulicava di persone e le moschee erano affollate come ogni venerdì. Unica differenza: di turisti, nemmeno l'ombra. Ma questo, lo dicono tutti, ormai va avanti da un po', ed è uno degli "effetti collaterali" della rivoluzione che più incidono sulla vita quotidiana della gente. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8911681891502180898?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8911681891502180898'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8911681891502180898'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2012/02/hanno-fatto-arrabbiare-quelli-sbagliati.html' title='Hanno fatto arrabbiare quelli sbagliati.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-FI1b-9xsGiY/TywhkhXvaQI/AAAAAAAAAF8/p9zeSmaI_W0/s72-c/Cairo+Gennaio-Febbraio+2012+026.JPG' height='72' width='72'/></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2991293449366181505</id><published>2012-01-29T19:20:00.000+01:00</published><updated>2012-01-29T19:20:48.028+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Egitto'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera araba'/><title type='text'>E' una rivoluzione, non c'è dubbio.</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Una delle domande che gli studiosi, i commentatori e i giornalisti di tutto il mondo si stanno chiedendo riguardo agli attuali avvenimenti in Medio Oriente è: si può veramente parlare di rivoluzioni?&lt;br /&gt;In buona parte, il fatto che ci si concentri su una questione terminologica è indicativo di come la primavera araba non abbia insegnato nessuna lezione a tanti sedicenti "esperti" di quest'area del mondo, che in buona parte - anche se non tutti - non sono stati capaci di capire ciò che si stava muovendo in profondità nelle società arabe e sono stati colti alla sprovvista da tutto ciò che è successo a partire dal dicembre 2010.&lt;br /&gt;Soprattutto, questa domanda non se la pongono i protagonisti di quello che sta avvenendo, per i quali è in atto, senza ombra di dubbio una "rivoluzione" (in arabo &lt;i&gt;thawra&lt;/i&gt;). Tutti coloro con cui ho parlato in questi due giorni parlano di un &lt;i&gt;prima &lt;/i&gt;e di un &lt;i&gt;dopo &lt;/i&gt;la rivoluzione. Certo, come ha detto un tassista, "siamo solo al 10% del cambiamento di cui abbiamo bisogno". Ma la strada è segnata, e non si torna indietro.&lt;br /&gt;Il Cairo, con i suoi quasi venti milioni di abitanti (su un totale di ottanta nell'intero Egitto), è da sempre una metropoli caotica, dalla quale si torna a casa la sera con il mal di testa. Un esercito di vigili urbani si consuma i polmoni in mezzo a un inarrestabile - loro malgrado - fiume di auto, moto e minibus in un tripudio di clacson. Allo stesso tempo, i pedoni si fanno largo tra lustrascarpe, venditori ambulanti e mendicanti e per attraversare la strada si infilano tra le macchine in coda - o in corsa - tracciando linee simili a quelle che vengono fuori dal labirinto della settimana enigmistica, sperando di uscirne (vivi)...&lt;br /&gt;C'è però qualcosa di nuovo nell'aria (inquinata) che si respira al Cairo, ed è un clima di fermento che pervade ogni strada del centro città. E' frequente incontrare troupes televisive che girano interviste con questo o quel candidato deputato, ovunque sono presenti striscioni e graffiti di ogni tipo (ma su questo argomento mi riprometto di pubblicare un articolo apposito con tanto di foto). Molti inveiscono contro il consiglio militare che attualmente governa il Paese, altri ricordano i martiri della rivoluzione, altri ancora contengono invettive anti israeliane... Soprattutto, la gente parla, si riunisce in circoletti, ascolta comizi improvvisati e ha voglia di chiaccherare di politica apertamente. Capiamoci, per noi chiaccherare di politica è noioso. Qui, è respirare la libertà. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2991293449366181505?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2991293449366181505/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2991293449366181505' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2991293449366181505'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2991293449366181505'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2012/01/e-una-rivoluzione-non-ce-dubbio.html' title='E&apos; una rivoluzione, non c&apos;è dubbio.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8181877949386516742</id><published>2011-12-12T14:50:00.001+01:00</published><updated>2011-12-12T14:51:20.832+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>Sinai. L'ultima frontiera</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Il Corriere della Sera online ha pubblicato oggi un bellissimo reportage sui rifugiati eritrei e sudanesi che vengono rapiti, violentati e torturati dalle tribù nomadi nel Sinai. E' il risultato della politica dei respingimenti e della guerra in Libia: le rotte si sono spostate verso est. Il racconto è agghiacciante ma merita di essere letto perché ci aiuta a entrare in una realtà poco conosciuta e ad accorgerci che, anche se gli immigrati non sbarcano più a Lampedusa, non per questo hanno smesso di sperare l'Europa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;&lt;span id="evid"&gt;&lt;/span&gt;Le mamme perdute del Sinai&lt;br /&gt;«Il nostro inferno tra i predoni» &lt;/h1&gt;&lt;h2&gt;Stupri e torture: i racconti delle africane vittime dei trafficanti&lt;/h2&gt;&lt;h2&gt;&lt;b&gt;TEL AVIV - &lt;/b&gt;&lt;span style="font-size: small; font-weight: normal;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;È pomeriggio, ha smesso di piovere, ma questa donna  nella camera in fondo è ancora a letto, nell'odore acre di chiuso e  abbandono, dentro il fumo irrespirabile di un fornello a gas acceso  nella prima stanza, vicino al materasso. «Devi far prendere aria al  piccolo», dice Michal, l'assistente sociale, a una ragazza che siede  accanto a un fagotto di pochi mesi. Lei non capisce. Due bambine che  corrono tra le pozzanghere in sandali più grandi dei loro piedi vengono  chiamate per tradurre. La ragazza annuisce, ma non si muove. Michal  sospira: «È una situazione così difficile...».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/h2&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;span id="evid"&gt;&lt;/span&gt;Venticinque letti ricavati dall'Ong Ardc in  una struttura bassa nel quartiere più povero di Tel Aviv per  altrettante donne. Ognuna con uno o più bambini, tante con una pancia di  mesi, l'ultimo parto tre settimane fa, una femmina. La gran parte  vittima di stupri, ripetuti e feroci, da parte dei beduini che le hanno  tenute segregate nel Sinai, lungo il percorso per Israele. La tappa  finale di un viaggio che inizia in Eritrea, passa per il Sudan, arriva  in Egitto; e che da anni lascia migliaia di migranti in balìa di ex  contrabbandieri ora trafficanti di esseri umani.&lt;br /&gt;Dalle donne è  cominciato tutto. «Le rapivano per violentarle, poi hanno capito che  potevano chiedere soldi». Davanti al computer, nella sede  dell'associazione Hotline for migrant workers , Sigal Rozen parla, beve  caffè, non perde di vista il telefono. «Anche stamattina mi hanno  chiamato: "Manda la polizia, ti prego!"». Le si incrina la voce. «"Dove  siete?", ho chiesto. "In un container sottoterra", ha risposto l'uomo.  Sono così vicini...». Ma è l'altro lato del confine, in Egitto, che può  fare? Ong israeliane, associazioni internazionali, l'Alto commissariato  Onu per i rifugiati, hanno tutti raccolto cifre, prove, testimonianze.  L'ultimo rapporto dice che oggi, in questo momento, 350 persone, donne e  bambini compresi, sono in attesa di riscatto o di aiuto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; Dal 2006, 46 mila profughi africani, il 90 per cento eritrei e  sudanesi, sono entrati nello Stato ebraico attraverso il Sinai. Al  principio, piccoli gruppi; dopo i respingimenti italiani e la guerra in  Libia, un'onda crescente. Solo nel 2010 sono stati 14.735; nel 2011 fino  al 6 novembre Hotline ne ha contati 12.407. Almeno la metà ha una  storia atroce di torture, abusi, reclusioni in condizioni disumane che  finiscono solo con il pagamento di cifre spaventose per chi è scappato  dalla fame, oltre che da violenze e dittature. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; «Mai pensato di venire in Israele - dice Temesghen, 33 anni, alla  clinica di Physicians for human rights (Phr) a Jaffa -. Se avessi  saputo che cosa mi aspettava, non l'avrei fatto». Eritreo, ha subito le  prigioni libiche, ha tentato quattro volte di partire per Lampedusa, non  c'è riuscito. Quindi, s'è avviato verso Est ed è caduto nell'inferno  del Sinai: «Ci picchiavano ogni giorno con tubi e bastoni, ci  minacciavano: se non pagate vi prendiamo gli organi». Tutti riferiscono  di un particolare accanimento dei carcerieri musulmani sugli eritrei  cristiani, e allo stesso tempo di un uso incontrollato e poco islamico  di alcol e droghe. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; Sigal, come altri attivisti, conosce i nomi delle tribù che  dirigono i traffici, e persino dei loro capi: Samieh detto Abu Musa, tra  gli altri. Ma indicare un punto preciso nella terra di nessuno oltre il  Negev è affare da militari e competenza degli egiziani. «Loro lo sanno -  dice -. Un uomo che hanno cosparso di benzina, bruciato e poi bagnato  perché non morisse è stato liberato, ma non riusciva a camminare: ha  raggiunto il confine strisciando per mezzo chilometro. Vuol dire che  sono qui - allunga il braccio - a 500 metri di distanza da Israele!». Ma  nessuno va a prenderli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; Pure Zemen ha passato la frontiera reggendosi sulle ginocchia.  L'hanno torturato per ottenere numeri di telefono di qualcuno che  pagasse per lui 20 mila dollari. «Mi dicevano: se muori meglio, i tuoi  reni valgono di più. Sono stato sei mesi legato, quando hanno tagliato  le catene non riuscivo a muovermi». Adesso è convalescente a Newe  Shalom, ospite di una famiglia israeliana, padre, madre e tre figlie.  Parlano a segni e sorrisi, funziona. Quando Suor Azezet Kidane,  comboniana eritrea, gli fa visita, lo trova incredibilmente migliorato.  Il padrone di casa conferma: «Ha un buon appetito...».&lt;br /&gt;Suor Azezet è  indispensabile. È grazie a lei che le associazioni per i diritti umani  sono riuscite a mettere insieme un dossier inappellabile. Due volte alla  settimana si reca nella clinica di Jaffa per fare da interprete con i  malati, ma soprattutto per aiutare nella raccolta dei dati. Ogni nuovo  arrivato, un questionario. Quanti mesi sei stato prigioniero? Quanto hai  pagato? Ti hanno sparato? Una bellissima ragazza di ventun'anni che  sembra sul punto di partorire annuisce: ha attraversato il confine da  poche settimane, superata la rete è svenuta, per stanchezza e paura. La  polizia di frontiera egiziana mira ad altezza d'uomo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; I medici della clinica di Phr sono stati i primi a capire che  qualcosa di orribile accade nel Sinai. «Arrivavano sempre più  frequentemente persone con problemi ortopedici, soprattutto registravamo  un preoccupante aumento di disturbi ginecologici e richieste d'aborto -  spiega il direttore dell'Ong, Ran Cohen -. All'inizio erano casi  individuali, adesso è chiaro che è un sistema: almeno un profugo su due  riferisce di abusi». &lt;br /&gt;Ed è pure «una questione economica», aggiunge  il responsabile dell'Unhcr a Tel Aviv, William Tall. Un enorme giro  d'affari. Le tribù nomadi che dal Sudan fino al Sinai truffano,  rapiscono, vendono e comprano esseri umani a migliaia. Poliziotti e  militari corrotti. E all'arrivo in Israele un bacino di manodopera in  nero, con l'ansia di tirare almeno 12 ore di lavoro al giorno per  ripagare i debiti del viaggio. Se ai primi migranti estorcevano 2-3 mila  dollari, i prezzi del rilascio hanno raggiunto i 20 mila. Senza nessuna  garanzia di sopravvivenza. E con una prospettiva di fatica e povertà. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt; &lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; Nella foschia della sera Lewinsky Park, a sud di Tel Aviv, si  popola di fantasmi. «Tanti vengono a dormire qui, all'aperto», indica le  sagome scure Sara Robinson, di Amnesty International. Israele ha  firmato e non ha ratificato la Convenzione di Ginevra sui rifugiati: ne  rispetta la spirito, ma è a disagio con un'immigrazione non ebraica che  minaccia il delicato equilibrio demografico. Ieri il consiglio dei  ministri ha varato uno stanziamento di 160 milioni di dollari per  completare la barriera al confine e allargare il centro di detenzione  per i clandestini. Sara spiega un meccanismo complicato per cui gli  eritrei non hanno status di rifugiati, ma una sorta di «libertà  condizionata» da rinnovare periodicamente. Una protezione che però non  dà accesso ai diritti. &lt;/span&gt;&lt;br style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;" /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Un uomo alterato dall'alcol in un bar frequentato da eritrei si lamenta e dice: «Non ci accettano, né ci mandano via».&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;h2&gt;&lt;/h2&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8181877949386516742?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8181877949386516742/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8181877949386516742' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8181877949386516742'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8181877949386516742'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/12/sinai-lultima-frontiera.html' title='Sinai. L&apos;ultima frontiera'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7310473452663631304</id><published>2011-11-09T09:03:00.000+01:00</published><updated>2011-11-09T09:03:18.062+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='corno d&apos;africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='carestia'/><title type='text'>La gioia arriva con la pioggia, nel Corno d'Africa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana,sans-serif;"&gt;Questa notizia non avrà certo guadagnato le prime pagine dei giornali, e appare pure paradossale in un momento in cui le piogge, in Italia, hanno causato morte e distruzione. Eppure la pioggia non è fatta per distruggere, ma per irrigare e permettere all'uomo di sfamarsi. Per chi ha seguito la drammatica situazione del Corno d'Africa negli ultimi mesi - e in particolare dell'area del lago Turkana, una "crisi nascosta" all'interno della crisi - le piogge sono veramente una benedizione dal cielo. Di seguito la notizia rilanciata dall'agenzia MISNA. &amp;nbsp;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Per l’arrivo della pioggia hanno pregato  mesi” dice alla MISNA padre Raffaele Cefalo, un missionario comboniano  che vive nella regione del Lago Turkana. Dopo una siccità devastante,  conferma monsignor Virgilio Pante, vescovo di Maralal, 10 giorni di  acquazzoni promettono un buon raccolto di miglio e granturco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le precipitazioni, straordinarie  nonostante la stagione umida sia cominciata a ottobre, hanno investito  tutto il Kenya settentrionale. Dal Lago Turkana, stretto tra l’altipiano  etiopico e la savana sudanese, al campo profughi di Dadaab al confine  con la Somalia. La semina darà i suoi frutti in due o tre mesi, a fine  dicembre o a gennaio. “Se la pioggia continuerà abbondante – sostiene  padre Cefalo – si potrebbero ottenere anche tre o quattro raccolti  l’anno”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le piogge cominciate la settimana scorsa  hanno provocato l’esondazione di molti dei torrenti stagionali che  attraversano le distese del Turkana e più a sud l’area di Maralal. A  preoccupare gli allevatori e i pastori di queste terre sono anche le  malattie che, con il cambiamento di clima, colpiscono le mucche e le  capre. “Molte strade sono impraticabili – racconta alla MISNA monsignor  Pante – ma la gente è felice perché l’erba cresce”.&lt;/div&gt;Nella sua fase più acuta, tra luglio e  ottobre, la carestia aveva colpito 12 milioni di persone in un’area  estesa dal Kenya settentrionale alla Somalia all’Etiopia. “Nei mesi  scorsi – ricorda padre Cefalo – le scuole avevano chiuso: non c’era da  mangiare neppure per i bambini”. La siccità aveva anche determinato  scontri tra le comunità di pastori, turkana, marakwet, samburu o pokot,  sempre più in competizione per l’acqua e i pochi pascoli disponibili.  “In attesa del raccolto – avverte il missionario comboniano –  continueranno a servire gli aiuti distribuiti dalle organizzazioni  internazionali”&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7310473452663631304?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7310473452663631304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7310473452663631304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7310473452663631304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7310473452663631304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/11/la-gioia-arriva-con-la-pioggia-nel.html' title='La gioia arriva con la pioggia, nel Corno d&apos;Africa'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-962773680299317359</id><published>2011-10-18T08:31:00.000+02:00</published><updated>2011-10-18T08:31:40.781+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Martiri'/><title type='text'>Filippine, prete italiano ucciso</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;h1&gt;Colpito da un uomo armato di pistola e poi fuggito&lt;/h1&gt;&lt;h1&gt;Un missionario:«Forse ha dato fastidio a qualcuno»&lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;MILANO - Un prete italiano, padre Fausto Tentorio, parroco della  città di Arakan, nella provincia di Nord Cotabato, è stato ucciso lunedì  mattina nel sud delle Filippine. Il religioso è stato assassinato da un  uomo armato di pistola vicino alla sua casa.Sembra che al momento  dell'omicidio il parroco, da oltre trenta anni nelle Filippine,  stesse  andando ad un incontro con altri religiosi in una località vicina ad  Arakan. Il sacerdote è arrivato all'ospedale locale già privo di vita.  «Non abbiamo idea di quale possa essere il movente», ha detto il  funzionario locale. &lt;br /&gt;&lt;span&gt;LA RICOSTRUZIONE - &lt;/span&gt;Secondo le  prime informazioni, padre Tentorio, o padre «Pops» come lo chiamavano i  suoi fedeli, missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere)  nato nel 1952 a San Maria di Rovagnate (Lecco), aveva appena finito la  messa e stava per andare in auto a partecipare alla riunione di  presbiterio a Kidapawan, quando due uomini con un casco a bordo di una  moto hanno esploso contro di lui colpi di pistola, che lo hanno colpito  nel lato sinistro della testa, oltre che alla schiena. La sua morte è  stata confermata dal vescovo di Kidapawan, Romolo dela Cruz. Tentorio,  secondo il racconto del vescovo alla stampa di Manila, è arrivato morto  al suo arrivo in ospedale ad Antipas. &lt;br /&gt;&lt;span&gt;I PRECEDENTI -&lt;/span&gt; Tentorio è così il  terzo missionario del Pime ucciso nell'isola di Mindanao, il secondo  nella diocesi di Kidapawan. Padre Tullio Favalli venne ucciso da un  gruppo paramilitare il 15 aprile del 1985 nella stessa zona, mentre  padre Sslvador Carzedda il 20 marzo del 1992 da due uomini in moto a  Zamboanga. Padre Tentorio era arrivato nelle Filippine nel 1978 e dopo  due anni ad Ayala, nell'arcidiocesi di Zamboanga, fu poi trasferito  nella diocesi di Kidapawan nel 1980 come amministratore della missione  nella parrocchia di Columbio a Sultan Kudarat, fra indigeni e musulmani.  Dal 1985 era ad Arakan. Nel 2003, secondo quanto racconta lui stesso su  un blog del Pime delle Filippine, era sopravvissuto ad un tentativo di  omicidio. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-8701_Atg1YI/Tp0dPZ6-RWI/AAAAAAAAAFU/bri1-bPKqkQ/s1600/Philippines-Mindanao-Island1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" src="http://3.bp.blogspot.com/-8701_Atg1YI/Tp0dPZ6-RWI/AAAAAAAAAFU/bri1-bPKqkQ/s1600/Philippines-Mindanao-Island1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;IL RACCONTO -&lt;/span&gt; «Non abbiamo parole,  non riusciamo a spiegarci quanto successo. Padre Tentorio era molto  amato dai suoi, forse troppo e questo probabilmente ha dato fastidio a  qualcuno». Questo quello che ha raccontato all'Ansa padre Giulio  Mariani, missionario Pime, responsabile del centro missionario di  Zamboanga, sede regionale del Pontificio istituto missioni estere. «Al  momento - ha detto al telefono padre Mariani - non abbiamo molte  informazioni. Sappiamo che padre Tentorio aveva appena finito la messa e  stava entrando nella sua auto quando è stato colpito. I fedeli che si  trovavano nel convento hanno sentito gli spari e sono usciti subito,  hanno visto un uomo con un casco scappare verso una moto. Loro stessi lo  hanno portato all'ospedale più vicino, a 30 chilometri, dove hanno  dichiarato la morte di padre Tentorio». Mariani non ha notizie circa i  motivi del gesto. «Lui era tenuto in grande conto da tutti i fedeli, ha  sempre lavorato nella zona piena di emarginati, tribali filippini,  musulmani. Era molto apprezzato. Forse ha schiacciato i piedi a  qualcuno, non sappiamo ancora. La sua era una missione delicata perché  quando hai a che fare con emarginazione e povertà sei destinato a  pestare i piedi a qualcuno». Nel 2003 - continua Mariani - era sfuggito  ad un tentativo di omicidio. Da più di 30 anni in quel posto faceva un  lavoro magnifico, era amato da tutti». Il vescovo locale voleva portare  subito la salma di padre Tentorio a Kidapawan, sede della diocesi, ma i  fedeli del missionario ucciso hanno voluto invece portato la salma nella  sua chiesa per vegliarla.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Tratto da www.corriere.it&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-962773680299317359?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/962773680299317359/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=962773680299317359' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/962773680299317359'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/962773680299317359'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/10/filippine-prete-italiano-ucciso.html' title='Filippine, prete italiano ucciso'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-8701_Atg1YI/Tp0dPZ6-RWI/AAAAAAAAAFU/bri1-bPKqkQ/s72-c/Philippines-Mindanao-Island1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-711468570497433304</id><published>2011-10-16T10:52:00.000+02:00</published><updated>2011-10-16T10:52:22.621+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><title type='text'>Africani, i reietti della nuova Libia / 2</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;h1&gt;Incendi, terrore, caccia all'uomo &lt;br /&gt;La città dei neri non esiste più&lt;/h1&gt;&lt;h2&gt;A Tawargha, in Libia, teatro della vendetta dei ribelli sui «mercenari»&lt;/h2&gt;&lt;b&gt;TAWARGHA&lt;/b&gt; - Le palazzine bruciano piano. Un lavoro metodico,  svolto senza fretta. Quelle che non si incendiano subito restano  dimenticate per qualche giorno: porte e finestre sfondate, tracce di  fumo sui muri, stracci di vestiti e schegge di mobili sparsi attorno.  Poi gli attivisti della rivoluzione tornano ad appiccare il fuoco  aiutandosi con la benzina ed il risultato è assicurato. Nei viottoli  sporchi sono abbandonati alla loro sorte cani, galline, conigli, muli,  pecore, mucche. Ogni tanto giunge una vettura dalla carrozzeria dipinta  con i simboli del fronte anti-Gheddafi e si porta via gli animali. Gli  orti sono secchi, è dai primi di agosto che nessuno si occupa di  irrigarli. A parte il crepitare sommesso degli incendi, il silenzio  regna sovrano. Una calma immobile, minacciosa, inquietante, spaventosa.  Un benzinaio sulla provinciale poco lontano ci ha detto che non sarebbe  difficile trovare la terra smossa delle fosse comuni. Ma è pericoloso,  le pattuglie della guerriglia non amano curiosi da queste parti.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Sono le immagini della pulizia etnica di Tawargha, piccola cittadina una trentina di chilometri a sud-est di Misurata.&lt;/b&gt;  Ricordano i villaggi vuoti della ex-Jugoslavia negli anni Novanta.  L'episodio che con maggior forza due giorni fa ci ha trasmesso la  gravità immanente dei crimini consumati in questa zona è stato  l'incontro con quattro ragazzi della «Qatiba Namr», una delle brigate di  Misurata nota per le doti di coraggio e resistenza dimostrati al tempo  dell'assedio delle milizie scelte di Gheddafi contro la «città martire  della rivoluzione» in primavera. «Qui vivevano solo neri. Negri  stranieri. Nemici dalla pelle scura che stavano con Gheddafi. Ucciderli è  giusto. Se fossi in loro scapperei subito verso sud, in Africa. Qui non  hanno più nulla da fare, se non morire», affermano sprezzanti.  Viaggiano su di una Toyota dalla carrozzeria coperta di fango. Sono  tutti armati di Kalashnikov. Portano scarpe da tennis, magliette scure e  blu jeans. Dicono di avere diciannove anni, ma potrebbero essere anche  più giovani. Brufoli e sguardo di sfida, con il dito sul grilletto si  sentono padroni del mondo. «Siamo venuti ad assicurarci che nessun cane  nero cerchi di tornare. Devono sapere che non hanno futuro in Libia»,  sbotta quello che sta al volante. Sostiene di chiamarsi Mustafa Akil,  però non vuole essere fotografato, così neppure gli altri.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;A Tawargha ci siamo arrivati quasi per caso. Tornando da Sirte verso  Tripoli, giunti poco prima delle periferie orientali di Misurata&lt;/b&gt;, è  stato impossibile non vedere le colonne di fumo degli incendi. Sono  almeno una ventina. Si nota in particolare una palazzina a cinque piani  divorata dalle fiamme rosse che si allungano dai balconi. Nel parcheggio  sottostante sono fermi almeno cinque pick up delle forze della  rivoluzione. Ci avviciniamo. Ma i miliziani ordinano di restare lontani.  «C'erano circa 40.000 negri. Sono partiti tutti. Tawargha non esiste  più. Ora c'è solo Misurata», si limita a ripetere uno di loro, barba  fluente e occhiali neri. Sui cartelli stradali il nome della città è  stato cancellato con vernice bianca, al suo posto è scritto quello di  «Nuova Tommina», un villaggio delle vicinanze che era stato attaccato  dai lealisti in aprile.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La storia non è nuova. Le cronache della resa delle truppe fedeli al Colonnello a Tawargha contro le colonne dei ribelli &lt;/b&gt;di  Misurata sostenuti dai bombardamenti Nato era arrivata il 13 agosto. E  quasi subito Amnesty International e altre organizzazioni per la difesa  dei diritti umani avevano denunciato massacri, abusi di ogni tipo e  soprattutto deportazioni di massa. Unica scusa addotta dai ribelli era  stata che proprio gli abitanti di Tawargha erano stati tra i più crudeli  «mercenari africani» nelle file nemiche. Ma poi le cronache della  caduta di Tripoli e gli sviluppi seguenti avevano preso il sopravvento.  Il 18 settembre un inviato del Wall Street Journal citava il presidente  del Consiglio Nazionale Transitorio, Mustafa Abdel Jalil, che dava il  suo placet alla totale distruzione della cittadina. «Il fato di Tawargha  è nelle mani della gente di Misurata», sosteneva Jalil, giustificando  così appieno i crimini di guerra.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La novità verificata sul campo è però che la pulizia etnica continua.  Nonostante le rassicurazioni contro ogni politica razzista &lt;/b&gt;e in  difesa delle minoranze nere in Libia fornite a più riprese alla comunità  internazionale dai dirigenti della rivoluzione, a Tawargha si sta  portando a termine del tutto indisturbati ciò che era iniziato ad  agosto. I muri delle case devastate sono imbrattati di slogan freschi  contro i «murtazaka», come qui chiamano i «mercenari» pagati dalla  dittatura di Gheddafi. Sono firmati in certi casi dalle «brigate per la  punizione degli schiavi neri» e trasudano il razzismo più virulento. In  verità, molti degli abitanti nella regione di Tawargha sono discendenti  delle vittime delle razzie a caccia di schiavi organizzate in larga  scala dai mercanti arabi della costa per secoli sino alla metà  dell'Ottocento nel cuore dell'Africa sub-sahariana. Libici a tutti gli  effetti, figli di libici, sono ora tra le vittime più deboli del caos e  delle incertezze in cui è scivolato il Paese. Nessuno conosce ancora le  cifre dei loro morti e feriti. Le nuove autorità di Tripoli non rendono  noti i numeri dei prigionieri. &lt;br /&gt;&lt;div class="right" id="rectangle right"&gt;       &lt;img height="1" src="http://oas.rcsadv.it/5/corriere.it/esteri/L-18/1593625792/Bottom1/RCS/PF_COR_ROS_RCT_011011/code_simply_cor_ros_rct.html/5854672b5830354d74334d414462436f?_RM_EMPTY_&amp;amp;kw1=http://www.corriere.it/esteri/11_ottobre_16/cremonesi-incendi-terrore-caccia-uomo_75667202-f7c6-11e0-8d07-8d98f96385a3.shtml&amp;amp;XE&amp;amp;Category=ATTUALITA&amp;amp;SubCategory=News&amp;amp;tax23_RefDocLoc=http://www.corriere.it/&amp;amp;if_nt_CookieAccept=Y&amp;amp;XE" width="1" /&gt;  &lt;/div&gt;&lt;b&gt;E quando la fanno sono spesso contradditori e impossibili da  verificare. Di tanto in tanto si viene a conoscenza di ex abitanti di  Tawargha &lt;/b&gt;arrestati nei campi profughi e nei quartieri poveri attorno  a Tripoli. Le voci di violenze carnali contro le donne sono ricorrenti.  Molti giovani sarebbero ora tra i combattenti irriducibili negli assedi  di Sirte e a Bani Walid. Altri sarebbero riusciti ad unirsi ai Tuareg  nel deserto verso Sabha. Sono motivati dalla consapevolezza che la  «caccia al negro» non si ferma. Due giorni fa, durante gli scontri a  Tripoli tra milizie della rivoluzione e sostenitori di Gheddafi, i primi  ad essere arrestati erano i passanti di pelle nera.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Lorenzo Cremonesi&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-711468570497433304?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/711468570497433304/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=711468570497433304' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/711468570497433304'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/711468570497433304'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/10/africani-i-reietti-della-nuova-libia-2.html' title='Africani, i reietti della nuova Libia / 2'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5789082325344734666</id><published>2011-09-08T10:57:00.000+02:00</published><updated>2011-09-08T10:57:34.569+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>SOMALIA: In marcia verso la morte nel deserto</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-jsVh8T8JEvg/TmiDTgqZgoI/AAAAAAAAAFQ/stiHBnpLRrU/s1600/somalia08_672-458_resize.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/-jsVh8T8JEvg/TmiDTgqZgoI/AAAAAAAAAFQ/stiHBnpLRrU/s320/somalia08_672-458_resize.jpg" width="237" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Il Corriere della Sera ha messo oggi online un dossier sulla carestia in Somalia, che potete vedere cliccando &lt;a href="http://www.corriere.it/esteri/speciali/2011/somalia-emergenza-carestia/"&gt;qui&lt;/a&gt;. Ho trovato uno degli articoli del dossier particolarmente interessante, e l'ho postato qui sotto. In parte, i somali sono "vittime collaterali" della guerra al terrorismo, combattuta con tutti i mezzi, anche i più sporchi, come provocare la fame per stanare il nemico. Dovrebbe farci pensare in questi giorni in cui ricordiamo i dieci anni dall'11/9. Ma i somali sono anche e soprattutto vittime dell'indifferenza generalizzata che ha lasciato sprofondare in un buco nero un intero Paese ed il suo popolo, che da vent'anni vive in guerra senza un governo legittimo e stabile. E non dimentichiamocelo, la Somalia è un'ex-colonia italiana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt; &lt;/h1&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 style="text-align: left;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/h1&gt;&lt;h1 style="text-align: left;"&gt;In marcia verso la morte nel deserto&lt;/h1&gt;&lt;h2&gt;La grande differenza tra la Somalia e il resto dell'Africa orientale è la guerra&lt;/h2&gt;di ALEX PERRY&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Per la fine di giugno e l'inizio di luglio&lt;/b&gt;, quando le capre erano  ormai sparite e le ultime mucche si erano accasciate sulle zampe per  morire, gli uomini avevano detto alle famiglie che era ora di partire. A  Daynunay, Haji Hassan e i figli hanno raccolto tutti i loro averi -  qualche straccio, bottiglie di plastica, un paio di vecchie pentole - e  si sono diretti a Mogadiscio, a 250 km verso Est.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ad ogni villaggio attraversato, il gruppetto cresceva&lt;/b&gt;,  trasformandosi dapprima in una colonna di centinaia, poi di migliaia, e  infine di decine di migliaia di profughi, via via che milioni di uomini,  da un capo all'altro della Somalia del sud, abbandonavano le loro  abitazioni. Con poca acqua a disposizione e solo foglie da mangiare, i  bambini e gli anziani sono stati i primi a soccombere: un nipote di  Hassan è stato seppellito nel punto in cui è crollato a terra. Bagey  Ali, 50 anni, che ha percorso a piedi 300 km da Qansax Dheere, riferisce  di aver visto sette persone che «si sono sedute a terra e sono morte».  Quando i suoi figli hanno cominciato a barcollare, lungo i 500 km di  cammino da Baoli, Bishar Abdi Shaith, 60 anni, se li è caricati sulle  spalle. «Quando mi sono accorto che erano morti, li ho seppelliti lungo  la strada». Gli sono spirati tra le braccia due ragazzi e tre bambine.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;In Somalia assistiamo oggi a un esodo di massa&lt;/b&gt;, allo svuotamento  di una metà del paese, un evento senza precedenti, di dimensioni  bibliche. Che cosa lo ha scatenato? La causa più immediata è stata la  siccità. Non è piovuto a sufficienza lo scorso ottobre nell'Africa  orientale, le piogge sono mancate di nuovo ad aprile ed entro i primi di  agosto le Nazioni Unite avevano stimato che 12,4 milioni di persone  rischiavano di morire di fame nella regione compresa tra Gibuti,  Etiopia, Eritrea, Kenya, Somalia e Uganda.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma com'è accaduta una simile tragedia? Perché non si è fatto nulla per prevenirla?&lt;/b&gt;  E come mai milioni di somali erano così sicuri di non ricevere alcun  aiuto che si sono messi in marcia con le loro famiglie attraverso il  deserto, una marcia della morte? Le risposte svelano che è stata la  guerra tra le milizie islamiche e gli Stati Uniti e i suoi alleati la  causa diretta di questa catastrofe umanitaria.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Chiedo a Bagey Ali quando è stata l'ultima volta che è piovuto a Qansax Dheere&lt;/b&gt;,  e lui si mette a ridere e si stringe nelle spalle, cercando di  ricordare. «Due anni fa - dice - forse quattro». La Somalia del sud si  estende nel Sahel, quella fascia di terra arida che attraversa tutta  l'Africa a sud del Sahara. Mezzo secolo fa, la pioggia era scarsa, ma le  siccità si ripresentavano ogni decina d'anni. Oggi invece si  manifestano ogni due anni, e nelle aree dove El Niño e La Niña  influiscono sulle stagioni, non ci sono state piogge a sufficienza per  un decennio. Qui siamo di fronte a cambiamenti climatici gravi e  micidiali. L'organizzazione per l'agricoltura e l'alimentazione delle  Nazioni Unite afferma che la siccità di quest'anno è la peggiore dagli  anni 1950-51 e l'effetto combinato di stagioni successive senza pioggia  significa che un'area geografica, delle dimensioni della Francia,  nell'arco di soli 50 anni è stata completamente desertificata.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma la siccità si limita a impostare le condizioni della fame&lt;/b&gt;:  solo l'intervento umano può scatenarla. Anche il sud degli Stati Uniti è  stato colpito dalla siccità, ma gli americani non muoiono di fame.  Perché? Perché gli americani vivono in un paese ricco e ben governato.  Allo stesso modo, il motivo per cui non si è visto il ripetersi della  carestia del 1984 in Etiopia, che causò la morte di un milione di  persone, si spiega con i progressi fatti da allora in gran parte  dell'Africa orientale.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;La grande differenza tra la Somalia e il resto dell'Africa orientale è la guerra&lt;/b&gt;.  I somali sono in lotta gli uni contro gli altri e vivono in un paese  senza governo da vent'anni. Forse un milione di persone sono morte in  questo interminabile conflitto. Tra i sintomi della mancanza totale di  legalità c'è ovviamente la pirateria. Un altro è l'ascesa degli  islamisti. Quella che era iniziata come una guerra tra i signori di clan  rivali si è trasformata, nella seconda decade, in una lotta tra signori  della guerra e militanti islamici che vogliono imporre la stretta  osservanza della Sharia. L'ala più estremista degli islamici si è poi  raccolta nel gruppo di al-Shabab, «la gioventù». Da quattro anni,  al-Shabab combatte contro il governo federale di transizione (Tfg).&lt;br /&gt;Gli Stati Uniti rappresentano il principale protagonista  internazionale in questa vicenda. Dalla battaglia del 1993, conosciuta  con il nome di Black Hawk Down, quando diciotto soldati americani  perirono nel tentativo di prestare soccorso a una missione statunitense  impegnata a distribuire aiuti umanitari alle vittime di una precedente  carestia, e i corpi di due militari furono trascinati per le strade di  Mogadiscio, ben pochi cittadini Usa hanno rimesso piede in quella città.  Ma Washington tiene d'occhio la situazione. E quando al-Shabab si alleò  con Al Qaeda, anche questa organizzazione si ritrovò nel mirino degli  americani.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ancora fino a un anno fa al-Shabab era in fase di ascesa.&lt;/b&gt;  Sembrava pronta a impadronirsi di Mogadiscio e aveva annunciato il suo  debutto internazionale nel luglio del 2010 inviando due attentatori  suicidi a Kampala, in Uganda, che fecero 76 vittime. A quel punto, una  nuova iniziativa americana aveva preso piede. Nel 2008 il ministero  degli esteri americano aveva dichiarato al-Shabab un'organizzazione  terroristica, e ogni intervento in suo aiuto si trasformava nel reato di  favoreggiamento. Al-Shabab ha cominciato così a impadronirsi degli  aiuti umanitari per sfamarsi e per rivenderli. Il furto delle derrate  alimentari è assai diffuso, ma &lt;b&gt;quando al-Shabab è stato definito gruppo  terroristico, ecco che sono stati penalizzati tutti gli operatori  umanitari e i funzionari americani che aiutavano, anche  involontariamente, al-Shabab. &lt;/b&gt;Sul finire del 2009 gli Stati Uniti  avevano bloccato circa 50 milioni di dollari di derrate alimentari dal  territorio di al-Shabab nella Somalia del sud, dichiarando di non avere  altra alternativa legale. Ai primi del 2010 gli Stati Uniti hanno  imposto agli operatori umanitari di rifiutarsi di pagare i pedaggi  introdotti da al-Shabab, se volevano continuare a ricevere finanziamenti  americani. &lt;b&gt;Da parte sua, nel gennaio del 2010 al-Shabab ha espulso gli  operatori del World Food Programme (Wfp),&lt;/b&gt; dicendo che gli aiuti  alimentari creavano dipendenza e che l'organizzazione agiva su mandato  americano: il 60 percento degli alimenti distribuiti dal Wfp proviene  infatti dagli Stati Uniti. Al-Shabab inoltre sosteneva che gli operatori  del Wfp erano corrotti e gli investigatori occidentali inviati a  controllare le operazioni del Wfp nella Somalia del sud confermarono per  l'appunto che dal 25 al 65 percento degli aiuti venivano scremati dagli  addetti ai lavori e rivenduti nei marcati.&lt;br /&gt;In realtà la Somalia del sud non godeva di alcun aiuto esterno e  di nessuna rete di distribuzione affidabile attraverso la quale  smistare i rifornimenti di emergenza in caso di catastrofe. Mark Bowden,  il coordinatore umanitario delle Nazioni Unite per la Somalia, aveva  già fiutato la crisi imminente e oggi accusa gli Stati Uniti di  combattere la sua guerra con gli aiuti umanitari. «Non stiamo più  parlando degli aspetti pratici di distribuire i soccorsi con le dovute  tutele», ha riferito Bowden ai giornalisti nel febbraio del 2010. «Ormai  si presta assistenza solo se c'è un ritorno politico».&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Nel breve periodo, la strategia americana ha avuto successo.&lt;/b&gt;  Al-Shabab si è ritrovato gravemente indebolito sia per la mancanza di  cibo che per la perdita dei finanziamenti dal Medio Oriente, a causa  degli sconvolgimenti politici in quelle aree. Il gruppo è stato lacerato  da diserzioni e da sanguinose divisioni interne sull'opportunità o meno  di accettare gli aiuti umanitari.&lt;b&gt; Il 6 agosto, al-Shabab si è ritirato  da Mogadiscio.&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Ma le difficoltà che avevano impoverito le poche migliaia di  combattenti di al-Shabab hanno spinto milioni di somali nel baratro  della fame.&lt;/b&gt; Le stesse regioni dominate da al-Shabab sono quelle oggi  devastate dalla carestia. Qui sono scesi in campo il Comitato  internazionale della Croce Rossa, diverse organizzazioni benefiche  islamiche, un manipolo di Medici senza Frontiere e gli operatori locali  dell'Unicef. Tutto qui. Le Nazioni Unite stimano che si riesce a  raggiungere solo il 20 percento dei 2,8 milioni di somali del sud in  attesa dei soccorsi. Il Wfp, il gigante degli aiuti umanitari il cui  slogan proclama «vogliamo sconfiggere la fame in tutto il mondo», è  assente.&lt;br /&gt;Quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti hanno involontariamente contribuito  a scatenare la catastrofe umanitaria, Bruce Wharton, il vice segretario  di stato americano per gli affari africani, ha scelto con cautela le  sue parole. «Le sanzioni americane contro al-Shabab non impediscono e  non hanno mai impedito la distribuzione dei soccorsi in Somalia,  compreso in quelle regioni che sono sotto il controllo di al-Shabab».  Anche se corretto sotto il profilo tecnico, Wharton non dice che  l'effetto pratico delle sanzioni americane è stato precisamente quello  di bloccare la distribuzione degli aiuti nella Somalia del sud.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Gli  alleati di Washington nel governo di transizione non esitano a esultare  per i vantaggi strategici che la fame ha messo a loro disposizione.&lt;/b&gt; La  fame è «l'occasione per arrivare in tutto il paese», ha detto il primo  ministro del governo di transizione, Abdiweli Mohamed Ali.&lt;br /&gt;Il giorno in cui visito il reparto infantile dell'ospedale di Banadir,  35 letti, è appena morto un bambino di 7 anni, di nome Umar. Il giorno  dopo due bambini di un anno lo seguono, un piccino di 18 mesi si spegne  pochi minuti dopo il nostro arrivo e Abshir, un bambino di 9 anni che ne  dimostra 4, muore quella sera stessa. Nelle visite successive, imparo a  riconoscere i bambini degli accampamenti, e mi sembrano molto più  sofferenti, tormentati da vomito, diarrea, crisi respiratorie, gli occhi  rovesciati all'insù.&lt;br /&gt;Banadir non ha più il suo cimitero. I profughi hanno costruito capanne e  una scuola di fortuna sulle tombe. Mentre i parenti setacciano  Mogadiscio per reperire un fazzoletto di terra grande abbastanza per  accogliere il corpicino di Umar, resto accanto alla madre, Khalima, 38  anni, mentre osserva l'infermiere che lava il corpo emaciato del figlio e  lo avvolge in un sudario bianco. Sulle nostre teste, invisibile, ronza  un drone Predator. Poi, nella scuola costruita sul cimitero qui accanto,  i bambini si mettono a cantare.&lt;br /&gt;&lt;i&gt;Time/Corriere della Sera&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5789082325344734666?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5789082325344734666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5789082325344734666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5789082325344734666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5789082325344734666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/09/somalia-in-marcia-verso-la-morte-nel.html' title='SOMALIA: In marcia verso la morte nel deserto'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-jsVh8T8JEvg/TmiDTgqZgoI/AAAAAAAAAFQ/stiHBnpLRrU/s72-c/somalia08_672-458_resize.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3995328511060778403</id><published>2011-09-07T11:26:00.000+02:00</published><updated>2011-09-07T11:26:42.439+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libia'/><title type='text'>Africani, i reietti della nuova Libia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Dal Corriere della Sera, un interessante articolo di Lorenzo Cremonesi.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;Africani, i reietti della nuova Libia&lt;/h1&gt;&lt;h2&gt;Caccia agli immigrati africani voluti da Gheddafi: &lt;br /&gt;donne stuprate, fame, razzismo e abusi&lt;/h2&gt;Dal nostro inviatoLORENZO CREMONESI&lt;br /&gt;&lt;b&gt;SAYAD (Libia)_&lt;/b&gt; «Cinque giorni  fa sono stata violentata. Per mezz’ora, contro una barca. Da due uomini  armati di mitra. Si davano il cambio. Prima si sono messi il  preservativo. Poi mi hanno spinto al riparo delle imbarcazioni da pesca  sulla banchina e costretta ad aprire le gambe con le braccia in alto, le  mani appoggiate alla fiancata. Mi hanno presa da dietro. Non faceva  troppo male. Ma li ho odiati. Mi sono sentita sporca, umiliata, abusata.  Non potevo fare nulla, solo subire e piangere». Parla quasi con un  sussurro Cinzia Swizzy, vent’anni, nigeriana, immigrata a Tripoli nel  2009. Sino a due mesi fa lavorava come aiuto-estetista nel cuore della  citta’ vecchia. Ma la guerra ha sconvolto la sua esistenza, come quella  di altre centinaia di migliaia (forse oltre un milione) di africani ai  quali la politica delle «porte aperte» al continente sub-sahariano  voluta da Muammar Gheddafi aveva permesso di venire in Libia. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;BRACCATI &lt;/b&gt;- Da ospiti di riguardo, occasionalmente utilizzati  dalla dittatura come «carne da cannone» per ricattare l’Italia e  l’Europa sul rischio immigrazione illegale, a massa di diseredati,  braccati dalle forze della rivoluzione, che al peggio li considera  mercenari pagati dal Colonnello per reprimere le opposizioni, e al  meglio come presenze sgradite, da espellere il prima possibile. Cinzia  e’ una di loro. Ma particolarmente debole. Ha l’aria da ragazzina, molto  fragile nel suo vestitino a fiori strappato che le arriva alle  ginocchia, lasciandole scoperte le gambe magre, segnate da graffi  freschi. Accetta di parlare solo dopo lunghe insistenze. Rivela il nome.  Ma non vuole assolutamente essere fotografata. «Quella sera siamo state  violentate in cinque. Ci hanno prese a caso, tra i gruppi di rifugiati  che bivaccano qui tra i barconi da pesca tirati in secco. Io parlo con  un giornalista solo perché magari potrà servire che vengano fermate le  violenze contro le donne africane in Libia», dice seduta su di una  stuoia. Attorno la ascoltano appena. Sono talmente abituati agli abusi,  che un racconto in più non fa impressione. Colpisce molto di più che la  ragazza parli con un occidentale. «Queste cose vanno tenute tra noi»,  osserva rabbioso un marcantonio con un bastone in mano. Ma poi si  allontana. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;MIRAGGIO EUROPA &lt;/b&gt;- L’abbiamo incontrata nel campo profughi di  fortuna a Sayad, una trentina di chilometri a ovest della capitale. Una  volta era noto come centro di addestramento del terrorismo  internazionale. Secondo il piccolo contingente di ribelli armati, che  ora monta di guardia ai cancelli sfondati, qui ci venivano i palestinesi  di Fatah negli anni Settanta, i militanti dell’Ira, dell’Eta, Abu  Nidal, gli estremisti islamici filippini legati ad Abu Sayaf, persino le  Brigate Rosse e quelli della Baader Meinhof. Nel 1986 la base venne  bombardata dagli americani, che colpirono tra l’altro anche le casematte  del vecchio fortino italiano costruito negli anni Trenta. Da allora e’  diventata il punto di partenza piu’ importante delle «carrette del mare»  che portano i clandestini verso Lampedusa. Da circa un mese e mezzo  proprio tra le imbarcazioni arrugginite sono raggruppati un migliaio di  africani. Quasi tutti si sono liberati dei passaporti. «Non vogliamo  tornare a casa. Mandateci in Europa», recitano in coro. Tutti giovani o  giovanissimi, arrivati da Sudan, Nigeria, Mali, Ciad, Costa d’Avorio,  Togo, Camerun. Il campo non ha un vero ordine. In generale gli anglofoni  stanno da una parte e i francofoni dall’altra. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;NOTTI DI PAURA &lt;/b&gt;- Tutti ovviamente negano di essere mai stati  mercenari di Gheddafi. Anche se un paio di ragazzi del Camerun ammettono  che «purtroppo qualche soldato africano volontario nell’esercito del  Colonello potrebbe nascondersi tra noi». Per lo piu’ si dicono vittime  del «razzismo antiafricano delle nuove forze che comandano in Libia».  Mancano di tutto. Per una settimana si sono ridotti a bere acqua di mare  e mangiare un intruglio di farina sporca, olio di semi ed erbe raccolte  nei prati e cotto su fuochi all’aperto. Ogni tanto gli attivisti di &lt;i&gt;Medecins Sans Frontieres &lt;/i&gt;portano  camion carichi di bottiglie d’acqua e si scatena il finimondo. La notte  per loro e’ un incubo che si consuma nella paura in attesa dell’alba.  «Ci riuniamo in piccoli gruppi. Le donne in mezzo per difenderle dai  ribelli libici che ci vorrebbero violentare - racconta ancora Cinzia -.  Aspettiamo. Ma non sappiamo bene cosa. Non credo ci sia piu’ posto per  noi nella nuova Libia del dopo Gheddafi. Io vorrei scappare, partire,  sparire». &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3995328511060778403?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3995328511060778403/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3995328511060778403' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3995328511060778403'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3995328511060778403'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/09/africani-i-reietti-della-nuova-libia.html' title='Africani, i reietti della nuova Libia'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3523363912753517152</id><published>2011-07-29T19:02:00.000+02:00</published><updated>2011-07-29T19:02:44.814+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>Un appello per il Corno d'Africa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Cari amici,&lt;br /&gt;le tragedie lontane toccano sempre meno la nostra sensibilità: sono distanti, inspiegabili e, soprattutto, sono troppe. Questo è il nostro comune sentire - che lo riconosciamo o no - e l'origine della nostra indifferenza.&lt;br /&gt;Ancora peggio è se una crisi alimentare come quella che sta colpendo il Corno d'Africa ha la sfortuna di avvenire durante il momento di relax dei ricchi: l'estate. Lo tsunami, il terremoto da Haiti, capitarono poco dopo il Natale, e tutti forse si sentivano in dovere di mostrarsi più buoni. Le immagini della fame dei bambini somali raccontano l'ennesima tragedia di un continente che nella nostra percezione sembra vivere una storia ciclica fatta di guerre, carestie, malattie, anche se così non é.&lt;br /&gt;Non possiamo rassegnarci all'indifferenza. I resoconti di chi è nei campi profughi kenyoti, dove attualmente si registra la più alta concentrazione di profughi al mondo, sono agghiaccianti. Si parla di bambini abbandonati ai bordi delle strade a morire di fame, e purtroppo non è retorica fatta per intenerire. Basta leggere &lt;a href="http://www.afronline.org/?p=18170"&gt;questo articolo&lt;/a&gt; (mi spiace sia in inglese) e guardare &lt;a href="http://brendanbannon.photoshelter.com/gallery/Somalia-Drought-Refugees-Crisis-in-Dadaab-Kenya/G0000ATaDfFMre6w/"&gt;queste foto&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;Oggi la Comunità di Sant'Egidio ha aperto una sottoscrizione per sostenere i profughi di questa terribile siccità. Un team della Comunità è già in Kenya, per portare i primi aiuti e pianificare un programma più strutturato.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-D56a0fLFx1Y/TjLnhxZhnqI/AAAAAAAAAFM/CTIcAYA-5dI/s1600/Download.aspx.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="280" src="http://4.bp.blogspot.com/-D56a0fLFx1Y/TjLnhxZhnqI/AAAAAAAAAFM/CTIcAYA-5dI/s400/Download.aspx.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Come sapete, tutti i soldi versati alla Comunità vengono destinati ai beneficiari dei progetti, in quanto i costi di gestione sono minimi. Sulla serietà dell'organizzazione non spendo parole, spero la conosciate tutti.&lt;br /&gt;Non mi resta che fare un appello: siate generosi!&lt;br /&gt;Possiamo veramente fare qualcosa per salvare vite innocenti. Penso che non si tratti nemmeno di generosità, ma di giustizia. Non lo facciamo per sentirci dalla parte giusta o più buoni, ma semplicemente per colmare una briciola di quel debito che abbiamo nei confronti di chi, non per sua scelta, è nato nella parte sbagliata del mondo.&lt;br /&gt;Potete trovare tutti i dati per fare un versamento&lt;a href="http://www.santegidio.org/index.php?pageID=3&amp;amp;id=4076&amp;amp;idLng=1062&amp;amp;res=1"&gt; cliccando qui.&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3523363912753517152?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3523363912753517152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3523363912753517152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3523363912753517152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3523363912753517152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/07/un-appello-per-il-corno-dafrica.html' title='Un appello per il Corno d&apos;Africa'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-D56a0fLFx1Y/TjLnhxZhnqI/AAAAAAAAAFM/CTIcAYA-5dI/s72-c/Download.aspx.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-4270754181927461679</id><published>2011-07-21T11:20:00.000+02:00</published><updated>2011-07-21T11:20:52.834+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>Morire di fame nel terzo millennio</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;E' possibile, e purtroppo è quello che sta succedendo, ogni giorno, a sei bambini somali.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;La carestia che sta colpendo in queste settimane il Corno d'Africa, la peggiore dagli anni '50, rischia di trasformarsi in un'ecatombe. In attesa che un'organizzazione seria apra una raccolta fondi a cui poter contribuire, penso che il minimo che possiamo fare è tenerci informati e parlare.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Per questo, vi inoltro un articolo scritto da Massimo Alberizzi per Corriere.it, che mi pare tutto sommato ben scritto.Per chi vuole anche vedere alcune fotografie per farsi un'idea, si può cliccare &lt;a href="http://www.trust.org/alertnet/multimedia/pictures/slideshow-gallery.dot?mediaInode=2c1ac70f-616d-426d-a8f1-87554fb97eca"&gt;qui.&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;All'interno dell'articolo trovate anche una cartina che potete ingrandire, con alcune cifre e le aree più colpite. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1&gt;Nella morsa della fame e di Al Qaeda&lt;/h1&gt;&lt;h2&gt;L'Onu: emergenza umanitaria in Somalia. Muoiono sei bimbi al giorno&lt;/h2&gt;&lt;b&gt;NAIROBI -&lt;/b&gt; Alla guerra si è sommata la carestia e l'inferno  Somalia è sprofondato sempre più nel girone peggiore dei dannati. La  gente in fuga senza cibo sta arrivando nei campi profughi che l'Unhcr,  l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha organizzato nei Paesi  confinanti con l'ex colonia italiana. Il più grande a Dadaab, in Kenya.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-Lv2x8gCJ1Kk/TifvHH48owI/AAAAAAAAAFI/0jainE-KCEo/s1600/somalisdrought.GIF" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="257" src="http://3.bp.blogspot.com/-Lv2x8gCJ1Kk/TifvHH48owI/AAAAAAAAAFI/0jainE-KCEo/s320/somalisdrought.GIF" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span&gt;Ma nessuno si aspettava &lt;/span&gt;un esodo  di questo genere e le agenzie dell'Onu hanno lanciato un appello ai  Paesi donatori perché si mobilitino per aiutare chi rischia di morire di  fame. «Ma sembra che il nostro appello finora abbia trovato più che  altro orecchie sorde», ha detto a Nairobi Mark Bowden, coordinatore  delle Nazioni Unite per le azioni umanitarie in Somalia. L'Onu ha  dichiarato lo stato di emergenza umanitaria, una condizione che si  verifica quando il numero di bambini malnutriti supera il 30% e ne  muoiono 2 al giorno su diecimila. Ora la malnutrizione ha raggiunto (e  in alcune aree ha superato) il 50%, la concentrazione più alta al mondo,  e il numero di bambini fino a 5 anni che si spengono ogni giorno è  arrivato a quota 6. «È la crisi umanitaria peggiore in 60 anni - ha  aggiunto Bowden - e ha colpito soprattutto due regioni dell'ex colonia  italiana: il Bakol e il Basso Shebelle. Più di 3,7 milioni di persone  hanno poco o pochissimo da mangiare e oltre 2,8 milioni sono nel sud del  Paese».&lt;br /&gt;&lt;span&gt;La mancanza di pioggia&lt;/span&gt; per due  stagioni consecutive ha impedito di ottenere buoni raccolti e la gente  per sopravvivere ha mangiato le sementi. A tutto ciò si è aggiunta le  guerra ormai endemica. Le organizzazioni umanitarie qualche anno fa  erano state cacciate dalla Somalia dagli shebab, i fondamentalisti  islamici legati ad Al Qaeda che le accusavano di voler diffondere la  cultura occidentale. Quindi la situazione si era deteriorata sempre più.  Ora, vista la gravità raggiunta, gli estremisti, che controllano buona  parte del Paese, hanno chiesto il loro rientro. Sono in molti a credere  che possa trattarsi di una trappola. «Noi operiamo in Somalia - dice  Alfonso, responsabile della comunicazione di Save The Children - ma non  posso dire dove per motivi di sicurezza». Gli fa eco a Mogadiscio Ahmed  Olad che al telefono, quando gli si chiedono informazioni sulla mancanza  di cibo, spiega: «Qui non è arrivato nessuno ad aiutarci ed è  comprensibile. Le organizzazioni non governative hanno paura che gli  shebab cambino di nuovo opinione e assalgano gli operatori».&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Al telefono l'aiutante di Shek Hassan Daher Aweis&lt;/span&gt;,  uno dei leader di Hizb Islam, gruppo fondamentalista alleato agli  shebab, spiega che il capo non può e non vuole dare interviste. «Sta  dialogando con le Nazioni Unite per assicurare la sicurezza necessaria  agli operatori stranieri che volessero venire in Somalia». Il problema è  che nel Paese non operano solo i fondamentalisti e il governo e i suoi  alleati. Quello che fa paura sono le gang di banditi, resi ancora più  cattivi dalla carestia e dalla fame. Gli stranieri sono definiti  «walking dollars», cioè dollari che camminano. Rischiano ogni momento di  essere rapiti.&lt;br /&gt;&lt;span&gt;Tra Mogadiscio e Afgoi,&lt;/span&gt; una città  a 30 chilometri a est della capitale, sono ammassate almeno 100 mila  persone che vagano in cerca di cibo e a Dadaab i rifugiati hanno  raggiunto quota 400 mila. «È il campo profughi più grande del mondo - ha  sottolineato Bowden -. Abbiamo bisogno di aiuto per sistemare e  assistere tutti. Negli ultimi mesi in Somalia sono morte di fame decine  di migliaia di persone, tra cui molti bambini». Dadaab è abbastanza  vicino alla frontiera somala e ogni giorno arrivano dalla Somalia dalle  mille alle millecinquecento persone. Dopo lunghi negoziati il governo  keniota ha permesso l'apertura di un nuovo campo che era già pronto da  tempo ma inutilizzato perché Nairobi non aveva dato le autorizzazioni  necessarie.&lt;br /&gt;&lt;span&gt;La carestia &lt;/span&gt;odierna ricorda  quella dell'autunno 1992. Le immagini dei campi profughi, della gente  che moriva senza cibo e senza acqua, bambini con la pancia gonfia di  niente, riprese dalle televisioni di tutto il mondo, colpirono come un  pugno nello stomaco l'opinione pubblica. Nel dicembre di quell'anno gli  Stati Uniti e una trentina di altri Paesi decisero di intervenire  inviando contingenti militari. Avrebbero dovuto essere di pace, invece  furono impegnati in una feroce e cruenta guerra. Fuggirono lasciando una  Somalia che da allora è sprofondata sempre più nel caos, nella  disgrazia e nella disperazione. &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Massimo A. Alberizzi&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-4270754181927461679?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/4270754181927461679/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=4270754181927461679' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4270754181927461679'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4270754181927461679'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/07/morire-di-fame-nel-terzo-millennio.html' title='Morire di fame nel terzo millennio'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-Lv2x8gCJ1Kk/TifvHH48owI/AAAAAAAAAFI/0jainE-KCEo/s72-c/somalisdrought.GIF' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7427412406422959158</id><published>2011-06-10T15:33:00.003+02:00</published><updated>2011-06-10T15:47:37.868+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sudan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><title type='text'>Il Sudan sull'orlo di una nuova guerra civile?</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-lgaXPbdlThs/TfIc-_fPD8I/AAAAAAAAAFE/H4i_0mc2YaA/s1600/_45133017_sudan_ssudan_map226.gif" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://4.bp.blogspot.com/-lgaXPbdlThs/TfIc-_fPD8I/AAAAAAAAAFE/H4i_0mc2YaA/s320/_45133017_sudan_ssudan_map226.gif" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;E' una notizia che non avrei mai voluto darvi, ma questa volta il Sudan potrebbe essere veramente sull'orlo di una nuova guerra civile, se non interviene qualcuno a bloccare gli scontri attualmente in atto. Nessuno dei nostri giornali ne ha parlato, tutto sembra avvenire nella più totale distrazione della cosiddetta "comunità internazionale".&lt;br /&gt;Due settimane fa il governo del Sudan (Nord) ha occupato Abyei, una zona contesa al confine tra nord e sud, ma soprattutto da alcuni giorni sta bombardando il Southern Kordofan, una regione che fa parte del Nord ma dove il Sudan People's Liberation Movement/Army (SPLM/A, il movimento sudista ex-ribelle che si appresta a governare il Sud Sudan indipendente) ha un forte sostegno da parte della popolazione. Mentre vi scrivo, e nel momento in cui voi leggerete, ci sono bombardamenti in atto, uccisioni casa per casa, saccheggi e incendi.&lt;br /&gt;In questa regione si erano svolte poche settimane fa le elezioni per il Governatore (molto importanti, visto che il Sudan è una repubblica federale) ed aveva vinto il candidato di Khartoum. Malgrado le proteste del SPLM/A, gli osservatori internazionali hanno convalidato le elezioni.&lt;br /&gt;Le tensioni post-elettorali sono però sfociate in scontri armati veri e propri, visto che il SPLM/A mantiene delle truppe nella regione. Il Governo ha imposto al SPLM/A di ritirare tutte le sue truppe entro il primo giugno (ricordiamoci che il 9 luglio il Sud Sudan diventerà uno stato indipendente, perciò le truppe del SPLM/A non avranno alcun diritto a stare in Southern Kordofan, che è a nord del confine). Siccome il SPLM/A non ha accettato, sostenendo - com'è vero - che i soldati dispiegati in Southern Kordofan sono tutti originari della zona, e quindi non hanno alcun posto dove "ritornare" a Sud (dovrebbero però essere smobilitati, questo è il problema), l'esercito di Khartoum iniziato a bombardare e ha riportato nella regione le famigerate milizie paramilitari, responsabili di massacri efferati nella prima metà degli anni '90.&lt;br /&gt;Le vittime delle milizie sono i Nuba, una popolazione autoctona non-araba ma in parte islamizzata ed in parte cristianizzata. I Nuba hanno un forte senso della propria identità culturale, abitano su montagne dove si sono rifugiati proprio per difendersi dalle razzie dei nomadi arabizzati (insediatisi nell'area dopo di loro, oggi costituiscono buona parte dei membri delle milizie), hanno una propria lingua e usi e costumi molto particolari. Sono una popolazione storicamente emarginata e discriminata dai governi di Khartoum, e proprio per questo durante la guerra si allearono con il Sud contro il Governo. Ora che il Sud sta per ottenere la sua indipendenza, i Nuba rimarranno quasi soli nella loro battaglia. E' proprio per questo che il SPLM/A non ha accettato di ritirare le sue truppe dal Southern Kordofan: sa infatti che sono l'unica difesa per i Nuba.&lt;br /&gt;Negli anni '90 il Governo tentò di colpirli con una vera e propria campagna di genocidio, cioé cercando di cancellare la loro identità, bruciando chiese e moschee, stuprando le donne, rinchiudendo la popolazione in "villaggi della pace" che altro non erano se non campi di rieducazione.&lt;br /&gt;Oggi le notizie che giungono direttamente da Kadugli, capitale del Southern Kordofan, sembrano descrivere una situazione analoga: milizie che uccidono civili indiscriminatamente, si accaniscono contro le chiese e gli edifici abitati da religiosi, bruciano i villaggi.&lt;br /&gt;Possiamo solo pregare che non sia l'inizio di una nuova guerra tra Nord e Sud. Entrambi si sono riarmati pesantemente in questi sei anni di pace, sarebbe un conflitto di proporzioni spaventose.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7427412406422959158?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7427412406422959158/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7427412406422959158' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7427412406422959158'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7427412406422959158'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/06/il-sudan-sullorlo-di-una-nuova-guerra.html' title='Il Sudan sull&apos;orlo di una nuova guerra civile?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-lgaXPbdlThs/TfIc-_fPD8I/AAAAAAAAAFE/H4i_0mc2YaA/s72-c/_45133017_sudan_ssudan_map226.gif' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-6673884078444663276</id><published>2011-06-08T16:37:00.000+02:00</published><updated>2011-06-08T16:37:37.464+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il grande viaggio'/><title type='text'>Destination Europe. Un filmato della BBC</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Su suggerimento di un amico ho trovato su internet un documentario girato da un giornalista della BBC che ha indagato sulle rotte dei migranti che, attraverso il mare, tentano di arrivare in Europa.&lt;br /&gt;E' un tema di cui abbiamo parlato molto, anche su questo blog, ma la cosa che mi sembra interessante è che qui ci sono le immagini ed alcune interviste molto interessanti.&lt;br /&gt;In particolare, il giornalista intervista e ricostruisce la storia dei 27 migranti che rimasero aggrappati ad una tonnara dopo essere stati abbandonati dagli scafisti, e che vennero salvati solo grazie all'intervento della Guardia Costiera italiana, benchè si trovassero in acque maltesi.&lt;br /&gt;Il documentario inoltre parla di una tratta molto poco conosciuta ma molto frequentata, particolarmente dai senegalesi, che è quella che va da Dakhar fino alle Canarie, un tratto di oceano che è ancora più pericoloso del mediterraneo.&lt;br /&gt;L'unico problema...è che il documentario è in inglese, ma sarà un'occasione per fare esercizio!&lt;br /&gt;Questa è la prima delle tre puntate, nei prossimi giorni metterò le altre due. Spendete questa mezz'ora perché ne vale la pena!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;embed src="http://news.bbc.co.uk/player/emp/external/player.swf" type="application/x-shockwave-flash" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always" width="512" height="400" flashvars="&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_edition=Domestic&amp;config_settings_language=default&amp;playlist=http://news.bbc.co.uk/media/emp/8280000/8283700/8283783.xml&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav1&amp;legacyPlayerRevision=293203&amp;domId=emp_8283783&amp;autoPlay=true&amp;config_settings_skin=black&amp;widgetRevision=323797&amp;holding=http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/46477000/jpg/_46477427_migrantsonboat.jpg&amp;config=http://news.bbc.co.uk/player/emp/1_1_3_0_0_440234_441894_1/config/default.xml&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;config_settings_suppressItemKind=advert, ident&amp;config_settings_showUpdatedInFooter=true&amp;embedReferer=&amp;config_settings_autoPlay=true&amp;config_settings_showShareButton=true&amp;fmtjDocURI=/panorama/hi/front_page/newsid_8283000/8283783.stm&amp;embedPageUrl=http://news.bbc.co.uk/panorama/hi/front_page/newsid_8283000/8283783.stm&amp;uxHighlightColour=0xff0000&amp;config_plugin_fmtjLiveStats_pageType=eav6&amp;config_settings_showPopoutButton=false&amp;config_settings_showPopoutCta=false&amp;config_settings_addReferrerToPlaylistRequest=true&amp;config_settings_showFooter=true&amp;config_settings_autoPlay=false" /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-6673884078444663276?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/6673884078444663276/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=6673884078444663276' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6673884078444663276'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6673884078444663276'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/06/destination-europe-un-filmato-della-bbc.html' title='Destination Europe. Un filmato della BBC'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2991519257905208271</id><published>2011-06-05T21:15:00.000+02:00</published><updated>2011-06-05T21:15:00.875+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>I morti in mare e l'indifferenza - Un intervento di Claudio Magris</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Kerkena è un'isoletta piccola, di fronte alla città industriale tunisina di Sfax. Ci si imbarca con un piccolo traghetto e ci si ritrova in un'isola dal mare azzurro, belle spiagge nascoste e poco frequentate dai turisti. E' un rifugio di mare per chi voglia godersi un po' di tranquillità in Tunisia, lontano dalla calca di Hammamet e Djerba.&lt;br /&gt;Quando ho incontrato alcuni tunisini sbarcati in Italia ed arrivati a Genova, mi hanno detto che erano partiti proprio da Sfax. Lampedusa è vicinissima, ancora più vicina che dalla Libia.&lt;br /&gt;Pochi giorni fa, il mare di Kerkena è stato teatro del naufragio costato la vita a più di 200 persone. Una nave con circa 800 migranti è affondata, più di 500 sono stati tratti in salvo.&lt;br /&gt;Riporto qui di seguito un intervento di Claudio Magris comparso pochi giorni fa sul "Corriere della Sera". Ultimamente gli articoli di Magris sono contrassegnati da una vena di pessimismo e rassegnazione, e questo non fa eccezione, ma coglie alcuni tratti a mio parere interessanti dell'indifferenza,quella "anonimia dell'uomo adulto" di cui parlava Padre David Maria Turoldo, e che oggi sembra essersi posata sulla nostra società come una nebbia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'assuefazione per quei morti&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;i&gt;L'abitudine alle sciagure che colpiscono i profughi accresce la distanza tra chi soffre e noi&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Su alcuni giornali, duecento morti o dispersi in mare come quelli dell'altro ieri, in una fuga della disperazione, non finiscono neppure più in prima pagina, scivolano in quelle seguenti fra le notizie certo rilevanti ma non eclatanti. Per sciagure analoghe, solo qualche anno fa pure un presidente del Consiglio si commuoveva o almeno sentiva il dovere di commuoversi pubblicamente. Le tragedie odierne dei profughi in cerca di salvezza o di una sopravvivenza meno miserabile che periscono, spesso anonimi e ignoti, in mare non sono meno dolorose, ma non sono più un'eccezione sia pur frequente, bensì una regola.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Diventano quindi una cronaca consueta, cui si è fatto il callo, che quasi ci si attende già prima di aprire il giornale e che dunque non scandalizza e non turba più, non desta più emozioni collettive.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Questa assuefazione che conduce all'indifferenza è certo inquietante e accresce l'incolmabile distanza tra chi soffre o muore, in quell'attimo sempre solo, come quei fuggiaschi inghiottiti dai gorghi, e gli altri, tutti o quasi tutti gli altri, che per continuare a vivere non possono essere troppo assorbiti da quei gorghi che trascinano a fondo. È giusto ma è anche facile accusarci di questa insensibilità, che riguarda pure me stesso mentre sto scrivendo queste righe e tutti o quasi tutti coloro che eventualmente le leggeranno.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Diversamente da altri casi, in cui l'indifferenza o la livida ostilità si accaniscono sullo straniero, sul miserabile, su chi ci è etnicamente o socialmente diverso, in questa circostanza la nostra insensibilità non nasce dalla provenienza e dall'identità a noi ostica di quelli annegati. Nasce dalla ripetizione di quei drammi e dall'inevitabile assuefazione che ne deriva. Anche se, per sciagurate ipotesi, ogni giorno le cronache dovessero riportare notizie di soldati italiani caduti in Afghanistan, la reazione, dopo un certo tempo, si tingerebbe di stanca abitudine. Pure atroci delitti di mafia vengono a poco a poco vissuti come una consuetudine.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Non si può sopravvivere emozionandosi per tutte le sventure che colpiscono i nostri fratelli nel mondo; pure la commozione per qualche delitto particolarmente raccapricciante, ad esempio l'efferata uccisione di un bambino, dopo un certo tempo orribilmente si placa; la notizia è stata assorbita, non scuote più l'ordine del mondo né il cuore. L'assuefazione - alla droga, alla guerra, alla violenza - è la regina del mondo. «Bisogna pur vivere - si dice in un romanzo di Bernanos - ed è questa la cosa più orribile».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Forse una delle più grandi miserie della condizione umana consiste nel fatto che perfino il cumulo di dolori e disgrazie, oltre una certa soglia, non sconvolge più; se annuncio la morte di un parente, incontro una compunta comprensione, ma se subito dopo ne annuncio un'altra e poi un'altra ancora rischio addirittura il ridicolo. Proprio per questo - perché, a differenza di Cristo, non possiamo veramente soffrire per tutti, così come non ci rattrista la lettura degli annunci mortuari nei giornali - non possiamo affidarci solo al sentimento per essere vicini agli altri. Il nostro sentimento, comprensibilmente, ci fa piangere per un amico che amiamo e non per uno sconosciuto, ma dobbiamo sapere - non astrattamente, ma realmente, con la comprensione di tutta la nostra persona - che uomini da noi mai visti e non concretamente amati sono altrettanto reali.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Sta qui la differenza tra il pensiero reazionario e la democrazia. Il reazionario facilmente irride l'umanità astratta e l'astratto amore ideologico per il genere umano, perché sa amare il proprio compagno di scuola, ma non sa veramente capire che anche compagni di scuola di persone a lui ignote sono altrettanto reali; non astrazioni ma carne e sangue. La democrazia - schernita come fredda e ideologica - è invece concretamente poetica, perché sa mettersi nella pelle degli altri, come Tolstoj in quella di Anna Karenina, e dunque pure in quella di quei naufraghi in fondo al mare.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;Claudio Magris&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;04 giugno 2011&lt;/b&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2991519257905208271?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2991519257905208271/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2991519257905208271' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2991519257905208271'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2991519257905208271'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/06/i-morti-in-mare-e-lindifferenza-un.html' title='I morti in mare e l&apos;indifferenza - Un intervento di Claudio Magris'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8106452488849172336</id><published>2011-06-04T13:22:00.000+02:00</published><updated>2011-06-04T13:22:50.323+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Il grande viaggio'/><title type='text'>Yaguine e Fodé - Il prossimo film</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/-WjhAqQgvdUo/TeoPxp59iiI/AAAAAAAAAE8/qCqFkII5XQk/s1600/libro_gino.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/-WjhAqQgvdUo/TeoPxp59iiI/AAAAAAAAAE8/qCqFkII5XQk/s200/libro_gino.jpg" width="129" /&gt;&lt;/a&gt;Molti di voi conoscono la storia di Yaguine e Fodé, ragazzini guineani trovati morti il 2 Agosto 1999 nel vano carrello di un Airbus partito da Conakry e atterrato all'aeroporto di Bruxelles. Se ne parla anche nel recente, bellissimo, libro di Gino Battaglia, &lt;a href="http://www.santegidio.org/index.php?pageID=73&amp;amp;idLng=1062&amp;amp;id=226"&gt;"Il grande viaggio".&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; text-align: center;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/-APY05x0iUXc/TeoQGJLzxuI/AAAAAAAAAFA/ISqSRN98Cpo/s1600/yaguine_fode_3.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="144" src="http://4.bp.blogspot.com/-APY05x0iUXc/TeoQGJLzxuI/AAAAAAAAAFA/ISqSRN98Cpo/s200/yaguine_fode_3.jpg" width="200" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Yaguine e Fodé&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Nella tasca della giacca di uno dei due venne ritrovata una lettera, che Yaguine e Fodé avevano scritto per chiedere ai "responsabili" dell'Europa di aiutare l'Africa a risollevarsi dalla miseria.&lt;br /&gt;Il testo della lettera, commovente nella sua drammatica semplicità, si può scaricare cliccando &lt;a href="http://www.alvearecinema.com/file/bambiniguineiani.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt;. &lt;br /&gt;Un regista italiano, Paolo Bianconi, sta girando un film a partire dalla storia di Yaguine e Fodé, intitolato "Il sole dentro" (un diario online della lavorazione del film è disponibile &lt;a href="http://www.alvearecinema.com/cms1/index.php/il-sole-dentro.html"&gt;qui&lt;/a&gt;. Con la collaborazione della Comunità di Sant'Egidio, si è recato in Guinea ed ha incontrato i genitori dei ragazzi, dei loro compagni di scuola, e ha visitato i luoghi della loro vita quotidiana.&lt;br /&gt;Il video che trovate qui sotto presenta alcune prime interviste ed immagini, che fanno presagire un film molto interessante.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOG_video_class" id="BLOG_video-d51ec46c96d222da" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/get_player"&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF"&gt;&lt;param name="allowfullscreen" value="true"&gt;&lt;param name="flashvars" value="flvurl=http://v11.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dd51ec46c96d222da%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331091261%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D28E4ABADA99E02CD0997A5EEC82F906E8DB5D0F1.614AC4BB713F3B8641999FF84B321DC5727B949C%26key%3Dck1&amp;amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dd51ec46c96d222da%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D4cZq4RC6cs8Rur23rlsfQf4mF1c&amp;amp;autoplay=0&amp;amp;ps=blogger"&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/get_player" type="application/x-shockwave-flash"width="320" height="266" bgcolor="#FFFFFF"flashvars="flvurl=http://v11.nonxt5.googlevideo.com/videoplayback?id%3Dd51ec46c96d222da%26itag%3D5%26app%3Dblogger%26ip%3D0.0.0.0%26ipbits%3D0%26expire%3D1331091261%26sparams%3Did,itag,ip,ipbits,expire%26signature%3D28E4ABADA99E02CD0997A5EEC82F906E8DB5D0F1.614AC4BB713F3B8641999FF84B321DC5727B949C%26key%3Dck1&amp;iurl=http://video.google.com/ThumbnailServer2?app%3Dblogger%26contentid%3Dd51ec46c96d222da%26offsetms%3D5000%26itag%3Dw160%26sigh%3D4cZq4RC6cs8Rur23rlsfQf4mF1c&amp;autoplay=0&amp;ps=blogger"allowFullScreen="true" /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8106452488849172336?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8106452488849172336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8106452488849172336' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8106452488849172336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8106452488849172336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/06/yaguine-e-fode-il-prossimo-film.html' title='Yaguine e Fodé - Il prossimo film'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-WjhAqQgvdUo/TeoPxp59iiI/AAAAAAAAAE8/qCqFkII5XQk/s72-c/libro_gino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1941773638294821903</id><published>2011-05-21T22:43:00.000+02:00</published><updated>2011-05-21T22:43:58.406+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costa d&apos;Avorio'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Africa emergente'/><title type='text'>Alassane Ouattara inaugurato presidente della Costa d'Avorio</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Oggi stesso, Alassane Ouattara è stato inaugurato presidente della Costa d'Avorio. Significativamente, ad assistere alla cerimonia sono stati oltre venti capi di Stato africani, Nicolas Sarkozy ed il Segretario Generale dell'ONU Ban Ki Moon, sottolineando l'estrema importanza della Costa d'Avorio nello scacchiere africano e la volontà della comunità internazionale di rivendicare parte del successo nella soluzione della crisi ivoriana. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://wobserver.files.wordpress.com/2011/03/alassane-ouattara.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="213" src="http://wobserver.files.wordpress.com/2011/03/alassane-ouattara.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Dopo le elezioni di novembre, in cui lo stesso Ouattara ed il presidente uscente Laurent Gbagbo avevano ottenuto circa la metà dei voti rispettivamente - ma con una leggera maggioranza a favore del primo - la Costa d'Avorio ha vissuto alcuni dei mesi più bui della sua storia, rischiando di scivolare nuovamente nella guerra civile.&lt;br /&gt;Gbagbo ha cercato di rimanere aggrappato al potere finché ha potuto, ma la compattezza della comunità internazionale nel riconoscere la vittoria di Ouattara e nel denunciare l'illegittimità della resistenza dell'ex-presidente lo ha condotto ad una fine umiliante: l'arresto ad opera di truppe leali ad Ouattara nella sua residenza, durante un blitz ad Abidjan cui hanno partecipato anche forze speciali francesi, con un'autorizzazione dell'ONU. Attualmente Gbagbo, la sua potente moglie e molti suoi ministri e consiglieri sono detenuti in un albergo, in attesa di un giudizio.&lt;br /&gt;Economista rispettato, già vice direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (anche se di questi tempi non è una grande credenziale per potenziali presidenti...) e Primo Ministro dal 1990 al 1993, Ouattara venne dichiarato ineleggibile dai successivi governo in quanto di origini burkinabé. Il dissesto economico in cui sprofondò la Costa d'Avorio all'inizio degli anni '90, dopo la fine del regime pluridecennale di Felix Hophouet-Boigny, infatti, rinfocolò le passioni nazionaliste e l'avversione contro gli stranieri (alcuni dei quali si erano stabiliti in Costa d'Avorio da diverse generazioni), numerosissimi soprattutto nel nord, cuore agricolo del Paese. &lt;br /&gt;Ouattara dovrà cercare di riunificare il Paese tracciando una linea netta di rottura rispetto al passato recente. Non sarà facile, dopo gli estenuanti dibattiti sul diritto alla cittadinanza degli ultimi anni e le profonde divisioni creata dalle elezioni.&lt;br /&gt;La speranza è che la Costa d'Avorio possa tornare ad essere un traino per tutta l'Africa occidentale, un'area dove solo dieci anni fa ben cinque Paesi vivevano una situazione di conflitto (Liberia, Sierra Leone, Senegal, Guinea Bissau e, di lì a poco, Costa d'Avorio) e dove oggi la pace sembra essersi insediata stabilmente.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1941773638294821903?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1941773638294821903/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1941773638294821903' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1941773638294821903'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1941773638294821903'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/05/alassane-ouattara-inaugurato-presidente.html' title='Alassane Ouattara inaugurato presidente della Costa d&apos;Avorio'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5296472332680952666</id><published>2011-05-20T10:44:00.000+02:00</published><updated>2011-05-20T10:44:38.149+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA-Africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera araba'/><title type='text'>Il discorso di Obama sul Medio Oriente</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Giovedì scorso, il presidente statunitense Barak Obama ha tenuto al Dipartimento di Stato un discorso sul Medio Oriente, molto atteso per capire quale sia la posizione complessiva degli Stati Uniti sulla "primavera araba". Il discorso, come di consueto per Obama, è stato un misto di idealismo e pragmatismo, visione e realpolitik, ma direi che, per chi è abituato agli asfissianti dibattiti pubblici europei e, in particolare, italiani, è una boccata d'aria.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Soprattutto, colpisce l'atteggiamento positivo nel prospettare una speranza e, al contempo, realista.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Obama ha innanzitutto preso atto della situazione e del fatto che non è finita qui: "Due leader hanno lasciato il potere. Altri seguiranno". Il Presidente ha poi riconosciuto: "Nel momento in cui abbiamo trovato Bin Laden, l'agenda di al-Qaeda era già vista dalla maggior parte della regione come un vicolo cieco, e i popoli del Medio Oriente e del Nord Africa avevano preso il loro futuro nelle loro mani". La domanda però sorge spontanea: se il vento era già cambiato e al-Qaeda era in declino, che bisogno c'era di uccidere Bin Laden rischiando di risvegliarne il carisma facendone un martire?&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;E' poi seguito un passaggio significativo, in cui Obama ha paragonato il gesto di Mohamed Bouazizi, l'ambulante tunisino che dandosi fuoco ha scatenato le rivolte in Tunisia, al gesto di Rosa Parks, che rifiutandosi di sedersi nei sedili dell'autobus "riservati" ai neri, fece scattare una serie di proteste contro la segregazione razziale.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"In troppi paesi - ha proseguito Obama - il potere è stato concentrato nelle mani di pochi". E ha riconosciuto come le rivolte siano nate da un desiderio di auto-determinazione, cioé dalla voglia di prendere il proprio destino nelle proprie mani. E ha proseguito: "ci vorranno anni prima che questa storia raggiunga il suo fine".&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;E' poi venuta la parte più significativa del discorso, che riporto in inglese: "&lt;i&gt;The question before us is what role America will play as this story  unfolds. For decades, the United States has pursued a set of core  interests in the region: countering terrorism and stopping the spread of  nuclear weapons; securing the free flow of commerce and safe-guarding  the security of the region; standing up for Israel's security and  pursuing Arab-Israeli peace.We will continue to do these things, with the firm belief that America's  interests are not hostile to people's hopes; they're essential to them. Yet we must acknowledge that a strategy based solely upon the narrow  pursuit of these interests will not fill an empty stomach or allow  someone to speak their mind. Moreover, failure to speak to the broader  aspirations of ordinary people will only feed the suspicion that has  festered for years that the United States pursues our interests at their  expense. Given that this mistrust runs both ways –- as Americans have  been seared by hostage-taking and violent rhetoric and terrorist attacks  that have killed thousands of our citizens -– a failure to change our  approach threatens a deepening spiral of division between the United  States and the Arab world."&lt;/i&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;In altre parole, Obama ha riconosciuto che gli Stati Uniti devono in parte invertire la rotta, per arginare i sentimenti di ostilità nei loro confronti dovuti a decenni di sostegno ai regimi autoritari e supporto incondizionato ad Israele. E ha continuato: "Lo status quo non è sostenibile. Società tenute insieme dalla paura e dalla repressione possono offrire l'illusione della stabilità per un certo periodo, ma sono costruite su delle faglie che alla fine si apriranno".&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Quindi noi siamo di fronte ad un'opportunità storica". Questo mi sembra il punto più importante, il cambiamento in atto come &lt;i&gt;opportunità&lt;/i&gt; e non come &lt;i&gt;minaccia&lt;/i&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Gli Stati Uniti si oppongono all'uso della violenza e della repressione contro i popoli della regione" - ha continuato, dimenticando purtroppo, bisogna dirlo, l'Afghanistan, l'Iraq e la Libia - "Gli Stati Uniti sostengono una serie di valori universali - libertà di parola, di riunione, di religione, uguaglianza tra uomo e donna e il diritto di scegliere i propri governanti, sia che uno viva a Baghdad, Damasco, Sanaa o Teheran". Ho trovato quest'ultima lista di capitali molto significativa: da un lato si rivendica il successo della guerra in Iraq ma si riconosce anche implicitamente l'incompiutezza della democrazia irachena, mentre gli altri riferimenti sono rivolti alle rivoluzioni attualmente represse (Yemen e Siria) e all'attuale nemico numero uno degli USA nella regione, l'Iran.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Obama è poi entrato nello specifico delle singole situazioni, promettendo aiuti economici e sostegno alla democratizzazione in Tunisia ed Egitto, che ha descritto come gli stati-chiave della primavera araba. Ha detto che nel caso della Libia egli era - per l'esperienza irachena - ben consapevole delle difficoltà dell'intervento, ma come non se ne potesse fare a meno visto l'imminente ed annunciato massacro di civili a Benghazi. E' poi passato alla Siria, condannando la repressione e confermando le sanzioni appena adottate dagli USA contro il regime di Bashar al-Assad, dicendo chiaramente di quest'ultimo: "E' di fronte ad una scelta: può guidare la transizione, oppure togliersi di mezzo".&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Obama ha poi condannato l'"ipocrisia iraniana", con un governo che dice di sostenere le rivolte arabe ma è stato il primo a reprimere il dissenso interno due anni fa. Ma ha anche riconosciuto che gli alleati degli Stati Uniti non sono stati da meno in quanto a brutalità e repressione, e ha citato i casi di Yemen e Bahrain a questo proposito. Per quanto riguarda questo ultimo staterello, che ospita parte della quinta flotta statunitense, Obama ha detto chiaramente: "l'unica strada è quella del dialogo con l'opposizione, ma non si può dialogare se i leader dell'opposizione sono in prigione", pur riconoscendo l'immportanza del Bahrain per gli USA e l'impegno di Washington a preservarne la sicurezza.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Il nostro impegno - ha continuato Obama - deve andare al di là delle elites, (...) e in particolare verso i giovani", e ha poi evidenziato l'importanza di promuovere una piena libertà religiosa nella regione e la parità dei diritti tra uomo e donna.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Obama ha poi parlato a lungo e nel dettaglio dei programmi di aiuti economici che gli USA stanno promuovendo nella regione, prendendo impegni precisi - cancellazione del debito, 1 miliardo di $ di aiuti , 2 miliardi per sostenere gli invesitmenti privati - soprattutto nei confronti di Tunisia ed Egitto.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;La parte finale del discorso è stata poi dedicata a quella che Obama ha definito&amp;nbsp; "la pietra angolare" della politica americana nella regione: il perseguimento della pace, in particolare tra israeliani e palestinesi. In questo senso, Obama non ha svelato grandi novità ma ha confermato l'appoggio degli USA ad una soluzione basata sul principio "due popoli, due stati", e ha avvertito Israele del fatto che "lo status quo è insostenibile", e che i due stati dovranno essere basati sui confini del 1967 con reciproche concessioni. Il futuro stato palestinese, a sua volta, dovrà essere "demilitarizzato". Rimarranno questioni spinose, ha ammesso Obama, come Gerusalemme e i rifugiati palestinesi, ma un approccio basato su una chiara definizione territoriale e garanzie per la sicurezza reciproca potrà far avanzare il dialogo. Il recente accordo di riconciliazione tra Fatah e Hamas, ha detto Obama, pone un problema alla ripresa del dialogo perché è complicato dialogare con chi - Hamas - non riconosce nemmeno il diritto all'esistenza di Israele.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Abbiamo molte ragioni per essere speranzosi", ha concluso il Presidente, "la nostra nazione è stata fondata attraverso la ribellione ad un impero (...) e io non sarei qui se le generazioni passate non si fossero rivolte alla non-violenza come al mezzo per rendere perfetta la nostra unione".&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5296472332680952666?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5296472332680952666/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5296472332680952666' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5296472332680952666'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5296472332680952666'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/05/il-discorso-di-obama-sul-medio-oriente.html' title='Il discorso di Obama sul Medio Oriente'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-912997837859645735</id><published>2011-05-17T10:12:00.000+02:00</published><updated>2011-05-17T10:12:40.906+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Europa'/><title type='text'>La xenofobia in Europa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Per chi legge l'inglese, segnalo oggi un interessante dibattito tenutosi la settimana scorsa sulle pagine del sito "Opendemocracy" sull'utilizzo politico della xenofobia in Europa. Intellettuali appartenenti a differenti ambiti hanno cercato di delineare le ragioni della "politica della paura" che vediamo crescere ogni giorno di più in Europa e di prospettare una via alternativa per costruire una cultura del vivere insieme.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Potete leggere tutti gli interventi cliccando &lt;a href="http://www.opendemocracy.net/ash-amin/uses-of-xenophobia"&gt;qui.&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Colgo anche l'occasione per segnalare due siti dove si possono seguire le vicende legate all'immigrazione in Europa: il primo è l'ormai conosciuto &lt;/span&gt;&lt;a href="http://fortresseurope.blogspot.com/" style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Fortress Europe"&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt; di Gabriele del Grande, un blog giornalistico con un certo impatto, il secondo è &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.livingindiversity.org/" style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;"Living in diversity"&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;, sito di un'associazione che significativamente si chiama "Forum of concerned citizens of Europe", dove si possono trovare alcuni dossier interessanti tra cui uno sugli "zingari come capro espiatorio perfetto" (quest'ultimo sito è però in inglese). &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-912997837859645735?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/912997837859645735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=912997837859645735' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/912997837859645735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/912997837859645735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/05/la-xenofobia-in-europa.html' title='La xenofobia in Europa'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-17188148976202504</id><published>2011-05-06T14:53:00.000+02:00</published><updated>2011-05-06T14:53:07.372+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='primavera araba'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Islamismo'/><title type='text'>La "primavera araba" e la paura dell'islamismo</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Si è parlato molto, in occasione delle recenti rivolte popolari nei Paesi arabi, del pericolo di una "confisca" delle rivendicazioni democratiche delle masse che sono scese in piazza da parte dei partiti islamisti. L'ultima rivoluzione che si è vista nel mondo arabo-musulmano, del resto, è stata quella khomeinista del 1979, che ha lasciato il segno nell'immaginario occidentale. Anchee con questa paura è stata giustificata la scarsa simpatia con cui sono state accolte queste rivolte, circondate da scetticismo, cautela e malcelato disagio verso un cambiamento che, si dice "non si sa dove porterà". Tutti conosciamo la natura autoritaria e repressiva dei regimi attualmente in carica in tutti Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. Ma c'è un detto inglese che si addice al sentimento che proviamo verso di essi: "He may be a son of a bitch, but he's &lt;i&gt;our&lt;/i&gt; son of a bitch" (Può darsi che sia un figlio di puttana, ma è il &lt;i&gt;nostro&lt;/i&gt; figlio di puttana). Addirittura, anche un alleato dell'Iran e accerrimo nemico degli USA come Bashar al-Assad può contare sull'indifferenza complice dei governi occidentali, che preferiscono un nemico che ormai conoscono all'incognita del cambiamento.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Quale segno più chiaro dell'incapacità delle nostre società di guardare al futuro e di abbracciare il cambiamento con visione e coraggio? Quale sintomo più evidente della vecchiaia del nostro mondo ricco, che non sa far altro che godersi gli ultimi scampoli di benessere che gli rimangono, in attesa che il timone della politica e dell'economia mondiali venga assunto da potenze emergenti e, non dimentichiamolo, giovani?&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Riporto qui di seguito un articolo molto interessante di Asef Bayat (scritto su Foreign Affairs, la più prestigiosa rivista americana di politica internazionale), un sociologo iraniano che spiega come le attuali rivolte della "primavera araba" vadano lette alla luce dell'impoverimento della classe media di questi Paesi e delle scarsissime opportunità offerte a giovani istruiti e globalizzati. Dal punto di vista politico, l'epoca d'oro dei partiti islamisti radicali è passata da tempo - visto anche il fallimento della rivoluzione iraniana nel mantenere le promesse fatte -, i protagonisti della scena politica sono oggi partiti moderni e democratici, che si rifanno ad un'ideale religioso più o meno allo stesso modo in cui fanno tanti partiti cristiano-democratici in Europa. Un esempio di questo fenomeno è l'AKP turco, che a detta di molti ha dato vita al miglior governo degli ultimi decenni.&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Il cambiamento è in atto, si può riconoscerlo o negarlo, ma di certo non aspetterà i nostri tempi.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 class="print-title"&gt;The Post-Islamist Revolutions&lt;/h1&gt;&lt;div class="print-content"&gt;&lt;span class="print-link"&gt;&lt;/span&gt;What the Revolts in the Arab World Mean &lt;br /&gt;Asef Bayat&lt;br /&gt;&lt;em&gt;ASEF  BAYAT is Professor of Sociology and Middle East Studies at the  University of Illinois. He is the author, most recently, of Life as  Politics: How Ordinary People Change the Middle East.&lt;/em&gt;How should  we make sense of the revolts that have engulfed the Arab world? Some  observers see them as postmodern revolutions, diffused and leaderless,  with no fixed ideology. Others view them as the next wave of democratic  and liberal revolutions. Most commonly, they are described as youth  revolutions, since young people played a key role in initiating them.  Still others argue that they may be Islamist revolutions and will turn  the region into a theocracy resembling Iran. In the United States, this  is the position that many Republicans hold. The Iranian hard-liners  concur, insisting that the Arab revolts are inspired by Iran’s 1979  Islamic takeover. &lt;br /&gt;Religious factions have been involved in the Arab protests to an  extent -- al-Nahda has in Tunisia, the Muslim Brotherhood has in Egypt  and Syria, and the Islamic opposition has in Yemen, for example. But in  truth, the revolutions transcend the Islamist politics that reigned in  the region just a few years ago. In a 2008 &lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.sup.org/book.cgi?id=17080" target="_blank"&gt;essay&lt;/a&gt; &lt;span class="print-footnote"&gt;[1]&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;  on the future of Islamic revolutions, I suggested that the Iranian  experience “may well remain the first and the last Islamic Revolution of  our time,” for the “growth of democratic sensibilities and movements  [in the Middle East] is likely to push Islamism into the ‘post-Islamist’  course, paving the way for a democratic change in which an inclusive  Islam may play a significant role. The outcome may be termed  ‘post-Islamist refo-lutions’ [a mix of reforms and revolutions].” &lt;br /&gt;Post-Islamism is not anti-Islamic or secular; a post-Islamist movement  dearly upholds religion but also highlights citizens’ rights. It aspires  to a pious society within a democratic state. Early examples of such  movements include the reform movement in Iran in the late 1990s and the  country’s Green Movement today, Indonesia’s Prosperous Justice Party,  Egypt’s Hizb al-Wasat, Morocco’s Justice and Development Party (PJD),  and Turkey’s ruling Justice and Development Party (AKP). Each was  originally fundamentalist but over time came to critique Islamist  excess, its violation of democratic rights, and its use of religion as a  tool to sanctify political power. They all eventually opted to work  within the democratic state. &lt;br /&gt;The protest movements underlying the current revolutions seem set to  follow these earlier post-Islamist experiments. So far, religious  rhetoric has been remarkably absent, even though the participants of the  Middle East’s many uprisings remain overwhelmingly people of faith. In  Tunisia, protesters’ central objective was to establish a democratic  government. Rachid al-Ghannouchi, the founder of Tunisia’s main Islamist  party -- Islamic Nahda -- has publicly rejected a Khomeini-style state  and has declined to run for president in future elections. Similarly, in  Egypt the revolution demanded “change, freedom, and social justice” and  was broadly secular. In fact, the major religious groups -- Gamaiyya  Ansar al-Sunna al-Muhammadiyya, a Salafi movement that controls 500  mosques and scores of schools and associations; al-Azhar, the main  establishmentarian Islamic institution; and the Coptic Church did not  initially back the revolution. The Muslim Brotherhood’s old guard joined  reluctantly and only after being pushed by the group’s younger members.  &lt;br /&gt;Libya’s rebel movement and provisional government, the National Council,  is composed not of Islamists or al Qaeda members but of a mix of the  secular and faithful, including doctors, lawyers, teachers, regime  defectors, and activists working to end Muammar al-Gaddafi’s oppression.  According to their spokesman, Abdul Hafidh Ghoga, a human rights  lawyer, Islamist presence is minimal, since the country’s Islamists  were, for the most part, crushed by Qaddafi long ago. And in Yemen and  Syria, where protesters are also demanding democracy, there has also  been no evidence of a major Islamist presence. In Bahrain, of course,  the protests have taken on a sectarian dimension, since the monarchy is  Sunni and the population is Shia, but the mainstream opposition still  has largely secular demands: an elected government, a free press, the  right to establish organizations, and the end to religious  discrimination. &lt;br /&gt;Today’s overwhelmingly civil and secular revolts represent a  departure from the Arab politics of the mid-1980s and 1990s. Bolstered  by Iran’s 1979 Islamic Revolution, in those days the political class was  consumed by the idea of establishing an Islamic order, including a  religious state and sharia. Their primary goal was to forge an  ideological community through which secular concerns would be addressed.  For Islamists, the state was seen as the most powerful and efficient  institution for spreading “good” and eradicating “evil.” In turn,  Islamists viewed citizens as dutiful subjects and placed an emphasis on  their obligations to the righteous state, with little concern for their  rights. &lt;br /&gt;The means for achieving such an order differed depending on the  group. Militant Islamists, such as Egypt’s al-Gama’a al-Islamiyya, took  up arms in the 1990s to dislodge the secular states. The moderates, or  electoral Islamists, such as the Muslim Brotherhoods in various Arab  countries, preferred &lt;em&gt;da’wa&lt;/em&gt; (religious outreach) and working  within the system to achieve gradual Islamist change. The militants and  the moderates were united by their hostility toward the West. But their  shared goals and enemies could not completely reconcile their  differences on foreign policy. Shia militant groups, such as Iraq’s Hizb  al-Dawa and Lebanon’s Hezbollah, allied with Iran, while their Sunni  counterparts remained closer to Saudi Arabia. &lt;br /&gt;Arab authoritarian states unintentionally sowed the seeds of their  own demise. In the 1980s and 1990s, as populations grew and urbanized,  demand for rights -- specifically for paid and secure jobs, decent  housing and amenities, and respect -- rose. Of course, the economies of  Arab countries could not keep pace with the demands. Throughout the  1980s, massive urban riots shook major Arab cities. Rather than taking  on welfare tasks themselves, Arab governments, following the neoliberal  economic agendas popular in the 1990s, tasked the growing sector of  religious charities and nongovernmental organizations with providing  help. Yet these arrangements proved too feeble to ameliorate the deep  poverty and inequality that plague Middle Eastern societies. Indeed, the  combination of new economic policies and a weak safety net increased  the income gap between the rich and poor, made the working middle class  more economically vulnerable, and marginalized much of the educated  middle class. &lt;br /&gt;The last two decades saw the expansion of a “middle-class poor”. This  paradoxical class obtained college degrees, enjoyed contact with the  rest of the world, used digital forms of communication, and expected a  middle-class lifestyle, only to be forced to live in poverty with few  prospects for improvement. Similar to the other disenfranchised groups  in the Arab world, such as the marginal poor, women, and youth, the  middle-class poor quietly struggled to improve their life chances. Many  Muslim women strove to assert their presence in public, go to college,  and pursue justice in courts. Youths forged collective identities in  colleges, tea shops, and online and they attempted to affirm their  autonomy and change politics by engaging in civil society and volunteer  work. Yet these efforts mostly fell short. (The youth would only become a  real threat to the regime in mid-2010, when social media facilitated  their collective mobilization against entrenched regimes.) In the 1990s  then, the most serious political challenge to the Arab regimes was the  Islamist opposition, which much of the middle-class poor supported.&lt;br /&gt;But recently, Islamism began to lose its appeal considerably, and the  Iranian model of revolution lost much of its luster. The regime’s  reputation for repression, misogyny, exclusionary attitudes, and  unfulfilled promises became widely recognized, alienating its onetime  sympathizers. Al Qaeda’s violence, moreover, had caused a backlash  against ordinary Muslims, who found al Qaeda’s practices abhorrent to  the true spirit of Islam. Much of the faithful in the Arab world decried  the Islamists’ disregard for human rights, tolerance, and pluralism.  They could no longer accept the exploitation of Islam as a tool for  procuring power and privilege. To rescue Islam, they began to abandon  the Islamic state. At the same time, the political class realized that  its nationalist, anti-imperialist, and pro-Palestinian campaign would  falter so long as it was associated with the demagogic rhetoric of the  authoritarian regimes. Thus, the next logical step was to focus on a key  internal issue: democracy. &lt;br /&gt;The beginnings of a post-Islamist vision were first evident in Egypt in  2000, when a group called the Popular Committee for Solidarity with the  Palestinian Intifada managed to bring together youth, civil society, and  political activists to stage mass rallies in Tahrir Square against  Israeli sieges of Palestinian territories. But it was the 2004 &lt;em&gt;Kefaya&lt;/em&gt;  (Enough) movement that heralded the coming of post-Islamist democratic  politics: it focused more on democracy and human rights at home than on  politics abroad, and it bridged ideological divides, especially between  religious and secular activists and between leftists and nationalists.  In doing so, it transcended exclusivist Islamist politics. &lt;br /&gt;This new way of doing politics in the post 9/11 era      eventually  influenced the inner circle of Islamism, compelling activists and  ideologues, such as the youth in the Muslim Brotherhood, to rethink  their political project. Many groups -- including the reformers in Iran  and Indonesia’s Prosperous Justice Party -- explicitly departed from  their earlier vision of Islamism. In Egypt, the Muslim Brotherhood took  piecemeal and pragmatic steps toward recognizing the legitimacy of  democracy, the separation of powers, and minority rights -- when the &lt;em&gt;Kefaya&lt;/em&gt;  movement and former U.S. President George W. Bush’s rhetoric of  democratization pushed it to do so in the late 2000s. Post-Islamism  emerged as a frame within which religious politics could become more  inclusive. Muslims could confidently remain Muslim but also have a  democratic state -- as Turkey’s example indicated. And as electronic  media expanded, Muslim and secular activists alike had an unprecedented  opportunity to communicate, mobilize, and place their democratic demands  on the agenda. Thus, by late 2010, an invigorated new public with a  novel political vision and means of achieving it had emerged; ready to  lead the current revolts. &lt;br /&gt;It remains to be seen whether the post-Islamist vision can be sustained  after the revolutionary fervor subsides. There is certainly the  possibility of a renewed fundamentalism. Already in Egypt, Salafists who  opposed the revolution are regrouping in the mosques and on the street  with a message that democracy is &lt;em&gt;haram&lt;/em&gt; (forbidden). Salafis may  be able to galvanize some support by capitalizing on moral and  religious issues. One thing is clear, however: democrats, whether  faithful or secular, have a heavy task before them. They must work to  bring democratic values from the rule books to mobilize the ordinary  people. If Salafis can do grass-roots work, so should democratic forces.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Copyright © 2002-2010 by the Council on Foreign Relations, Inc.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-17188148976202504?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/17188148976202504/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=17188148976202504' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/17188148976202504'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/17188148976202504'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/05/la-primavera-araba-e-la-paura.html' title='La &quot;primavera araba&quot; e la paura dell&apos;islamismo'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7277899989687791805</id><published>2011-04-16T23:06:00.000+02:00</published><updated>2011-04-16T23:06:25.072+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>Gli eroi del mare sul volo degli sconfitti</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Un bell'articolo dell'inviato della Stampa Domenico Quirico (di cui, confesso, non mi piace lo stile melodrammatico, ma i contenuti ci sono) sui migranti tunisini rimpatriati. Certo non esistono facili soluzioni e bacchette magiche per gestire i flussi migratori, tuttavia, come evidenzia l'articolo, i rimpatri non sono una soluzione efficace - come potrebbero sembrare a prima vista - e oltre a tutto sono molto costosi. Sono, insomma, uno specchietto per le allodole propagandistico, il classico secchiello con cui si cerca di svuotare il mare.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Parafrasando Dominique Green, verrebbe da dire che se tutti i soldi che vengono spesi per gestire gli immigrati con un approccio securitario-repressivo venissero usati per politiche concrete di integrazione, forse si otterrebbero risultati più efficaci.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non lo sognava così il glorioso ritorno, Raduan: davvero non così. Lo  disegnava nei sogni allegro e rumoroso, con le tasche piene, magari con  la «Mecerdés» comprata in Europa e i parenti che venivano a fare festa,  anche quelli che non vedeva da anni. Ma adesso che lui aveva fatto  fortuna, laggiù in Europa, i parenti correvano per toccarlo come se  fosse un amuleto. Sì, è vero: è tornato in aereo stavolta, come i  signori. Non con il barcone sudicio con cui è partito da Zarzis la  settimana scorsa e ha patito su quel legno le sue quaranta ore di  tenebra e di tempesta.  &lt;br /&gt;Ma il suo portafoglio è vuoto, più vuoto di quando era partito, e non  ci sono più i mille euro pagati per un viaggio inutile; anche i vestiti  che ha indosso sono un regalo, un regalo, l’unico, di Lampedusa. Ha  perso molto in cinque giorni Raduan, che 48 ore di ritardo hanno  separato crudelmente dal fragile permesso di soggiorno concesso ai suoi  ventimila connazionali e consegnato alla categoria del rimpatriato.  Anzi: molto gli è stato rubato. &lt;br /&gt;Quando è partito era certo che la giovinezza è benedetta, che è un  rischio da correre, ma che quel rischio è benedetto anch’esso. La  felicità è una specie di fierezza, di allegria, di speranza assurda  puramente carnale, la forma carnale della speranza. Era felice prima.  Adesso invece ha la stanchezza dell’anima negli occhi. Non sapeva quando  si è imbarcato che due giorni prima era stato firmato un accordo che  cancellava la sua uscita di sicurezza. Il suo paradiso, la sua Europa è  durata 48 ore: troppo poco per pagarlo mille euro.&lt;br /&gt;Non li fanno arrivare i vinti di Lampedusa, le prime vittime del Muro  amministrativo che sbarra il Mediterraneo, nell’aeroporto dei turisti,  dei viaggiatori normali. Sì, questo paese di poveri si vergogna dei suoi  emigranti che fa rientrare alla spicciolata, di soppiatto, come  criminali. Li fanno scendere al terminal 2, ben separato, quello da cui  partono i voli del pellegrinaggio verso la Mecca. C’è fretta di  cancellarli, farli sparire, dimenticarli: in teoria sono responsabili  del reato di emigrazione clandestina.&lt;br /&gt;Ma nessuno li perseguirà: basta mezz’ora per identificarli e poi via,  con dei pulmini già pronti per disperderli ai quattro angoli del paese,  dove non faranno massa e rumore. Si incrociano i passeggeri di questo  terminal: i vecchi con il cartellino di identificazione appeso al collo  che piangono già di gioia, che stasera saranno a Gedda. E i ragazzi, che  piangono anche loro, perché sono naufraghi della condizione umana, che  qui appare più spoglia, quasi a nudo. Sì, fanno bene a mescolarli. Gli  uni e gli altri hanno bisogno di Dio: immensamente, della sua grazia,  delle sue tentazioni.&lt;br /&gt;I trenta passeggeri del volo quotidiano da Lampedusa, quando sbucano  dalla porta degli arrivi e affogano nel sole del piazzale, sembrano  istupiditi, come se la vita scorresse a fiotti da qualche misteriosa  mutilazione. Li chiami, li tocchi per richiamarne l’attenzione: non  reagiscono quasi fossero vittime di un sedativo che li imbambola. Tanto  che speri sgorghi, stridente e lacerante, come un clamore feroce un  grido di rabbia di rivolta. Nessuno che li attenda, che li aiuti: la  solitudine dei poveri. Chi li ha cacciati in Europa, venga qui a vedere  il gemito strappato a questi ragazzi, i singhiozzi, questo dolore che fa  paura perché muto. Ci sono certo mille eccellenti ragioni per  dimostrare perché non li possiamo ospitare. Ma quale ragione possiamo  dare alla menzogna, alla beffa crudele che giochiamo loro per  liberarcene? La bugia è la colpa di chi si vergogna.&lt;br /&gt;Racconta Raduan: «Quando stamane ci hanno riunito e siamo saliti sui  pulmini per l’aeroporto ci hanno giurato che ci trasferivano a Bari, in  un centro più grande. Perché diffidare? Anche se avevamo due poliziotti  ciascuno al fianco che ci stringevano e nessuno di noi è un criminale.  Bari… è una città che nessuno aveva mai sentito, ma non avevamo paura. È  il continente, è l’Europa quella, qualcosa poi sarebbe successo.  Abbiamo capito quando la porta dell’aereo si è aperta: eravamo in  Tunisia. Io sono morto allora…».&lt;br /&gt;Raduan è di Janduba, a cento chilometri dalla capitale , ai confini  con l’Algeria. E lo confessa sottovoce: perché qui quando dici che  quella è la tua città la gente ti guarda male, e gira un modo di dire,  che quelli di laggiù è meglio non sposarli perché non è gente ammodo.  Tutti, anche i più poveri, hanno i loro clandestini, il suo sud da  tenere a bada. Raduan non prende il pulmino con gli altri. Resta a  Tunisi, anche se non ha un soldo e un posto dove andare: «Non posso, mi  vergogno, l’umiliazione di presentarmi a mio padre, ai miei fratelli che  hanno venduto tutto per raccogliere il denaro e pagarmi il viaggio». Se  ne va a ramingare sulla tangenziale che porta a Tunisi con l’andatura  guardinga del cane avvezzo alle sassate. Riproverà a partire, lo ha  giurato: come tutti gli altri trenta del volo. Anche se adesso sanno che  c’è una legge per rimandarli indietro: solo in Europa possono trovare  il denaro per pagare il debito del primo viaggio. Come un giocatore che  perde ed è sempre più legato alla sua maledizione. Gettiamo via uomini  come se fossero cose. Infliggiamo dolore. E questo inutilmente.&lt;br /&gt;Mohssen è l’unico che ha qualcuno che l’aspetta. Una sorella, che  vive nella capitale; che è corrucciata, fremente, bella da far dannare  un angelo. Lui invece piange tra le sue braccia, come un bambino. Sente  questo ritorno, dentro, come un chiodo: «Sono stato tre giorni in mare,  il motore in panne, e ho pregato di non morire. Perché Dio mi ha fatto  rinascere solo per farmi morire di nuovo? Cosa sono con duemila dinari  da restituire? In una paese dove non c’è nulla, non il governo,  impieghi, prospettive, niente. In Italia, in Europa forse avrei trovato,  almeno avevo più possibilità: so lavorare, voglio lavorare, possibile  che non serva a nessuno? Noi siamo poveri ma abbiamo aiutato quelli che  fuggivano dalla Libia, con il cuore. L’Europa, l’Italia ce l’hanno un  cuore?». Spero che Mohssen non tenti di misurarsi con il dolore, lo  faccia scivolare dentro, ne faccia a poco a poco un’abitudine: è questa  la forza di questa gente, come un tempo era la nostra. Non dimenticherò  mai Ziad che ha in faccia il timore incessante della paura, la paura  della paura che modella il viso dell’uomo coraggioso. Dopo aver  ascoltato la sua storia di emigrante respinto, ho tentato di mettergli  in mano più che potevo, per un senso di riverenza più che per  compassione. E che mi ha detto no, con decisione: anche se fossero stati  i mille euro che ha speso per tentare, invano, il viaggio. Questi sono  gli uomini che respingiamo.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7277899989687791805?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7277899989687791805/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7277899989687791805' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7277899989687791805'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7277899989687791805'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/04/gli-eroi-del-mare-sul-volo-degli.html' title='Gli eroi del mare sul volo degli sconfitti'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7330173504379596501</id><published>2011-03-02T11:55:00.001+01:00</published><updated>2011-03-02T11:56:49.245+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='pena di morte'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pakistan'/><title type='text'>L'assassinio del ministro per le minoranze religiose in Pakistan</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;In questi giorni, giustamente, i riflettori della stampa internazionale sono concentrati sulle rivolte in Medio Oriente ed in particolare in Libia. L'assassinio del Ministro per le Minoranze Religiose pakistano, Shahbaz Bhatti, rischia perciò di passare inosservato. E' in realtà un fatto molto grave, che si inserisce nell'aspro e violento dibattito intorno alla legge sulla blasfemia in vigore in Pakistan, che di fatto è fortemente discriminatoria verso le minoranze religiose (cristiani, induisti, sette islamiche non ortodosse). L'ultimo caso eclatante di condanna a morte in base a questa legge (benché nessuna esecuzione sia mai stata portata a termine) è quello di Asia Bibi, per la quale si può firmare un appello urgente &lt;a href="http://www.santegidio.org/it/pdm/news/ap_aasia.htm"&gt;qui&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;L'impressione è che la legge venga mantenuta per ragioni di populismo, perché è un modo per accontentare l'elettorato musulmano più radicale e intollerante distogliendo l'attenzione da problemi più sostanziali. Shahbaz Bhatti era cattolico, e di recente aveva partecipato ad iniziative di dialogo promosse dalla Comunità di Sant'Egidio, tra cui la preghiera a Roma in ricordo delle vittime degli attentati dell'11 settembre e l'incontro internazionale di Preghiera per la Pace a Barcellona, lo scorso ottobre.&lt;br /&gt;Di seguito trovate un breve articolo tratto dall'Agenzia ANSA riguardante la legge sulla blasfemia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="header-content"&gt;&lt;h1 style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Legge blasfemia, in Pakistan la piu' dura nel mondo &lt;/span&gt;&lt;/h1&gt;&lt;span class="date"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="more-content"&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a class="c-img" href="http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=34492168&amp;amp;postID=7330173504379596501" id="url-image" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img alt="Shahbaz Bhatti con alcuni familiari di Asia Bibi" height="225" src="http://www.ansa.it/webimages/section_210/2011/3/2/3bae49b25391e17062ae790c662f0a16.jpg" title="Shahbaz Bhatti con alcuni familiari di Asia Bibi" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Shahbaz Bhatti con i familiari di Asia Bibi&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="news-photo"&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="corpo" id="content-corpo"&gt;La  Legge anti-blasfemia in vigore in Pakistan, che e' al centro di forti  polemiche fra fazioni contrapposte, e' stata promulgata nel 1986  dall'allora presidente, il generale Zia-ul-Haq e emendata dal Parlamento  pachistano nel 2004.    Studiosi della regione riconoscono che nella  sua formulazione questa Legge e' la piu' dura esistente nei paesi a  maggioranza musulmana, prevedendo fino all'ergastolo in caso di  dissacrazione del Corano e alla pena di morte per la diffamazione del  Profeta Maometto.&lt;br /&gt;La Legge fa ampiamente riferimento ad articoli del Codice penale  pachistano che appunto puniscono l'oltraggio dei sentimenti religiosi  islamici, le offese a Corano e Maometto, nonche' proibiscono alla setta  islamica degli Ahmadi (che tengono in considerazione la morte e la  resurrezione di Cristo) di definirsi musulmani.    In base a statistiche  ufficiali, almeno 500 persone (un decimo appartenenti alla setta degli  Ahmadi) sono state condannate nell'ambito di questa Legge, anche se  nessuna pena capitale e' stata mai eseguita.&lt;br /&gt;Fra i casi che hanno suscitato piu' scalpore, quello di Asia Bibi, la  madre cattolica di cinque figli in carcere dal marzo 2009 con una  condanna a morte frutto della denuncia di una sua compagna di lavoro.     &lt;br /&gt;Nel novembre 2008 il governo pachistano ha creato il ministero  federale per le Minoranze, affidandolo a Shahbaz Bhatti, il ministro  assassinato oggi. Quest'ultimo aveva promesso che il presidente Asif Ali  Zardari avrebbe rivisto la Legge sulla Blasfemia.    Va detto infine  che il Pakistan e' stato fra i piu' attivi sostenitori della campagna  lanciata dalla Organizzazione della Conferenza islamica (Oci) per creare  leggi uniformi contro la blasfemia in tutto il mondo musulmano.&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7330173504379596501?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7330173504379596501/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7330173504379596501' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7330173504379596501'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7330173504379596501'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/03/lassassinio-del-ministro-per-le.html' title='L&apos;assassinio del ministro per le minoranze religiose in Pakistan'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7235130267355971336</id><published>2011-02-12T12:22:00.003+01:00</published><updated>2011-02-12T12:25:18.417+01:00</updated><title type='text'>Andrea Riccardi intervistato dal Corriere della Sera</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Riporto un'intervista rilasciata il 4 febbraio ad Aldo Cazzullo del Corriere della Sera da Andrea Riccardi. Le parole del fondatore della Comunità di Sant'Egidio hanno avuto un'ampia risonanza nella politica e nell'opinione pubblica. Sono il tentativo di ridare respiro ideale ad un dibattito pubblico asfissiato, cercando di dare forma ad una visione del futuro per l'Italia e l'Europa.&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;i&gt;Tratto dal "Corriere della Sera" del 4 febbraio 2011, disponibile &lt;a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/febbraio/04/cattolici_cambino_scelte_politiche__co_9_110204010.shtml"&gt;qui.&lt;/a&gt;&lt;/i&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Quando arrivammo qui a Trastevere, negli Anni 70, ci rubarono i  motorini. La prima trattativa di Sant' Egidio - racconta il fondatore,  Andrea Riccardi - fu con i ladri, per farceli restituire. Allora a  Trastevere c' era il popolo. Si viveva nei bassi. Ora le case valgono  10, 12, anche 15 mila euro al metro quadro». &lt;b&gt;   E Sant' Egidio è stata  riconosciuta dalla Farnesina come «istituzione internazionale», segnata  da «terzietà» e «indipendenza da qualsiasi tendenza politica». Che cosa  significa?&lt;/b&gt;    «Non distacco. Semmai, diversità di visione. Approccio  alle questioni sociali a partire dai poveri. Ci sentiamo profondamente  radicati nella romanità e nel carattere italiano, e nello stesso tempo  decisi ad aprirci all' Africa, all' America latina, ai mondi asiatici.  Un' apertura in controtendenza rispetto al ripiegamento, all'  introversione degli ultimi anni».&lt;b&gt;&amp;nbsp;&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Come vede oggi l' Italia nel mondo?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Rimpicciolita. Ho cominciato a frequentare gli scenari africani e  mediorientali negli Anni 80, e allora l' Italia era considerata un  grande Paese. Eravamo la frontiera tra Oriente e Occidente, la marca di  passaggio tra Nord e Sud. Non è solo la globalizzazione; è l' Italia che  si è assentata, ripiegata su se stessa».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Come valuta le vicende di  questi giorni?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Le inquadro in una stagione finita, che si potrebbe  definire la storia di un bambino mai nato. La Seconda Repubblica non è  mai nata, eppure si ha la sensazione che stia morendo. Si è passati  dalla Repubblica dei partiti a quella della tv e dei talk-show. Non dico  sia tutto da buttare. Abbiamo l' euro. Ma non abbiamo più fiducia nell'  Europa: e come possiamo reggere il passo di Cina e India con le  navicelle degli Stati europei? Benedetto XV diceva che le nazioni non  possono morire. Ma gli Stati forse sì. Il Belgio ad esempio si sta  suicidando».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Anche l' unità italiana è a rischio?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;«&lt;/b&gt;Un rischio c'  è. I 150 anni sono un po' una festa triste. Non riusciamo a fare un  discorso sull' Italia. Non abbiamo un' idea del Paese, della sua  missione. L' ultimo che l' ha avuta è Wojtyla, di cui sto per pubblicare  la biografia. Giovanni Paolo II aveva un' idea dell' Italia, e del suo  ruolo del mondo. L' aveva anche di Roma, di cui leggeva il nome come un  palindromo: Amor».    &lt;b&gt;Il voto anticipato sarebbe un dramma o una svolta?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Né l' uno né l' altra. Sono stanco dell' enfasi apocalittica dell'  ultima notizia politica. Ci manca una visione. Non vediamo la crisi del  ceto medio, l' impoverimento del Paese. Alle nostre mense venivano gli  stranieri: ora vengono signore borghesi, impiegati. Conosco divorziati  che devono lasciare le loro case e dormono per strada, finendo per  perdere anche il lavoro. Ci allarmiamo per gli zingari, che a Roma sono 5  mila su 3 milioni di abitanti, e presentiamo gli sgomberi come una  grande operazione, mentre è solo teatro, che per loro diventa tragedia.  Temiamo gli immigrati, che sono una ricchezza; e intanto chiudiamo i  nostri anziani nei cronicari o nella villetta con la badante».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Il  mondo cattolico ha dato troppo credito a Berlusconi?&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Il mondo  cattolico ha fatto la Dc; poi, dopo il Concilio, con la Dc ha  desolidarizzato. Qualcuno l' ha votata turandosi il naso, altri hanno  seguito il provvidenzialismo del principe rosso liberatore. Dopo l' 89,  il mondo cattolico si è spezzato in tanti frammenti. Il cardinale Ruini  ha dato credito all' ipotesi di Berlusconi. Ma il sistema bipolare non  ha garantito la stabilità. A ben vedere, a modo loro erano più stabili i  governi democristiani. Mi chiedo se non sia tempo che il mondo  cattolico assuma un' altra posizione, dia il suo contributo di idee  nuove in un assetto politico diverso, plurale».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Lei una volta disse  che il Partito democratico non è la soluzione.&lt;/b&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«I due poli non sono  la soluzione. E il terzo polo, allo stato, è un cartello elettorale. C' è  molto cammino da fare. Forse è tempo di costruire un centro, ma non  solo per aggregazioni. I cattolici sono chiamati a elaborare visioni. A  pensare di più. A costruire una nuova idea dell' Italia, una missione  per l' Europa. Ci sono tante energie nel Paese. È il tono antropologico  che va giù, sono l' uomo e la donna italiani».&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Non può essere ancora  Berlusconi il leader per rilanciare il Paese?&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;«Chi ha gestito la  Seconda Repubblica non può rilanciare il Paese».    &lt;b&gt;Chi allora? Un'  alleanza tra il centro e il Pd?    &lt;/b&gt;«Non basta discutere di cronaca  politica. Un' alleanza ci può essere, ma non si può partire da lì. Il  problema è che ci sia un centro. Non si tratta di far rinascere la Dc,  ma di aprire una stagione nuova, con un appello alla gente, per offrirle  non solo sacrifici, anche prospettiva e respiro. Serve una legge  elettorale diversa da questa, che non esprime la geografia profonda  della realtà italiana e manda in Parlamento i nominati dai leader. Credo  che al mondo ci sia un posto per l' Italia. Noi abbiamo un genio, una  funzione. E abbiamo dei punti di riferimento: Napolitano, la Chiesa. Il  mondo cattolico ha un vissuto e risorse per aiutare a costruire un'  identità nazionale e laica, non in contrasto con l' essere cristiani. E  mi chiedo se dal mondo cattolico non possa venire qualcosa di  intelligente, di politicamente originale»&lt;/div&gt;&lt;div style="font-family: inherit;"&gt;&lt;b&gt;Quale direzione prenderà  la rivolta del Nordafrica? Cosa può fare l' Occidente?    &lt;/b&gt;«L' Occidente  ha passato gli ultimi dieci anni a guardarsi dal pericolo verde. Ma gli  islamici sono rimasti spiazzati dalla rivolta. I ribelli sono giovani,  si convocano via sms. Gli islamici sono vecchi. Certo, il passaggio  dalla democrazia degli sms al governo non è facile. Ma l' Occidente  dovrebbe fidarsi meno di questi guardiani che abbiamo appoggiato fino  all' ultimo, come Ben Ali. E potrebbe dare il suo contributo alla  "democristianizzazione" degli islamici, sul modello turco di Erdogan.  Questa non è la rivoluzione araba. L' idea di rivoluzione, durata due  secoli, è morta con l' 89 e con Wojtyla. Possiamo costruire una  transizione pacifica». &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7235130267355971336?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7235130267355971336/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7235130267355971336' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7235130267355971336'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7235130267355971336'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/02/andrea-riccardi-intervistato-dal.html' title='Andrea Riccardi intervistato dal Corriere della Sera'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-4027346278465490138</id><published>2011-02-12T11:51:00.003+01:00</published><updated>2011-02-12T12:05:29.754+01:00</updated><title type='text'>Sud Sudan, addio alle armi</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Reportage pubblicato sul sito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.famigliacristiana.it/" style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;www.famigliacristiana.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;b&gt;JUBA&lt;/b&gt; – Il quartiere di &lt;b&gt;Tomping&lt;/b&gt; è una  nuova area residenziale di Juba, non molto distante dal centro. Qui fino  a pochi anni fa non c’era nulla, solo una distesa di sabbia ed erba su  un pendio non troppo ripido. Oggi, in cima alla collina si trovano gli  uffici della Commissione per il disarmo, incaricata di ritirare migliaia  di armi leggere dagli ex-combattenti e di prosciugare così sul nascere  un potenziale commercio clandestino. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-QyLhtWZ4cQg/TVZmnGF4FmI/AAAAAAAAAEw/x2hhBAIywZM/s1600/IMG_6417.JPG" imageanchor="1" style="clear: right; float: right; margin-bottom: 1em; margin-left: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://1.bp.blogspot.com/-QyLhtWZ4cQg/TVZmnGF4FmI/AAAAAAAAAEw/x2hhBAIywZM/s320/IMG_6417.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ma non c’è solamente bisogno di disarmare le mani degli  ex-guerriglieri, in Sud Sudan. C’è bisogno di disarmare un’intera  nazione, abituata da più di vent’anni a difendersi, a combattere, a  lottare. Bisogna disarmare la mentalità quotidiana, il modo di percepire  l’altro.  Qualche giorno fa sono incorso in un inconveniente  rivelatore. Avevo un appuntamento con il segretario di un ministro ma  non sapevo esattamente dove fosse il suo ufficio, così ho fermato un  passante e ho chiesto indicazioni. &lt;b&gt;L’uomo si è subito insospettito e mi ha indirizzato verso un altro uomo, rivelatosi poi un agente di polizia in borghese.&lt;/b&gt;  L’agente mi ha fatto aprire la borsa, mi ha chiesto i documenti con  fare sbrigativo e sospettoso e ha iniziato a fare domande sulla mia  attività in Sud Sudan. Per fortuna, dopo varie domande si è accontentato  del mio biglietto da visita. &lt;br /&gt;«Mi spiace per quello che è successo – si sarebbe in seguito  scusato il segretario del ministro – ma la nostra gente, e specialmente  gli agenti dei servizi di sicurezza, escono da più di vent’anni di  guerra. Ci vorrà molto perché cambino mentalità e smettano di  considerare chi viene da fuori una potenziale minaccia, magari una spia.  Spesso non sanno né leggere né scrivere, quindi non possono riconoscere  i documenti a meno che non ci sia un timbro dell’esercito o dei servizi  di sicurezza, gli unici che riconoscono».  Ogni sera torno a Tomping,  dalla famiglia che mi ospita. Non sono mai fuggiti da Juba, nemmeno  durante gli anni più duri della guerra. &lt;br /&gt;«Il periodo peggiore è stato il 1992, quando il SPLM/A (la  guerriglia sudista che oggi è al governo) attaccò la città ma non riuscì  a conquistarla – mi racconta Majok, il capofamiglia -&amp;nbsp; L’esercito compì  terribili rappresaglie contro gli infiltrati ma anche contro la  popolazione civile». &lt;b&gt;Nell’intero quartiere mancano elettricità, acqua corrente e gas, benché qui si sia insediata la classe media di Juba&lt;/b&gt;,  coloro che hanno un lavoro regolare e possono permettersi, lentamente,  di costruirsi una casa in muratura. La sera si mette in moto il  generatore e i bambini tirano fuori il televisore. Tutta la famiglia si  raduna nel cortile a guardare il canale di Stato, &lt;i&gt;South Sudan TV&lt;/i&gt;. &lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-iX5OVLtDwpY/TVZmvvIWGGI/AAAAAAAAAE0/HSN5COFROwY/s1600/IMG_6458.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" src="http://2.bp.blogspot.com/-iX5OVLtDwpY/TVZmvvIWGGI/AAAAAAAAAE0/HSN5COFROwY/s320/IMG_6458.JPG" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ciò che colpisce della programmazione non è tanto che il notiziario  assomigli più ad un rendiconto dell’agenda presidenziale che ad un  telegiornale, quanto il fatto che esso sia seguito, invariabilmente, da  documentari militari. &lt;b&gt;Per due sere di fila si celebra l’inaugurazione dell’aviazione del Sud Sudan: otto elicotteri&lt;/b&gt;  che, come dichiara il Ministro della Difesa, «sono costati molto e  molto costeranno per essere mantenuti, ma sono essenziali per la nostra  sicurezza». Le altre sere vanno in onda immagini delle battaglie più  importanti del SPLM/A, in cui si distingue l’attuale Presidente, &lt;b&gt;Salva Kiir Mayardit&lt;/b&gt;, che incita le reclute brandendo una bandiera del Movimento e un crocifisso.&lt;br /&gt;Non c’è dubbio, è solo propaganda. Ma in un Paese che deve voltare  pagina, continuare a guardare al passato – e ai suoi orrori – impedisce  di affrontare le sfide del futuro. &lt;b&gt;I nemici di oggi si chiamano  povertà, fame, epidemie, analfabetismo: non si vincono in battaglia e  non si combattono con gli elicotteri.&lt;/b&gt; Questa è la vera  sicurezza, e la gente sembra esserne consapevole. «Le priorità del nuovo  stato? – si chiede Nancy, un’attivista del SPLM/A – Non ho dubbi:  sviluppo economico, educazione e sanità».  Bisogna allora disarmare la  politica, ma è un processo lungo e difficile, se si considera che  pressoché tutti i ministri del Governo semiautonomo del Sud Sudan (GoSS)  vengono dall’ala militare del Movimento di liberazione. Non si sono  formati nelle scuole della diplomazia e dell’amministrazione, ma nel &lt;i&gt;bush&lt;/i&gt;.  Sono abituati a ricevere ed impartire ordini, più che a discutere e a  mediare. Uomini che hanno appreso l’arte della guerra molto prima di  quella della politica.&lt;br /&gt;Per questo bisogna trattenersi dal dare giudizi avventati  sull’élite al potere a Juba. «Bisogna capire – spiega un diplomatico –  che in questi sei anni il loro obiettivo è stato unicamente quello di  giungere all’indipendenza. Si sono concentrati su questo obiettivo e  hanno cercato di metterlo al sicuro anche preparandosi all’eventualità  di una nuova guerra. Ora dovranno affrontare le sfide della costruzione  di uno Stato, e sembrano consapevoli della sfida. Su questo li  giudicherà la storia». Non è dello stesso avviso &lt;b&gt;Janine&lt;/b&gt;,  giovane giornalista sud sudanese, che accusa le autorità di pensare  solo al proprio tornaconto: «Dopo la firma degli accordi di pace il GoSS  ha pensato solamente ad asfaltare le strade del centro e a costruire i  palazzi dei ministeri. I ministri ed i parlamentari hanno tutti  splendide macchine, mentre all’ospedale di Juba manca tutto. Non ho mai  visto un padre che va a mangiare in un ristorante di lusso mentre i suoi  figli, a casa, muoiono di fame».  &lt;br /&gt;&lt;b&gt;Un ristorante di lusso per pochi o una casa accogliente per tutti?&lt;/b&gt;  Il futuro del Sud Sudan è racchiuso in questa semplice metafora. Non è  questo il momento di criticare o di prevedere il peggio, ma il momento  di assumersi la responsabilità di aiutare il più giovane Stato africano a  imparare a camminare, e a partire con il piede giusto.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-4027346278465490138?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/4027346278465490138/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=4027346278465490138' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4027346278465490138'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4027346278465490138'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/02/sud-sudan-addio-alle-armi.html' title='Sud Sudan, addio alle armi'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-QyLhtWZ4cQg/TVZmnGF4FmI/AAAAAAAAAEw/x2hhBAIywZM/s72-c/IMG_6417.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-356111003688320392</id><published>2011-02-04T21:30:00.001+01:00</published><updated>2011-02-12T12:05:51.761+01:00</updated><title type='text'>Che la festa cominci</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Reportage pubblicato sul sito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.famigliacristiana.it/" style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;www.famigliacristiana.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;JUBA (Sud Sudan) – E’ una giornata rovente a Juba, capitale del Sud Sudan. Nel piazzale antistante al mausoleo che ricorda&lt;b&gt; John Garang de Mabior&lt;/b&gt;,  storico leader della ribellione sud sudanese morto poco dopo aver  firmato la pace nel 2005, sono stati allestiti numerosi tendoni per  riparare il pubblico dal sole. L’evento che si celebrerà questa mattina è  la proclamazione dei risultati preliminari del referendum  sull’autodeterminazione del Sud Sudan.&lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: left; margin-right: 1em; text-align: left;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TUxg_9DG-QI/AAAAAAAAAEg/lNoXuLHc2Cs/s1600/blog1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TUxg_9DG-QI/AAAAAAAAAEg/lNoXuLHc2Cs/s400/blog1.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Sopra alla folla in festa, sventola una bandiera del "New Sudan"&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Il verdetto definitivo verrà reso noto entro due settimane nella  capitale nazionale Khartoum, ma la vera festa è qui, in mezzo ad un  popolo che ha atteso questo momento per più di cinquant’anni. Paradossi  della storia: &lt;b&gt;l’eroe della giornata è Mohamed Ibrahim Khalil, un anziano professore universitario del Nord&lt;/b&gt;.  A lui è stato affidato il delicatissimo compito di guidare la  Commissione per il Referendum. Sfidando i pregiudizi ma soprattutto  l’aspra contesa politica che si stava svolgendo intorno al suo lavoro,  ha condotto in porto il voto secondo i tempi prestabiliti, anche grazie  all’impegno costante – e per una volta efficace – delle Nazioni Unite.   &lt;br /&gt;Con voce flebile ma decisa, afferma quello di cui tutti sono  consapevoli: “La divisione come provvedimento costituzionale è una cosa.  Ma il Nord ed il Sud Sudan continueranno ad essere uniti da legami  geografici e storici inscindibili”. Gli fa eco il Ministro per la  Cooperazione Internazionale norvegese (la Norvegia è dagli anni Ottanta  la più appassionata sostenitrice della causa sud sudanese), accolto come  una vera e propria star: “La Norvegia ha dovuto lottare a lungo per  ottenere l’indipendenza dalla Svezia, ma ora la Svezia è il nostro  migliore amico. Allo stesso modo, &lt;b&gt;il Nord Sudan dovrà essere il migliore amico del Sud Sudan&lt;/b&gt;”.  Al di là del paragone surreale, tutti sanno che potrà esserci un futuro  di pace e prosperità solo se Nord e Sud sapranno costruire una solida  relazione di cooperazione e interdipendenza.&lt;br /&gt;Il vicepresidente della Commissione, lui sud sudanese, snocciola  le cifre regione per regione con evidente compiacimento: sono quasi  tutte sopra il 99%, sia per quanto riguarda l’affluenza che per i voti  favorevoli alla secessione. Quando annuncia il totale, che &lt;b&gt;nelle regioni del Sud dà alla secessione una percentuale del 99,6%&lt;/b&gt;,  la folla esplode in un fragoroso applauso, tutti si alzano in piedi,  qualcuno urla, canta, balla. I ministri del Governo semiautonomo del Sud  Sudan (GoSS) si abbracciano sul palco, mentre diplomatici da tutto il  mondo si congratulano con loro. &lt;br /&gt;&lt;table cellpadding="0" cellspacing="0" class="tr-caption-container" style="float: right; margin-left: 1em; text-align: right;"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TUxhG0t9BvI/AAAAAAAAAEk/-yVDdDsZ-oQ/s1600/blog2.jpg" imageanchor="1" style="clear: right; margin-bottom: 1em; margin-left: auto; margin-right: auto;"&gt;&lt;img border="0" height="300" src="http://3.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TUxhG0t9BvI/AAAAAAAAAEk/-yVDdDsZ-oQ/s400/blog2.jpg" width="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="tr-caption" style="text-align: center;"&gt;Salva Kiir durante il suo discorso&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;I servizi di sicurezza invitano alla calma e riportano l’ordine:  in base al protocollo, sono previsti una serie di interventi ufficiali.  Il più atteso è quello del Presidente del GoSS, &lt;b&gt;Salva Kiir Mayardit&lt;/b&gt;.  Contrariamente alla consuetudine, annuncia che parlerà in arabo e non  in inglese: “voglio rivolgermi al popolo di Juba”. Il dialetto arabo che  qui chiamano “Juba arabic” è infatti una lingua franca in tutto il Sud,  dove ogni etnia ha una sua lingua, mentre l’inglese è appannaggio solo  di chi ha studiato. Salva Kiir si congratula con il suo popolo,  ringrazia la comunità internazionale, ma &lt;b&gt;avverte che questi sono solo i risultati provvisori, e che per celebrare l’indipendenza bisognerà aspettare il 9 luglio prossimo&lt;/b&gt;,  data entro la quale Nord e Sud dovranno aver trovato un compromesso su  tutte le questioni propedeutiche alla secessione vera e propria: la  condivisione delle rendite petrolifere, i diritti di cittadinanza delle  rispettive minoranze, la demarcazione del confine, il pagamento del  debito estero e molto altro. Tutti però sono ormai convinti che Nord e  Sud abbiano imparato a parlarsi – forse troppo tardi? – e che  riusciranno a mettersi d’accordo su tutto.&lt;br /&gt;La vera incognita riguarda il futuro di quello che si appresta ad  essere il 54° Stato dell’Africa. Molti analisti guardano al Sud Sudan  come al prossimo “Stato fallito” del continente. Ma per la gente questo è  il tempo della speranza, non della disillusione. “Abbiamo davanti un  compito enorme – ci dice un uomo di mezza età – costruire uno Stato dal  nulla, o quasi. Ma sono convinto che ce la faremo, anche se ci vorrà  molto tempo”. Il Presidente è ancora più lapidario: “Il 9 luglio –  scandisce Salva Kiir – non sarà la fine del viaggio. Ci aspetta una  strada molto lunga. E siete voi che dovete costruirla”.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-356111003688320392?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/356111003688320392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=356111003688320392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/356111003688320392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/356111003688320392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/02/che-la-festa-cominci.html' title='Che la festa cominci'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TUxg_9DG-QI/AAAAAAAAAEg/lNoXuLHc2Cs/s72-c/blog1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7902530860398754643</id><published>2011-01-29T08:26:00.002+01:00</published><updated>2011-02-12T12:06:51.490+01:00</updated><title type='text'>Separati in casa</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;&lt;i&gt;&lt;span style="font-size: x-small;"&gt;&lt;span style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;Reportage pubblicato sul sito &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.famigliacristiana.it/" style="font-family: &amp;quot;Trebuchet MS&amp;quot;,sans-serif;"&gt;www.famigliacristiana.it&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt; &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La politica in molti casi è la buccia dell’Africa: la rappresenta all’esterno, ma nasconde il contenuto. Il Sudan si trova in questi giorni sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per il fatto di essere sull’orlo della spaccatura in due Stati distinti. Eppure, camminando per le strade di Khartoum non si ha l’impressione di trovarsi all’alba di un momento storico. L’affluenza alle urne del referendum per l’indipendenza del Sud Sudan è stata superiore al 96%, e i risultati – ormai quasi definitivi – danno all’opzione secessionista il 98,81% delle preferenze. Nessuno si aspettava uno tsunami di queste dimensioni. In questo caso, i numeri sono ben più che cifre: sono una rappresentazione semplice e immediata della frattura che attraversa il Paese e della volontà trepidante dei sud sudanesi di gustare il sapore della libertà.&lt;br /&gt;La gravità del momento è palpabile entrando nelle stanze asettiche dei diplomatici o nei pomposi palazzi ministeriali. Ma sono centri di potere lontani anni luce dalla vita della stragrande maggioranza della popolazione. “Alla gente di qui non importa del Sud o del referendum, continuano la loro vita come se niente fosse”, assicura un giovane ricercatore dell’Università di Khartoum. Quando si cerca di sollevare le questioni politiche con la gente comune, le risposte mostrano indifferenza, rassegnazione e spesso un senso di sollievo. “La separazione? Meglio così, sono convinto che potremo vivere meglio come buoni vicini che come coinquilini dello stesso appartamento”, afferma uno studente.&lt;br /&gt;Pochi sembrano chiedersi quale sarà il futuro del Nord Sudan. Il Presidente al-Bashir, pur smentendosi pochi giorni dopo, ha prospettato l’instaurazione di uno Stato islamico senza spazio per il pluralismo. Eppure alcune sere fa, a uno spettacolo organizzato per presentare artisti emergenti, centinaia di giovani hanno affollato la riva del Nilo per ascoltare cover di famosi brani pop occidentali, guardare estasiati gruppi di break-dance ghetto style e ballare le hit dance del momento. E' una generazione orgogliosa della propria identità, ma anche attratta dai miti della società dei consumi. Sembra difficile che questa gioventù globalizzata possa accettare un futuro di isolamento culturale.&lt;br /&gt;Più concrete saranno certamente, a lungo termine, le conseguenze economiche della separazione. Il Nord perderà almeno una parte delle rendite petrolifere e delle terre fertili del Paese, cioè i due settori chiave dell’economia. In un momento di pessima congiuntura economica internazionale, ciò ha spinto il Governo a varare un pacchetto di drastici tagli alla spesa pubblica. Molti prezzi hanno avuto rialzi del 40-50%, causando rivolte popolari circoscritte ma diffuse in molte aree periferiche del Paese. Eppure non si teme un “contagio tunisino”: non esistono alternative credibili al governo in carica, né nel mondo politico, né nella società civile. &lt;br /&gt;Il National Congress Party del presidente al-Bashir ha portato la pace e un inizio di sviluppo economico. Quest’ultimo tuttavia si è accompagnato a una crescita delle diseguaglianze. Nella capitale, dove il tenore di vita medio è comunque più alto e le infrastrutture migliorano a vista d’occhio, alcuni servizi di base restano gravemente insufficienti. Nei pressi di ogni ospedale o clinica si aggirano malati che espongono ai passanti una diagnosi o una ricetta medica, chiedendo aiuto per comprare i farmaci o pagare gli esami. Alcune settimane fa Khaled, autista di un’ambasciata europea, è morto perché non è riuscito a trovare i medicinali cardiaci che gli avevano prescritto, pur potendo pagarli. Migliaia di cittadini vivono di lavori informali, come lustrare le scarpe o preparare il the ai bordi delle strade, oppure cercano di essere assunti “a settimana” nell’edilizia. Indicando il nuovo grattacielo di un’impresa petrolifera Fadil, tassista, commenta laconico: “Il petrolio porta molti soldi, ma restano lassù”. Basterebbe che da “lassù” piovesse un po’ di più, per rendere questa terra meno arida. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7902530860398754643?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7902530860398754643/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7902530860398754643' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7902530860398754643'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7902530860398754643'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/01/separati-in-casa.html' title='Separati in casa'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3073348875365478881</id><published>2011-01-21T21:19:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T21:19:41.257+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sudan'/><title type='text'>La periferia</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Appena si esce dal centro, Khartoum è una città che non dà punti di riferimento. Pianura totale, sabbia ovunque e basse abitazioni fatte di mattoni di fango essiccato. Inutile provare con i minareti delle moschee o con i fruttivendoli, entrambi sono troppi. Bisogna soffermarsi sui dettagli, come piccolo un cartellone pubblicitario o un chiosco con un'insegna particolare.&lt;br /&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TTnRsCe_5eI/AAAAAAAAAEY/4DMu3fDwYoM/s1600/IMG_6354.JPG" imageanchor="1" style="clear: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" src="http://3.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TTnRsCe_5eI/AAAAAAAAAEY/4DMu3fDwYoM/s200/IMG_6354.JPG" width="150" /&gt;&lt;/a&gt;Oggi sono stato a pranzo da una famiglia sudanese in un'area popolare. Una nonna istrionica con ambizioni politiche, una mamma pragmatica e ottima cuoca, tante figlie che mostrano la dignità e la timidezza tipiche dei bambini e degli adolescenti africani, specialmente di fronte agli stranieri.&lt;br /&gt;Il piatto, come potete vedere, era particolarmente ricco: tzatziki (ebbene sì, l'Impero ottomano arrivava fino a qui, polpettine di sesamo, involtini di carne e formaggio, polpette alla menta, carne grigliata insalata e crema di melanzane. Un tipico &lt;i&gt;fatur&lt;/i&gt; sudanese del venerdì, giorno che qui è consacrato alle relazioni familiari e sociali, fulcro della vita di ogni sudanese.&lt;br /&gt;&amp;nbsp;Abbiamo poi fatto un giro in macchina in alcuni quartieri periferici di Omdurman che è, per così dire l'agglomerato urbano storico di Khartoum, legato alla storia della &lt;i&gt;Mahdiyyah&lt;/i&gt;, lo Stato islamico creato alla fine dell'800 nell'odierno Sudan da Mohammad Ahmad ibn Abdallah al-Mahdi, che lanciò un &lt;i&gt;Jihad &lt;/i&gt;con cui cacciò gli occupanti turchi stabilendo il primo governo autoctono in Sudan. Per questo la &lt;i&gt;Mahdiyyah&lt;/i&gt; è vista nel Nord come il mito fondatore dello Stato indipendente, e siccome era un movimento messianico-politico islamico (che diede vita ad una teocrazia) si comprende come sia una memoria che esclude i non-musulmani.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://i.ytimg.com/vi/TbSbi92pK4U/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/TbSbi92pK4U?f=user_uploads&amp;c=google-webdrive-0&amp;app=youtube_gdata" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266" src="http://www.youtube.com/v/TbSbi92pK4U?f=user_uploads&amp;c=google-webdrive-0&amp;app=youtube_gdata" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;Per darvi un'idea delle zone che abbiamo attraversato, ho caricato due video. Purtroppo la qualità non è altissima, stavamo anddando in macchina sullo sterrato e non potevo aprire il finestrino.&lt;br /&gt;Quello che vedete è un campo profughi diventato più o meno un quartiere e ormai fusosi con la periferia cittadina. Di fatto è difficile dire dove finisca la periferia e inizi il campo, ma ci sono alcune differenze sostanziali. Innanzitutto potete vedere un buon numero di baracche di cartone e plastica, che non si trovano in città. L'altra cosa che manca quasi completamente sono i servizi più essenziali: acqua, gas, luce. Vi sono anche pochissimi negozi. Nel secondo video si vede invece la transizione alla periferia: si notano più trasporti, merce in mostra, meno baracche.&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object width="320" height="266" class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://i.ytimg.com/vi/R2kqWHSVmBs/0.jpg"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/R2kqWHSVmBs?f=user_uploads&amp;c=google-webdrive-0&amp;app=youtube_gdata" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266" src="http://www.youtube.com/v/R2kqWHSVmBs?f=user_uploads&amp;c=google-webdrive-0&amp;app=youtube_gdata" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Per quello che ho potuto osservare, l'urbanizzazione in queste grandi metropoli del Sud del mondo procede per cerchi concentrici: il centro città diventa sempre più inabbordabile per la stragrande maggioranza della popolazione, resta il cuore politico e macroeconomico della città e diviene appannaggio degli stranieri e dei ricchi locali (che spesso sono quelli che riescono a fare affari con gli stranieri). Più forte è la presenza internazionale, più i prezzi degli immobili salgono - la città più costosa al mondo è Luanda, in Angola - e quindi la gente si sposta verso i margini. Via via che l'inurbamento cresce, il prezzo delle case più vicine al centro si alza, fuori dal centro si sviluppano aree residenziali per la classe media locale, e la periferia popolata dal proletariato e sottoproletariato urbano si estende a macchia d'olio. Dopo alcuni anni però avviene uno sviluppo paradossale: il centro diventa invivibile, assediato dal traffico e dall'inquinamento, e talvolta dalla criminalità. Per questo iniziano a sorgere fuori dalla città (anche a 30-40 kilometri) aree residenziali di lusso, "sicure" perché cintate e spesso anonime e artificiali (prati verdi irrigati e in alcuni casi, come qui a Khartoum, un campo da golf!), dove si vive una vita parallela. Nel centro rimangono un po' di stranieri e soprattutto tanti uffici. Anche in Africa come nelle nostre grandi città, il "centro" ha perso qualsiasi funzione di aggregazione sociale o comunitaria. Per trovare la vita bisogna andare in periferia. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3073348875365478881?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3073348875365478881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3073348875365478881' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3073348875365478881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3073348875365478881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/01/la-periferia.html' title='La periferia'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/TTnRsCe_5eI/AAAAAAAAAEY/4DMu3fDwYoM/s72-c/IMG_6354.JPG' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1691595290090238171</id><published>2011-01-20T16:56:00.000+01:00</published><updated>2011-01-20T16:56:02.982+01:00</updated><title type='text'>Il bicchiere mezzo pieno</title><content type='html'>&lt;div dir="ltr" style="text-align: left;" trbidi="on"&gt;Sono arrivato da due giorni in Sudan e i problemi, i pericoli, le incognite si accumulano ad ogni conversazione. Questa è stata una costante di tutti gli ultimi cinque anni e mezzo: gli analisti, i diplomatici e i sudanesi stessi passavano il tempo a prevedere quando sarebbe scoppiata la prossima guerra. Gli articoli con il titolo "The next Sudanese war" o simili non si contavano. Eppure, sino ad oggi, la pace ha tenuto.&lt;br /&gt;Con il referendum si è girata la boa più importante del cosiddetto "periodo transitorio", sei anni (2005-2011) durante i quali si sarebbero dovute attuare tutte le clausole degli accordi di pace (Comprehensive Peace Agreement, CPA, memorizzate quest'acronimo!). Non restano che sei mesi prima della fine della corsa, il prossimo 9 luglio. Sei mesi durante i quali le due parti in causa (National Congress Party, NCP, dominante a Nord, e Sudan People's Liberation Movement/Army, SPLM/A, dominante a Sud) dovranno negoziare i termini della separazione del Sud, perché la secessione non è qualcosa che può avvenire dall'oggi al domani. In altre parole, dovranno cercare di mettersi d'accordo in modo da creare le premesse perché la prossima guerra sudanese non divenga mai realtà.&lt;br /&gt;La posta in gioco è altissima. Si dovrà decidere come dividersi le rendite petrolifere (i pozzi stanno nel territorio del Sud, ma le infrastrutture per raffinare ed esportare il petrolio sono a Nord!), spartirsi il debito estero, come stabilire la linea del confine (ci sono ben cinque punti contestati) e la sua natura (dovrà essere un confine "poroso", perché ci sono migliaia di pastori nomadi che da secoli portano le loro mucche a pascolare a cavallo del confine. Cambieranno rotta, direte voi. Provateci, sono armati fino ai denti...), trovare una formula per proteggere le rispettive minoranze, stabilire un criterio per la successione dei trattati internazionali (cioé stabilire se sono ancora validi o no, e visto che due trattati regolano la spartizione delle acque del Nilo, l'Egitto è alla finestra...), e infine risolvere l'annosissima questione di Abyei, un piccolo villaggio al confine tra nord e sud che non si sa bene da che parte del confine cadrà (chi vuole approfondire può leggere il mio articolo per l'ISPI &lt;a href="http://www.ispionline.it/it/documents/Analysis_MUSSO_2010.pdf"&gt;qui&lt;/a&gt;, che può servire anche come introduzione per chi si avvicina alle vicende sudanesi per la prima volta). &lt;br /&gt;Sono questioni complicate e sensibili, tutte potenzialmente potrebbero costituire la scintilla per la guerra. Non solo, ma se non sono risolte in un'ottica lungimirante porranno le premesse per una guerra tra due, tre o cinque anni, come successo tra Etiopia ed Eritrea, dove una piccola questione di confine ha fornito il pretesto per l'esplosione di un conflitto nel 1998, dopo che nel 1993 Asmara si era resa indipendente da Addis Abeba.&lt;br /&gt;Anche il Sudan ha un precedente di pace fallita: l'accordo di Addis Abeba, che nel 1972 pose termine alla prima guerra civile Nord-Sud, durò undici anni ma non riuscì a risolvere i problemi alla radice, e portò all'esplosione di una nuova, e più cruenta, guerra civile nel 1983.&lt;br /&gt;Adesso il tempo stringe e i nodi stanno venendo al pettine, le parti cercano di ottenere il miglior risultato con il minimo compromesso, massimizzando i propri vantaggi nel breve periodo.&lt;br /&gt;La secessione del Sud era largamente anticipata, tuttavia era impossibile "prepararsi" ad un evento di tale portata. In fondo nessuno credeva, finché non si sono aperti i seggi il 9 di gennaio, che il referendum si sarebbe svolto in tempo, senza disordini, esattamente secondo le condizioni previste dal CPA.&lt;br /&gt;E' proprio per questo che, malgrado le ragioni - reali - che inducono alla preoccupazione ed al pessimismo, penso non sia ingenuo vedere il bicchiere mezzo pieno. Mezzo pieno perché la pace, pur navigando in acque molto tempestose, ha tenuto per sei anni, e perché chi prima si combatteva oggi si parla, mentre la cosiddetta "comunità internazionale" sembra aver capito che un Sudan stabile è una condizione per la pace in Africa e ai confini del Medio Oriente.&lt;br /&gt;Speriamo solo non se lo bevano troppo presto, questo bicchiere mezzo pieno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1691595290090238171?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1691595290090238171/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1691595290090238171' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1691595290090238171'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1691595290090238171'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/01/il-bicchiere-mezzo-pieno.html' title='Il bicchiere mezzo pieno'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1453155789772384339</id><published>2011-01-14T12:34:00.000+01:00</published><updated>2011-01-14T12:34:53.916+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><title type='text'>Barbara Spinelli sul Corano</title><content type='html'>Riprendo le pubblicazioni del mio blog con questo interessante editoriale di Barbara Spinelli, comparso su La Repubblica un paio di giorni fa, che cerca di dare alcuni tratti del Corano. Naturalmente tutti noi sappiamo che da ogni libro sacro può essere tratta la giustificazione per una guerra così come le ragioni della pace. Quindi i soliti ciniconi non si sono trattenuti il giorno dopo dal pubblicare editoriali dove si elencavano tutte le frasi del Corano in cui si incita alla violenza. Il problema sta nell'interpretazione ma soprattutto nella lettura spirituale dei libri sacri. Tuttavia penso che l'articolo della Spinelli serva almeno a far venire la curiosità di approfondire il libro sacro dell'Islam e metta in luce gli aspetti "gentili" e non-violenti di una religione che troppo spesso viene additata come "intrinsecamente" intollerante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: medium;"&gt;Trovare nel Corano&amp;nbsp; l'Islam dell'amicizia&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;br /&gt;di BARBARA SPINELLI &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;LE  STRAGI dei cristiani in una cattedrale di Baghdad e nella chiesa copta  Al-Qaddissin a Alessandria d'Egitto sono segni non equivocabili, che  qualcosa di grave sta succedendo in terre musulmane: la lenta e brutale  estromissione dei cristiani, anche i più refrattari al proselitismo, i  più inseriti nel luogo che abitano, non molto diversa dalla cacciata  degli ebrei dai paesi arabi dopo il '48. Non importa, qui, chiedersi  come mai quella cacciata scosse l'Europa meno dell'odierna oppressione  di cristiani. Forse perché la martirologia cristiana ha riti consolanti  antichi. Forse cominciamo appena a comprendere la catastrofe che fu la  fine dell'impero asburgico, il nazionalismo identitario e le  persecuzioni delle minoranze che essa generò dopo la prima guerra  mondiale. Mentre ancora non comprendiamo, sino in fondo, i disastri nati  dalla caduta dell'impero ottomano: che produsse nazionalismi etnici e  religiosi e fu occasione, per i colonizzatori, di ridisegnare frontiere a  vanvera, di usare i popoli dividendoli o accostandoli senza criterio. È  uno dei motivi per cui quel continente ha Stati spesso falliti.  L'ossificazione di vecchi confini impedisce di ricostruire le  istituzioni, l'imperio della legge. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma la divisione più grave è  quella che colpisce i cuori, che nelle religioni del Libro sono la sede  non dei sentimenti ma della mente, del raziocinio. Tanto più essenziale è  divenuto capire l'Islam: perché è ormai la seconda religione in  occidente. Perché il soffrire dei cristiani nei Paesi musulmani assume  proporzioni calamitose. Perché col tempo non cresce negli uni e negli  altri l'unica dote che salvi: il sapere, il conoscersi reciproco. Questo  degrado s'è esteso quando l'Islam è entrato, brutale, nella vita  d'Occidente dopo l'11 settembre 2001. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu allora che molti,  ansiosi di compiacersi più che di sapere, corsero a cercar lumi in saggi  che descrivevano, in particolare, la disfatta dell'Islam (i libri di  Bernard Lewis, di Samuel Huntington, lo stesso testo ben più antico  dell'imperatore Paleologo citato nel 2006 a Ratisbona da Benedetto XVI).  I più ispirati erano forse quelli che si chinavano su letteratura o  testi originali: si pensi, in Italia, all'erudizione di Pietro Citati, o  alla sapienza indagata da Sabino Chialà, monaco di Bose, o alla  precisione con cui è stato riproposto il Corano, nel 2010 per Mondadori,  dal curatore Alberto Ventura e dalla traduttrice Ida Zilio-Grandi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma  per scrutare un grande monoteismo è al testo base che urge tornare: al  Corano, anche se tante sono le prescrizioni che vengono abrogate man  mano che il Libro si snoda, provocando perenni conflitti  d'interpretazione. Dobbiamo cominciare seriamente a leggerlo noi e forse  anche i musulmani, che a volte lo dimenticano come i cristiani o gli  ebrei sovente dimenticano i propri Libri. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Usiamo pensare, ad  esempio, che nell'Islam non esistano la misericordia, la pietà, l'aiuto  agli ultimi, il perdono. Non è vero, soprattutto quando in questione è  la giustizia uguale per tutti. Certo, una separazione fra legge di Dio e  leggi laiche è ardua nell'Islam, ma costantemente, nel Corano, la  giustizia è definita "la cosa più prossima alla pietà". Nella sura 4:135  si intima: "Agite con ferma giustizia quando testimoniate davanti a  Dio, anche se è contro voi stessi o contro i vostri genitori o contro i  vostri parenti, siano essi poveri o ricchi, agli uni e agli altri Dio è  più vicino di voi, dunque non seguite le passioni che vi fanno errare  dalla rettitudine". Dio ordina di non seguire neppure l'impulso opposto,  odiando gli avversari: "L'odio che nutrite contro un popolo miscredente  non vi induca a essere ingiusti". Uccidere in assenza di premesse (la  presenza di un assassino, un corruttore della terra) "è come uccidere  l'intera umanità". Incolpevoli, nei preganti di Baghdad e Alessandria è  stata uccisa, secondo la sura 5:32, l'intera umanità. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche se  col passare dei secoli si dilatò nell'Islam la diffidenza verso ebrei e  cristiani (non a causa della fede delle genti del Libro, non per  l'aderenza alle loro Scritture, giudicate antesignane del Corano), il  rispetto è grande perché il Dio è unico (Allah è traduzione del nome di  Dio, tendiamo a scordarlo). L'accusa, risentita, non è di adempiere le  Scritture, tutte e tre sacre, ma di adulterarle e credersi figli di Dio  "più degli altri uomini" (5:18). Rigettate sono le idolatrie, le  passioni incontrollate. L'uso della ragione (nel Corano discernimento,  perspicacia) è intenso nell'Islam. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Illuminanti a questo  proposito i detti islamici di Gesù, raccolti da Chialà per l'edizione  Lorenzo Valla (2009). Vorremmo citarne qualcuno. "Inguaribile è lo  stupido, come sabbia dalla quale niente germoglia". Gesù ammette di aver  guarito il lebbroso e il cieco nato: invece "ho curato lo stupido, ma  mi ha spossato" (362). E prima ancora, nel detto 303: "Non mi è stato  impossibile riportare in vita i morti, ma mi è stato impossibile guarire  lo stupido". Rumi racconta che Gesù fuggiva a gambe levate, se  incontrava uno stupido. Stupido perché del tutto privo di discernimento,  di giustizia, è il massacro dei cristiani d'Iraq e Egitto. Tanti morti,  e Cristo dipinto imbrattato di sangue a Alessandria: con quale  risultato? Con quale giardino radioso in vista, per il giorno in cui  morte ti coglie? Gli stessi musulmani alessandrini sono sgomenti, e si  offrono di presidiare loro le chiese. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Corano è contrario agli  anatemi, alle scomuniche: il giudizio di miscredenza viene solo da Dio.  La gentilezza ha uno spazio ampio nel Libro, così come vasto spazio è  dedicato alle donne, che hanno meno diritti ma sono pur sempre soggetti  giuridici ("Può darsi che voi disprezziate qualcosa in cui Dio ha posto  un bene grande", sura 4:19). Quanto agli anatemi, la sura 2:256 è  chiara: "Non c'è costrizione nella fede". Nella storia dell'Islam non  potrebbero esistere conversioni forzate. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Che cosa guida allora,  se non stupidità, ignoranza, e una vendetta ripetutamente scoraggiata  dal Libro, la mano degli assassini o la mente degli indifferenti  musulmani che sì malamente accolgono le condanne di Benedetto XVI,  considerandole empie interferenze? Sembra guidarli l'incapacità radicale  di mettere faccia a faccia fede e ragione, non a discapito l'una  dell'altra. Un grande poeta dell'XI secolo, Abu L-Ala Al-Ma'arri,  divideva la terra in "due sorti di persone: quelle che hanno la ragione  senza religione, e quelle che hanno la religione e mancano di ragione". &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mille  anni sono passati da allora, e ancor più dalla stesura del Corano:  terzo grandioso tentativo monoteista di ingentilire la storta e cupa  umanità. L'ultimo decennio di violenze, invece di stordire ancor più le  menti, può esser l'occasione di tentare una memoria meno ostruita, un  sapere meno trasandato. Dieci anni sono poco per iniziare a capire, e  ognuno deve fare lo sforzo partendo da sé, perché le memorie comuni sono  spesso una truffa, come accade in Italia attorno alla Resistenza. È un  compito alto, difficile: per noi e anche per i musulmani. Nessuno è  sconfitto, se si rimette a pensare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Corano non pretende cose  impossibili dall'uomo ("è una religione facile", diceva Muhammad), ma è  severo quando parla di giustizia, pietà, ragione. Il sincretismo, oltre a  non essere auspicato, è impossibile perché troppe sono le soperchierie  che gli uni hanno fatto agli altri. Anche in religione, come in  politica, dovrebbe esserci quella riconciliazione che memore del passato  costruisca un futuro diverso. Gli arabi e persiani fra loro, gli arabi e  gli ebrei in guerra continua, non hanno ancora prodotto (se si  escludono, agli esordi dello Stato d'Israele, figure come Hannah Arendt o  Judah Magnes), persone capaci di condividere un futuro storico, una  federazione laica di etnie e religioni diverse, evitando i tranelli  minimalisti della memoria condivisa.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1453155789772384339?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1453155789772384339/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1453155789772384339' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1453155789772384339'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1453155789772384339'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2011/01/barbara-spinelli-sul-corano.html' title='Barbara Spinelli sul Corano'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2736630067624457373</id><published>2008-10-25T10:55:00.003+02:00</published><updated>2008-10-25T10:59:41.810+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pakistan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='war on terror'/><title type='text'>Il Pakistan e la "tentazione" del dialogo</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: trebuchet ms; color: rgb(51, 153, 153);"&gt;La situazione è chiara: la popolazione del Pakistan non ne può più dei continui attentati, e per questo vorrebbe che il nuovo governo intraprendesse colloqui con i talebani e le milizie tribali.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: trebuchet ms; color: rgb(51, 153, 153);"&gt;Gli americani però non sono d'accordo, perché temono che i talebani possano approfittare di una tregua per riarmarsi. E visto che il Pakistan è in trattativa con il Fondo monetario internazionale...&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Pakistan rejects 'America's war' on extremists&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;• Parliament vows to end military action on border&lt;br /&gt;• Relations with US will be strained by new strategy&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;    * Saeed Shah in Islamabad&lt;br /&gt;    * The Guardian,&lt;br /&gt;    * Friday October 24 2008&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Serious doubts multiplied yesterday about Pakistan's commitment to&lt;br /&gt;America's military campaign against al-Qaida and the Taliban after&lt;br /&gt;parliament overwhelmingly passed a resolution calling for dialogue&lt;br /&gt;with extremist groups and an end to military action.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The new strategy, backed by all parties, emerged after a fierce debate&lt;br /&gt;in parliament where most parliamentarians said that Pakistan was&lt;br /&gt;paying an unacceptable price for fighting "America's war". If&lt;br /&gt;implemented by the government, support for Pakistan from international&lt;br /&gt;allies would come under severe strain, adding further instability to a&lt;br /&gt;country facing a spiral of violence and economic collapse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"We need to prioritise our own national security interests," said Raza&lt;br /&gt;Rabbani, a leading member of the ruling Pakistan People's party. "As&lt;br /&gt;far as the US is concerned, the message that has gone with this&lt;br /&gt;resolution will definitely ring alarm bells, vis-a-vis their policy of&lt;br /&gt;bulldozing Pakistan."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The resolution, passed unanimously in parliament on Wednesday night&lt;br /&gt;demanded the abandonment of the use of force against extremists, in&lt;br /&gt;favour of negotiation, in what it called "an urgent review of our&lt;br /&gt;national security strategy".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Dialogue must now be the highest priority, as a principal instrument&lt;br /&gt;of conflict management and resolution," said the resolution. "The&lt;br /&gt;military will be replaced as early as possible by civilian law&lt;br /&gt;enforcement agencies." It also said Pakistan would pursue "an&lt;br /&gt;independent foreign policy" and, in a pointed reference to US military&lt;br /&gt;incursions into Pakistani territory, proclaimed that "the nation&lt;br /&gt;stands united against any incursions and invasions of the homeland,&lt;br /&gt;and calls upon the government to deal with it effectively".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The force of the resolution was unclear last night, with differences&lt;br /&gt;in interpretation between the ruling People's party and opposition.&lt;br /&gt;The document is not binding on the government even though it was party&lt;br /&gt;to it. The army remains the ultimate arbiter of security policy. Some&lt;br /&gt;analysts believe that differences between the parties will see a&lt;br /&gt;tussle over implementation that could temper the resolution's thrust.&lt;br /&gt;The US response was muted, with officials saying they considered it&lt;br /&gt;rhetoric for domestic consumption.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;But the intense American pressure on Islamabad to take on the&lt;br /&gt;militants was underlined yesterday by another US missile strike inside&lt;br /&gt;Pakistani territory, an instance of the heavy-handed intervention that&lt;br /&gt;parliament railed against. The attack came in Pakistan's border area&lt;br /&gt;with Afghanistan, at an Islamic school being used by suspected&lt;br /&gt;extremists, killing 11. The madrasa was linked to Afghan Taliban&lt;br /&gt;commander Jalaluddin Haqqani, who has an extensive network in&lt;br /&gt;Pakistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There have been about a dozen US missile strikes inside Pakistan since&lt;br /&gt;the beginning of September and a ground assault, fanning widespread&lt;br /&gt;anti-Americanism in the country. The US and Nato depend on Pakistan to&lt;br /&gt;prevent its tribal area being used as a safe haven for Afghan Taliban.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Past attempts by Pakistan at making peace with militant groups in the&lt;br /&gt;tribal area have allowed them to regroup and led to a sharp increase&lt;br /&gt;in cross-border attacks against coalition forces in Afghanistan.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Yesterday a US official made clear what it expected. "Pakistan needs&lt;br /&gt;to and is attacking insurgents in its northern areas," Patrick Moon, a&lt;br /&gt;deputy US assistant secretary of state, said during a visit to Kabul.&lt;br /&gt;"Sanctuaries for Afghanistan Taliban in Pakistan complicate our&lt;br /&gt;security operations. Pakistani Taliban and other extremists such as&lt;br /&gt;al-Qaida are posing a threat to the stability of Pakistan."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pakistan is confronting multiple crises, political, security and&lt;br /&gt;financial, which threaten to overwhelm the nuclear-armed country and&lt;br /&gt;push it into chaos. It is heading towards bankruptcy, forcing&lt;br /&gt;Islamabad this week to approach to the International Monetary Fund for&lt;br /&gt;a rescue package. But the IMF bailout could be jeopardised if&lt;br /&gt;Washington is not on board.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ordinary people complain that the country feels like it is falling&lt;br /&gt;apart, with a severe shortage of electricity causing blackouts of 12&lt;br /&gt;hours or more in many areas, and crippling food price inflation,&lt;br /&gt;running at up to 100%, swelling the numbers living below the poverty&lt;br /&gt;line.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The country's north-west, especially its tribal border area with&lt;br /&gt;Afghanistan, is under the control of Taliban and al-Qaida, who are&lt;br /&gt;connected to militant groups that have networks across the country.&lt;br /&gt;Yesterday, in what is now a typical day for Pakistan, aside from the&lt;br /&gt;US missile strike, eight anti-Taliban tribal leaders were killed by&lt;br /&gt;militants in the Orakzai part of the tribal area, and the army killed&lt;br /&gt;20 fighters in Bajaur, another part of the tribal belt.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In Swat, a valley in the north-west, the headless body was found of a&lt;br /&gt;policeman, previously kidnapped by Taliban, and posters went up in&lt;br /&gt;Swat warning women against shopping in markets, saying it was&lt;br /&gt;"unIslamic".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"Our country is burning," said Senator Khurshid Ahmad, a member of&lt;br /&gt;Pakistan's upper house of parliament for Jamaat-e-Islami, a mainstream&lt;br /&gt;religious party. "We don't want Bush to put oil on the fire. We want&lt;br /&gt;to extinguish this fire."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sherry Rehman, minister for information, said the motion was a "firm&lt;br /&gt;resolve to combat terrorism". But Talat Masood, a retired general and&lt;br /&gt;security analyst, said: "The army will be disappointed there was not a&lt;br /&gt;clear consensus. I think the army will continue with the existing&lt;br /&gt;policy."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Backstory&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pakistan's tribal territory, formally known as the Federally&lt;br /&gt;Administered Tribal Areas (Fata), is a legacy of the Raj, a 10,000&lt;br /&gt;square mile sliver of territory that has become central to geopolitics&lt;br /&gt;and the homeland security of the US, Britain and Europe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The laws of Pakistan do not extend to the tribal belt, which is run&lt;br /&gt;under its own punitive laws and tribal custom, a system developed by&lt;br /&gt;the British. Fierce customs mean that men all carry guns, and guests,&lt;br /&gt;including al-Qaida militants, must be protected.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al-Qaida's leadership and thousands of Taliban escaped the US war in&lt;br /&gt;Afghanistan after September 11 2001 by slipping into the tribal area,&lt;br /&gt;which runs along the border.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Under a treaty with the tribes, the Pakistan army was not allowed to&lt;br /&gt;enter the Fata, but the accord broke in 2004 under US pressure calling&lt;br /&gt;for al-Qaida bases to be disrupted. This sparked a tribal insurrection&lt;br /&gt;and pushed the locals towards extremism, creating a Pakistani Taliban.&lt;br /&gt;Taliban militants killed hundreds of traditional leaders and now&lt;br /&gt;control most of the Fata, imposing a rough and ready Islamic law,&lt;br /&gt;though it is believed that most tribesmen remain moderate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;END&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2736630067624457373?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2736630067624457373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2736630067624457373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2736630067624457373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2736630067624457373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/10/il-pakistan-e-la-tentazione-del-dialogo.html' title='Il Pakistan e la &quot;tentazione&quot; del dialogo'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1973939634320207988</id><published>2008-10-22T15:22:00.002+02:00</published><updated>2008-10-22T15:36:34.315+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><title type='text'>Un ricordo di Soeur Emmanuelle</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold; font-family: trebuchet ms; color: rgb(51, 204, 255);"&gt;Ecco un bel ricordo di Soeur Emmanuelle apparso su Le Monde.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="ar-txt"&gt;L'histoire pourrait commencer par un tableau romantique. Une scène digne du film Titanic. Une jolie jeune fille aux yeux bleus est accoudée au bastingage d'un bateau, qui traverse la Manche et emporte ses rêves. Elle fume la cigarette, par défi aux conventions de sa famille de la bonne bourgeoisie belge. Un jeune homme blond l'aborde. Un bel Allemand. Il engage la conversation.&lt;p&gt;&lt;i&gt;Où vous rendez-vous comme ça, Mademoiselle?&lt;br /&gt;– Au couvent, Monsieur.&lt;br /&gt;– Avec ces yeux-là? – Je ne les laisserai pas à la porte.&lt;br /&gt;– Vous n'aimez pas l'aventure?&lt;br /&gt;– Mais c'est pourquoi j'entre au couvent…"&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ce jour-là, la future Sœur Emmanuelle renonce à un mari et à une famille. Comme un saut dans le vide, un pari pascalien. Quarante-cinq ans plus tard, dans son premier livre, &lt;i&gt;Chiffonnière avec les chiffonniers&lt;/i&gt; (1977), elle a ce cri du cœur  :  &lt;i&gt;"Même si sur ma tombe ne croissent que des pissenlits et que mon âme s'anéantit avec celle de mon chat, eh bien! oui, cela valait la peine de laisser mon bel Allemand et… quelques autres."&lt;/i&gt; Puis, en fille obéissante de l'Eglise, elle ajoute aussitôt  :  &lt;i&gt;"Attention, je n'ai pas une âme de chat. Je crois dur comme fer à la résurrection des morts et à la vie éternelle. Amen."&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;FRANC-PARLER&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;C'est peut-être le trait qui plaisait le plus, au premier abord, chez Sœur Emmanuelle  :  son franc-parler. Son côté &lt;i&gt;"vieille nonne indigne"&lt;/i&gt;, comme l'avait qualifiée avec humour le quotidien &lt;i&gt;Libération&lt;/i&gt;. Tandis que certains n'hésitaient pas à la canoniser de son vivant, en la désignant comme &lt;i&gt;"la sainte du Caire"&lt;/i&gt;, elle ne cachait aucune de ses faiblesses : oui, elle avait eu des doutes, elle adorait les belles fourrures, les chapeaux, le chocolat noir et la glace à la vanille… Au plus fort de sa notoriété médiatique, elle faisait cet aveu : &lt;i&gt;"L'orgueil se glisse partout. J'ai beau être une religieuse, quand on parle de moi, ça me fait plaisir."&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Madeleine Cinquin est née à Bruxelles, le 16 novembre 1908, d'un père français et d'une mère belge. Sa famille, aisée, a fait fortune dans la lingerie fine. Elle est la seconde fille de trois enfants. Un choc vient bouleverser son enfance heureuse. En septembre 1914, alors qu'elle n'a pas six ans, son père se noie sous ses yeux, à Ostende. Il nage au milieu des vagues, il sourit, il fait signe à sa fille sur la plage. Soudain, il disparaît sous l'écume.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A plusieurs reprises, la religieuse a affirmé que ce traumatisme avait été à l'origine de son destin. Elle en a conservé un sentiment aigu de la précarité des choses : &lt;i&gt;"Une petite fille a soudain compris, un dimanche matin, qu'on ne peut s'accrocher à l'écume, confiait-elle en 2000 à un journaliste de Var Matin. Dans l'inconscient, ma vocation date de là. J'ai cherché l'absolu, pas l'éphémère."&lt;/i&gt; L'absolu, la jeune fille qui vogue cheveux au vent sur le bateau va donc le trouver dans la vie religieuse. Sa décision est prise : en 1929, elle entre chez les religieuses de Notre-Dame de Sion. Une congrégation créée 1843 par Théodore Ratisbonne, qui gère plusieurs établissements prestigieux d'enseignement en français, sur le pourtour méditerranéen. La future chiffonnière est professeur à Istanbul, à Tunis, et enfin à Alexandrie. En tout, elle consacre quarante ans à l'éducation des jeunes filles des classes aisées. Elle qui, enfant, rêvait de mourir martyre ou de servir les pauvres… &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mais l'heure de la retraite arrive. A 62 ans, avec la permission de ses supérieures, celle que ses élèves appelaient Mère Emmanuelle débarque au Caire. Elle veut servir les lépreux. Par soif de radicalité. Le lazaret est situé en zone militarisée. Il faut demander l'autorisation au ministère de la santé, au ministère des affaires étrangères, et sans doute aussi au ministère de la guerre. Trop compliqué. Un jeune secrétaire de la nonciature lui suggère le bidonville des chiffonniers. Elle y va. Elle s'y trouve bien. Elle installe ses pénates dans une cabane à chèvres en tôle. Et c'est ainsi qu'en 1971, Mère Emmanuelle devient Sœur Emmanuelle, la religieuse des chiffonniers du Caire.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;LÉGENDE&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Le reste appartient déjà à la légende. Une suite de fioretti racontés par Sœur Emmanuelle dans ses nombreux livres. Les nuits avec les puces. Les rats qui courent entre ses jambes. Les femmes battues comme plâtre. Les gamins éméchés de mauvais alcool qui s'entretuent au couteau. Mais aussi l'alphabétisation des enfants, la fierté retrouvée des parents. Les jeunes qu'elle emmène voir le Nil, pour la première fois, et qui s'exclament : &lt;i&gt;"El Bahr, El Bahr!"&lt;/i&gt; (la mer, la mer!), pareils aux soldats de l'Anabase, qui criaient &lt;i&gt;"Thalassa!"&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A Matareya, la sœur courage ouvre un dispensaire, un jardin d'enfant et un centre d'alphabétisation. Si les coptes, venus de Haute-Egypte, sont majoritaires, elle intervient aussi auprès des musulmans et s'efforce de rapprocher les deux communautés. Sa ligne de conduite est claire : pas de prosélytisme envers les musulmans, mais un effort de compréhension réciproque. Sur la porte de sa cabane, elle accroche une croix et un croissant, et la devise &lt;i&gt;"Dieu est amour"&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sœur Emmanuelle s'installe ensuite à Mokattam, le plus grand des bidonvilles du pays. Son association, Les Amis de Sœur Emmanuelle, est chargée de collecter des fonds. La religieuse donne de sa personne et parcourt le monde, pour éveiller les consciences. Plusieurs fois, elle a raconté cet épisode devenu célèbre : &lt;i&gt;"Un jour, à Genève, j'ai dit devant une assemblée très convenable : si je ne trouve pas 30000 dollars, il ne me restera plus qu'à faire un hold-up. Alors là, j'ai eu du succès et j'ai eu les 30000 dollars."&lt;/i&gt; Grâce aux dons collectés, elle parvient à mettre sur pied une usine de compost destinée recycler les déchets.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;PLATEAUX TÉLÉ&lt;br /&gt;&lt;/b&gt;&lt;br /&gt;La renommée de Sœur Emmanuelle se répand dans les salles de rédaction. En 1990, elle est invitée par Jean-Marie Cavada à "La Marche du siècle". A partir de cette date, elle est régulièrement présente sur les plateaux télé. Avec l'uniforme qu'elle s'est inventé et sous lequel elle passe à la postérité : blouse grise, fichu du même ton et baskets noires.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Ce petit bout de femme exerce une véritable fascination sur les journalistes et animateurs, qu'ils soient croyants ou non : Cavada, Poivre d'Arvor, Drucker, Pivot, tous succombent au charme de la petite bonne sœur en gris, qui les tutoie et leur donne du &lt;i&gt;"mon petit Patrick"&lt;/i&gt; ou &lt;i&gt;"mon cher Jean-Marie"&lt;/i&gt;. A l'écran, elle laisse éclater son enthousiasme et son bonheur de vivre, qu'elle traduit par l'expression arabe &lt;i&gt;"yalla!"&lt;/i&gt; (en avant).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;"Respecter celui qui pense autrement"&lt;/i&gt; Elle égrène aussi quelques-unes de ses maximes fortes  :  &lt;i&gt;"Contrairement à ce qu'a écrit Jean-Paul Sartre, les autres, ce n'est pas l'enfer. C'est le paradis pour peu qu'il y ait de l'amour. J'ai passé vingt ans de paradis au milieu de mes chiffonniers."&lt;/i&gt; Elle a fait sienne la devise de Marc-Aurèle  :  &lt;i&gt;"L'obstacle est matière à action."&lt;/i&gt; Elle devient célèbre pour ses coups de colère par médias interposés, contre la bourgeoisie, les &lt;i&gt;"magouilles"&lt;/i&gt; de la politique ou les ventes d'armes.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Sœur Emmanuelle ne fait pas mystère de ses positions hétérodoxes en matière de morale. Elle affirme haut et fort son admiration pour le pape Jean Paul II. Mais, dans ses dispensaires, elle fait distribuer la pilule aux jeunes femmes épuisées par les maternités. Elle évite de &lt;i&gt;"dire publiquement autre chose que ce que dit l'Eglise"&lt;/i&gt;, précise-t-elle. Ce qui ne l'empêche pas d'avouer tranquillement qu'elle est favorable au mariage des prêtres… Elle défend la vie religieuse, et ses trois vœux de pauvreté, chasteté et obéissance. Mais elle n'en cache pas les difficultés. Elle raconte l'amour éprouvé pour un collègue professeur, &lt;i&gt;"un homme très intelligent, très fin, très bien, avec lequel je parlais souvent littérature, philosophie"&lt;/i&gt;. Après une nuit de doute, qui avait failli faire vaciller sa vocation, elle avait renoncé à cette passion. Des années plus tard, à l'occasion de ses cinquante ans de vie religieuse, elle a reçu une lettre de ce professeur : &lt;i&gt;"Eh bien, c'est drôle, en reconnaissant son écriture sur l'enveloppe, mon vieux cœur de 70 ans a fait &lt;i&gt;"crunch"&lt;/i&gt;!"&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;LIBERTÉ DE TON&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Est-ce pour cette liberté de ton que les supérieures de Sœur Emmanuelle lui demandent instamment de rentrer en France, officiellement pour &lt;i&gt;"se reposer"&lt;/i&gt;? En 1993, elle décide d'obtempérer et quitte l'Egypte. Elle confie son œuvre à une religieuse copte, Sœur Sara. Sœur Emmanuelle prend ses quartiers dans une maison de retraite pour religieuses, dans le Var. Ce départ lui coûte. A plusieurs reprises, elle répète qu'elle aurait aimé &lt;i&gt;"mourir avec &lt;/i&gt;[ses]&lt;i&gt; chiffonniers"&lt;/i&gt;. Elle veut devenir &lt;i&gt;"orante"&lt;/i&gt;, dit-elle, une &lt;i&gt;"sœur universelle"&lt;/i&gt; unie par la prière aux pauvres du monde entier. C'est promis, elle ne s'exprimera plus dans les médias… Mais la vieille dame ne tient pas en place. Elle découvre ce qu'elle appelle &lt;i&gt;"la détresse spirituelle et morale"&lt;/i&gt; de ses contemporains. Elle veut témoigner, par des conférences et des interventions télévisuelles. Comme ces vieux acteurs, elle annonce régulièrement &lt;i&gt;"sa retraite"&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;"son silence"&lt;/i&gt;, sa dernière intervention. Puis, elle revient sur le devant de la scène, à l'occasion d'un livre ou pour collecter de l'argent.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Elle s'excuse de tutoyer tout le monde, y compris le président de la République, Jacques Chirac  :  &lt;i&gt;"En arabe, tout le monde se dit  tu …"&lt;/i&gt; En janvier 2002, elle est nommée commandeur dans l'ordre de la Légion d'honneur.&lt;br /&gt;&lt;b&gt;&lt;br /&gt;FOI EN L'HOMME&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Souvent, les journalistes l'interrogent sur l'islam et l'islamisme  :  &lt;i&gt;"Par essence, le musulman n'est ni un violent, ni un fanatique&lt;/i&gt;, assure-t-elle.&lt;i&gt; J'en ai connu des milliers. Seulement chaque homme, surtout jeune, est enclin à libérer ses instincts primaires."&lt;/i&gt; Elle n'est pas favorable à l'interdiction du foulard à l'école  :  &lt;i&gt;"N'est-il pas essentiel de respecter celui qui pense autrement? Si aujourd'hui j'étais chrétienne à l'école, je porterais un voile uniquement par instinct de liberté."&lt;/i&gt; Il suffit de peu de chose pour faire bouillir le sang de la rebelle qui coule dans ses veines. &lt;/p&gt;&lt;p&gt;Un jour, de retour des Philippines, elle découvre que le charter dans lequel elle se trouve est fréquenté par des personnes distinguées venues abuser d'enfants : &lt;i&gt;"Si j'avais eu une bombe à ma disposition, j'aurais, comme les kamikazes, fait sauter l'avion!"&lt;/i&gt; Bon gré mal gré, Sœur Emmanuelle était devenue une icône médiatique. Messagère des pauvres en prime time, dispensatrice d'une indéboulonnable foi en l'homme, qui convenait aussi bien à ceux qui croyaient au Ciel qu'aux autres.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;La chiffonnière du Caire n'avait pas d'âge. La célébrité lui était venue sur le tard, à l'âge de la retraite. Les Français avaient l'impression d'avoir toujours connu ce visage sillonné de longues rides, cette mèche blanche caché sous le fichu gris et cette voix à la fois fluette et tranchante. Dans l'imaginaire collectif, elle était devenue notre Mère Teresa nationale. L'une de ces figures tutélaires, comme l'histoire de notre pays les affectionne. On songe aux vers de Péguy sur sainte Geneviève, patronne de Paris :&lt;i&gt;&lt;br /&gt;"Et les durs villageois&lt;br /&gt;[et les durs paysans,&lt;br /&gt;La regardant vieillir&lt;br /&gt;[l'avait crue éternelle."&lt;/i&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="lien"&gt;&lt;div class="desc"&gt;&lt;b&gt;Xavier Ternisien&lt;/b&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1973939634320207988?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1973939634320207988/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1973939634320207988' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1973939634320207988'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1973939634320207988'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/10/un-ricordo-di-soeur-emmanuelle.html' title='Un ricordo di Soeur Emmanuelle'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3992911444665438671</id><published>2008-03-24T23:06:00.006+01:00</published><updated>2008-03-24T23:13:49.743+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Iraq'/><title type='text'>La tragedia dei cristiani in Iraq</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.ankawa.com/malka1/matran/1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 256px; height: 181px;" src="http://www.ankawa.com/malka1/matran/1.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'orribile assassinio di mons. Rahho e di tre suoi accompagnatori ha svelato all'opinione pubblica mondiale quello che è uno dei "sottoprodotti" della guerra in Iraq di cui si parla di meno, ma che non per questo è meno inquietante: il lento stillicidio di intimidazioni e violenze a cui sono sottoposti i cristiani nella terra del Tigri e dell'Eufrate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui di seguito trovate un link ad un articolo veramente molto bello comparso su "Le Monde" a proposito di questo tema, buona lettura:&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/opinions/article/2008/03/24/la-tragedie-des-chretiens-d-irak_1026755_3232.html" target="_blank"&gt;La tragédie des chrétiens d'Irak&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 24.03.08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&amp;amp;cop&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3992911444665438671?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3992911444665438671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3992911444665438671' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3992911444665438671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3992911444665438671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/03/la-tragedia-dei-cristiani-in-iraq.html' title='La tragedia dei cristiani in Iraq'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5234481070881029351</id><published>2008-03-16T09:32:00.007+01:00</published><updated>2008-03-16T09:41:31.761+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><title type='text'>Aperta la prima chiesa cattolica in Qatar</title><content type='html'>Con questo avvenimento, l'Arabia Saudita rimane l'unico Paese della penisola arabica a non permettere la costruzione di chiese sul suo territorio. Alla faccia di chi polemizza sulle moschee in Italia...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;table style="width: 425px; height: 2583px;" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td style="font-weight: bold; color: rgb(51, 153, 153);" class="DetaildTitleGolden" id="tdMainHeader" width="100%"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span id="ReadWriteMetadataPlaceholder1"&gt;&lt;span id="ReadWriteMetadataPlaceholder1_ReadWriteMetadataValue" style="height: 25px; width: 90%;"&gt;Qatar opens first church, quietly&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;                  &lt;td valign="middle"&gt;&lt;span id="ReadOnlyMetadataPlaceholder2"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;                  &lt;td align="left" valign="middle"&gt;&lt;span id="ReadOnlyMetadataPlaceholder1"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;                 &lt;/tr&gt;                 &lt;tr&gt;                  &lt;td colspan="3" id="tdbyLine"&gt;&lt;span id="Readwritemetadataplaceholder2" class="DetaildSuammaryTitle"&gt;&lt;table&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td class="DetaildSuammaryTitle" algin="left" valign="middle"&gt;By &lt;/td&gt;&lt;td class="DetaildSuammaryTitle" algin="left" valign="middle"&gt;Shabina S. Khatri in Doha&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;                 &lt;/tr&gt;                 &lt;tr&gt;                  &lt;td colspan="3"&gt;&lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;table imagetabletakecare="" border="0" bordercolor="#c0c0c0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="0%"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;img style="width: 436px; height: 270px;" src="http://english.aljazeera.net/mritems/images/2008/3/15/1_243137_1_9.jpg" border="0" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td   style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 0);font-family:Verdana;font-size:8pt;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;The Church of Our Lady of the Rosary will serve Doha's 150,000 Catholics [Omar Chatriwala]&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;!-- /TOKEN --&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;br /&gt;When Regina Setiadi moved from Indonesia to the Gulf last year, she left her Bible, crucifix and rosary behind.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"I never think that here in [the] Middle East there's a church," the 37-year-old Catholic, who now lives in Doha, Qatar, told Al Jazeera. "I thought we have to pray secretly at home."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Or in schools. Or rented halls.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;But now, after decades of worshipping in borrowed spaces, Qatar's growing Christian community is celebrating - albeit quietly - the opening of the country's first church since pre-Islamic times.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;For Christians, the milestone is a validation of their growing community, comprised of expatriate workers mainly from South Asia and the Philippines. For others, the church symbolises a step forward for rapidly developing Qatar, a tiny oil-rich country bidding for the 2016 Olympics.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"The church will send a positive message to the world," Abdullah bin Hamad al-Attiyah, Qatar's minister of energy and industry, told reporters on Friday during the unveiling of the complex.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;But because some say the church flies in the face of Qatar's Islamic values, religious leaders and government officials have been cautious about trumpeting the news too loudly.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"You have to respect the sensitivities of the country," Reverend Bill Schwartz, an American priest fluent in Arabic, told Al Jazeera. "The people here have no cultural foundation to perceive Christianity. I don't think it's a negative thing – [the exposure] just hasn't been there.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;Large and unassuming&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The Church of Our Lady of the Rosary, to be consecrated on Saturday and open for Easter services on Sunday, will serve Doha's Catholic community, which comprises 90 per cent of the city's 150,000 and growing Christian expatriate population.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Construction of buildings for four other groups - Anglican, Coptic and the Greek Orthodox communities, as well as an inter-denominational centre where 11 Indian churches will converge under a single roof - is also under way, says Schwartz, who is involved in the Anglican Church of the Epiphany effort. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;When completed, the complex will be one of the largest Christian structures in the Gulf, Naim Fouad Wakin, the project contractor, told Al Jazeera.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;The $20m Catholic church, which seats 2,700, is located in the southern outskirts of the city on land donated by Sheikh Hamad bin Khalifa al-Thani, Qatar's emir, and leased for a nominal fee. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Though it sits amid mounds of uneven gravel and sand, Schwartz predicted rapid development within the next two years. Around 7,000 housing units are going up in the area, he said.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Because of the controversy surrounding the church's opening, security patrols are to monitor the complex for months to come. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In keeping with government requests, the building's exterior bears no crosses, steeple or church bells. The interior is similarly cautious, awash in soft blues and yellows, subtly airbrushed Biblical imagery - including a few crucifixes - and understated stained-glass windows.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"We have complied and intend to keep complying with every regulation set by the government," Archbishop Paul Hinder, the Apostolic Vicar of Arabia and the senior Roman Catholic cleric in the region, said on Friday.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;'Not OK'&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;But the idea of an official space for Christians, however unassuming, does not sit well with some Doha residents. &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"I'm not OK with it," Nabila Rahman, 37, told Al Jazeera after Friday prayers in a Doha mosque. "I feel that being a Muslim country, they should not allow a church to be here," the Sri Lankan elementary school teacher added.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt; &lt;table imagetabletakecare="" align="right" border="0" bordercolor="#c0c0c0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="0%"&gt; &lt;tbody&gt;&lt;!-- TOKEN --&gt; &lt;tr&gt; &lt;td&gt;&lt;img src="http://english.aljazeera.net/mritems/images/2008/3/15/1_243136_1_3.jpg" border="0" /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt; &lt;tr&gt; &lt;td   style="font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 0);font-family:Verdana;font-size:8pt;" align="center"&gt;&lt;span style="font-size:78%;"&gt;The complete church complex is expected to be&lt;br /&gt;one of the largest in the Gulf [Omar Chatriwala]&lt;/span&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;!-- /TOKEN --&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Khalifa Saleh, a 24-year-old Qatari, held the opposite perspective, commending the government for helping a religious minority feel more welcome in the country.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"This is a great step towards respect and tolerance. Many Christian expatriates have moved to Qatar in search for a better future. Their hard work and dedication to their work helps give Qatar a brighter future and I thank them for that."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;He said that only a minority of nationals, which account for less than a third of Qatar's one million residents, are upset about the church.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"Those people have to be ignored. We ask for a mosque in England, so why can't people ask for a church in Qatar? As long as the religion does not interfere with the state or not impose itself on other Muslims, I see no problem at all."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Indeed, religious leaders have promised not to proselytise. And because it is illegal in Qatar for Muslims to convert to other religions, the church must handle any natives interested in Christianity with extra care, Schwartz said.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;If Muslims were to come to him inquiring about his faith, he said, "I would be expected to turn them away." &lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;&lt;strong&gt;A heart's delight&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;With the opening of Our Lady of the Rosary, Saudi Arabia remains the only Gulf state to ban churches and open worship by non-Muslims.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;Those who oppose churches in the Gulf often quote the Prophet Muhammed as saying "no two religions will come together in the Arabian peninsula".&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;But Abdul Hamid al-Ansari, former dean of the sharia (Islamic law) school at Qatar University and  a vocal advocate of Doha's new church, offered another interpretation.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"This does not mean that churches should be banned in Qatar because religious scholars believe it applies to the Hijaz - specifically Mecca and Medina," Islam's two holiest cities in Saudi Arabia, Ansari said in a local newspaper article.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"Let's all welcome the presence of churches in Qatar ... as a demonstration of Islamic tolerance and human brotherhood."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;In Kuwait, Bahrain and the United Arab Emirates, churches were seen as one way to attract more foreign workers. Hinder said he expects Doha's churches to do the same.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt; &lt;p&gt;&lt;span style="font-size:85%;"&gt;"When the spiritual needs of people are met, they will be more happy at work," he said. "This new building is a delight for our hearts."&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/td&gt;                 &lt;/tr&gt;                &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5234481070881029351?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5234481070881029351/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5234481070881029351' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5234481070881029351'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5234481070881029351'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/03/aperta-la-prima-chiesa-cattolica-in.html' title='Aperta la prima chiesa cattolica in Qatar'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-485819334167689259</id><published>2008-03-04T13:10:00.004+01:00</published><updated>2008-03-04T13:12:34.848+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensiero del giorno'/><title type='text'>Régis Debrai e l'individualismo</title><content type='html'>Questo è veramente un articolo con i fiocchi, peccato sia in un francese un po' difficile, ma vale la pena di sforzarsi un po'...&lt;br /&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 153, 153);font-size:130%;" &gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="ar-tit"&gt;&lt;span style="color: rgb(51, 153, 153);font-size:130%;" &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;L'intérêt général démagnétisé&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;par Régis Debray&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;    &lt;div class="dt"&gt; LE MONDE | 07.02.08 | 13h11  •  Mis à jour le 07.02.08 | 13h11&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/let/l.gif" alt="" title="" align="left" border="0" /&gt;a photo de groupe du conseil municipal ? &lt;i&gt;"J'ai mis deux ans&lt;/i&gt;,&lt;i&gt; &lt;/i&gt;me répond le maire de Puy-Guillaume, en Auvergne, 2 700 habitants, &lt;i&gt;avant de pouvoir réunir mes vingt-trois conseillers sur les marches de la mairie. Les agendas ne collaient jamais. Il y en avait toujours un avec un empêchement. Une belle-mère malade, des vacances au comité d'entreprise de la verrerie, une partie de pêche, le match de foot. Au club de sport de la commune, on ne trouve plus guère de bénévoles. Et quand l'instit annonce une grève, la réaction des parents n'est plus : "Zut, une journée d'école de perdue pour le petit", mais : "Qu'est-ce que je vais bien pouvoir en faire demain ?"" &lt;/i&gt;Le républicain à l'ancienne ne s'y reconnaît plus. Où est passé l'intérêt général ? Le long terme ? Le privé et l'immédiat ont tout avalé.&lt;p&gt;&lt;table style="float: left; clear: both; padding-right: 6px;" border="0" cellpadding="0" cellspacing="0"&gt;&lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;&lt;td&gt;&lt;center&gt;&lt;script language="JavaScript"&gt;OAS_AD('Middle1');&lt;/script&gt;&lt;!-- ceci est un essai --&gt; &lt;/center&gt;&lt;br /&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;Ce "perso" d'abord, quel boute-en-train ne le déplore ? Casse-tête tous azimuts : trouver la bonne date. Amicale sportive, assemblée diocésaine, loge franc-maçonne, comité de rédaction, cellule ou section de parti, bureau de l'association : pas de chance, on est toujours pris ce jour-là. Certes, un vrai Parisien ne "zappe" pas un plateau télé, ni une réunion de copropriétaires, ni un dîner du Siècle. On a tous l'instinct de notre intérêt. Fric et frime nous assignent et mobilisent.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Mais dès qu'il ne s'agit plus de se faire voir, de gagner des sous ou de monter un coup, l'être-ensemble gratuit ou désintéressé semble avoir perdu le pouvoir de réquisition qui était le sien pour le meilleur et pour le pire, du temps où le devenir collectif polarisait nos petites vies individuelles. Et régulait d'autorité nos agendas, jours fériés compris. Dans une société qui se rêve conviviale et prend un échange d'informations pour un échange d'idées, le Net connecte tout en émiettant. Et le travail d'intérêt collectif est devenu une punition pénale. Malgré la loi de 1901 et la prospérité du monde associatif, la cause commune se démagnétise. Qui invite des amis à dîner doit désormais leur annoncer, pour contourner la belle-mère souffrante, que Madonna passera prendre le café (se plaindre au dessert que les avions ont toujours du retard).&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Si le rassemblement se porte mal, pour cause d'assiduité et d'obligation, assimilé qu'il est à un enrégimentement, l'attroupement, lui, fait florès. Autour du dernier produit, des deux sexes, de la sélection télévisuelle, du plus glamour ou du plus inapte. Le mouvement de curiosité, c'est bref et sans lendemain. Indolore. L'électeur meurt en badaud, et le militant en fan.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;A rapprocher d'un autre phénomène de contre-société : la nécessité où nous sommes désormais d'appeler, la veille d'un rendez-vous pris un mois un plus tôt, pour savoir &lt;i&gt;"si ça tient toujours"&lt;/i&gt;. Chacun vérifie par là que l'autre n'a pas trouvé mieux à faire entre-temps. Plus juteux ou plus marrant. Fin du &lt;i&gt;"j'engageais mon honneur, engageant ma parole"&lt;/i&gt;. Puisque l'instant commande, à la carte, les options restent ouvertes jusqu'à la dernière minute. S'engager a un double sens, et ce n'est pas un hasard : se mettre au service d'une cause et bloquer son agenda. Quand, maintenant, tout est maintenant, le nous n'a plus d'autorité sur le moi. C'est chacun pour soi, comme dans un naufrage. Enrichissez-vous dans votre coin et priez le bon Dieu de temps à autre. De cette effervescence concurrentielle découlera le Bien Commun. Postulat désormais commun à la gauche comme à la droite. Plus qu'un opportunisme, c'est une saison de l'âme.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;L'utilité commune, l'avantage de tous, la volonté générale, la nation : ces mots étaient à l'honneur dans la Déclaration de 1789. Elle reconnaît des droits aux "membres de la société", aux hommes définis comme citoyens de par leur appartenance à un corps politique. Dans le préambule de la Charte européenne des droits fondamentaux, en revanche, la personne est le centre du monde, et la société a disparu comme sujet. Ce qu'elle est en maints articles de notre texte-phare. La pente est au nombril, en vidéosphère. Le petit écran est bonapartiste : pas de place pour une assemblée ni un plan d'ensemble. Le 4/3 écran plat incitera-t-il à plus d'abnégation ? Contrairement aux personnes physiques, les personnes morales (telle la République une et indivisible - ou pis encore, le peuple, la France, la classe ouvrière, etc.) garderont le défaut d'être invisibles au petit écran et de ne pas donner d'interviews à la radio. Pas vu, pas de vie. A quoi un spectre peut bien nous obliger ? Certains pensent, avec Adam Smith, que l'égoïsme de chacun apporte à tous la richesse économique. Les mêmes devraient constater que l'individualisme dit démocratique peut, passé un certain point, pulvériser la démocratie, barricader nos cités et ruiner jusqu'à la civilité.&lt;/p&gt;&lt;p&gt;Raison de plus pour faire l'honneur modeste d'un bulletin de vote à nos futurs édiles. Pas d'abstention. Des gens assez fous pour briguer un poste où il leur faudra se dévouer à des affaires qui ne sont pas directement les leurs, et qui tireront de ce renoncement à leur quant-à-soi plus d'ennuis que de gloire, et plus de plaintes en justice que de stock-options, méritent bien qu'on leur sacrifie dans l'isoloir un quart d'heure de nos sacro-saints loisirs. Pas plus ? Soit. Mais pas moins. Il en va dans ce devoir de générosité, pour nuisible qu'il soit au dimanche à la campagne, de notre intérêt perso. Deux dictatures menacent de tout temps le bonheur les citoyens : celle du tout sur la partie, et celle des parties sur le tout. A l'heure où le tout n'est plus rien, c'est bien le moins qu'on l'aide à redevenir quelque chose.&lt;/p&gt;&lt;p&gt; &lt;/p&gt;&lt;hr /&gt;&lt;b&gt;Régis Debray&lt;/b&gt; est écrivain, directeur de la revue &lt;i&gt;MédiuM&lt;/i&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-485819334167689259?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/485819334167689259/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=485819334167689259' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/485819334167689259'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/485819334167689259'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/03/rgis-debrai-e-lindividualismo.html' title='Régis Debrai e l&apos;individualismo'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-247027585519884478</id><published>2008-01-08T16:02:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T18:22:49.701+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni in Africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Kenya'/><title type='text'>Violenza in Kenya</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/R4Oft18HbMI/AAAAAAAAAB8/yvNRJDpqemE/s1600-h/h_4_ill_995863_nairobi-incendie.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://4.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/R4Oft18HbMI/AAAAAAAAAB8/yvNRJDpqemE/s320/h_4_ill_995863_nairobi-incendie.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153138008564133058" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Nei giorni scorsi il Kenya, uno dei Paesi ritenuti più stabili e promettenti del continente africano. La crisi non si spiega con motivazioni univoche, siano esse economiche, etniche o politiche, ma è un misto di fattori diversi che ha creato una miscela esplosiva. Per dare un quadro completo della situazione ho preso qua e là alcuni articoli, che riporto qui sotto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sull'estensione documentata dei brogli elettorali si può leggere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3212,36-994926,0.html" target="_blank"&gt;Un document révèle l'étendue des fraudes électorales au Kenya&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 01.01.08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;© &lt;a href="http://www.lemonde.fr/" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" align="absmiddle" border="0" height="13" width="67" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per farsi un'idea dell'economia kenyana, una delle più dinamiche dell'Africa ma anche segnata da forti disuguaglianze, si può leggere:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3212,36-995629,0.html" target="_blank"&gt;L'irruption des violences au Kenya menace un modèle de développement qui s'essouffle&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 03.01.08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;© &lt;a href="http://www.lemonde.fr/" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" align="absmiddle" border="0" height="13" width="67" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Una riflessione sul ruolo della componente etnica negli scontri post-elettorali è:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="color: rgb(102, 204, 204);" class="mxb"&gt;     &lt;div class="sh"&gt;&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7168551.stm"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;      Kenya stokes tribalism debate&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;     &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;                                                                                                           &lt;span style="font-size:85%;"&gt;       &lt;!-- S BO --&gt; &lt;!-- S IIMA --&gt;             &lt;/span&gt;&lt;div&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;    &lt;img src="http://newsimg.bbc.co.uk/media/images/44331000/jpg/_44331151_afp416120.jpg" alt="Residents of the Mathare slum in Nairobi point to a crowd of demonstrators during clashes between two rival groups 01 January 2008." border="0" height="120" hspace="0" vspace="0" width="416" /&gt;         &lt;/span&gt;&lt;/div&gt; &lt;span style="font-size:85%;"&gt;        &lt;br /&gt;     &lt;!-- E IIMA --&gt; &lt;/span&gt;&lt;p&gt; &lt;!-- S IBYL --&gt; &lt;/p&gt;   &lt;span style="font-size:85%;"&gt;    &lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="416"&gt;         &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;         &lt;td valign="bottom"&gt;             &lt;div class="mvb"&gt;                                                           &lt;span class="byl"&gt;                         By Mark Doyle                     &lt;/span&gt;                                                     &lt;br /&gt;                   &lt;span class="byd"&gt;                         BBC world affairs correspondent&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Jean Philippe Remy ha proposto su Le Monde un'interessante comparazione tra la situazione kenyana e quella della Costa d'Avorio, che potete trovare qui:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3232,36-996513,0.html" target="_blank"&gt;Violences au Kenya et démocratie bafouée, par Jean-Philippe Rémy&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 07.01.08&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;© &lt;a href="http://www.lemonde.fr/" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" align="absmiddle" border="0" height="13" width="67" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui potete vedere una carta dove sono indicate le zone dove sono avvenuti gli scontri:&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/R4OdyV8HbLI/AAAAAAAAAB0/zjc1Sl-6X1w/s1600-h/v_8_ill_995372_kenya_gd.gif"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer;" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/R4OdyV8HbLI/AAAAAAAAAB0/zjc1Sl-6X1w/s320/v_8_ill_995372_kenya_gd.gif" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5153135886850288818" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Un profilo dei due protagonisti delle elezioni contese, entrambi tuttaltro che esenti da macchie, si possono trovare sul sito della BBC, ai link:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="mxb"&gt;     &lt;div class="sh"&gt;&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7079210.stm"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;      Kibaki: Dream or nightmare?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;     &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;                                                                                                           &lt;span style="font-size:85%;"&gt;       &lt;!-- S BO --&gt; &lt;!-- S IBYL --&gt; &lt;/span&gt;   &lt;span style="font-size:85%;"&gt;    &lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="416"&gt;         &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;         &lt;td valign="bottom"&gt;             &lt;div class="mvb"&gt;                                                           &lt;span class="byl"&gt;                         By Juliet Njeri                     &lt;/span&gt;                                                     &lt;br /&gt;                   &lt;span class="byd"&gt;                         BBC News, Nairobi                     &lt;/span&gt;                              &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="mxb"&gt;     &lt;div class="sh"&gt;&lt;a href="http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/7068055.stm"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;      Odinga: Kenya's king-maker&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;     &lt;/div&gt;    &lt;/div&gt;                                                                                                           &lt;span style="font-size:85%;"&gt;       &lt;!-- S BO --&gt; &lt;!-- S IBYL --&gt; &lt;/span&gt;   &lt;span style="font-size:85%;"&gt;    &lt;table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="416"&gt;         &lt;tbody&gt;&lt;tr&gt;         &lt;td valign="bottom"&gt;             &lt;div class="mvb"&gt;                                                           &lt;span class="byl"&gt;                         By Noel Mwakugu                     &lt;/span&gt;                                                     &lt;br /&gt;                   &lt;span class="byd"&gt;                         BBC News, Nairobi                     &lt;/span&gt;                              &lt;/div&gt;&lt;/td&gt;&lt;/tr&gt;&lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per chi invece desiderasse aggiornarsi sulla situazione umanitaria, vedere fotografie, filmati e cartine interattive la cosa migliore è lo speciale dell'IRIN:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h3 class="InDepth"&gt;&lt;a href="http://www.irinnews.org/IndepthMain.aspx?IndepthId=68&amp;amp;ReportId=76116"&gt;&lt;span id="IndepthTitle"&gt;Kenya's post election crisis&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h3&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-247027585519884478?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/247027585519884478/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=247027585519884478' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/247027585519884478'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/247027585519884478'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2008/01/violenza-in-kenya.html' title='Violenza in Kenya'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/R4Oft18HbMI/AAAAAAAAAB8/yvNRJDpqemE/s72-c/h_4_ill_995863_nairobi-incendie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1040057429656958536</id><published>2007-12-27T18:55:00.000+01:00</published><updated>2007-12-28T00:11:18.136+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni in Africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sudafrica'/><title type='text'>Chi è il secondo successore di Mandela?</title><content type='html'>Se ne è sentito parlare molto poco sui nostri giornali, ma in Sudafrica è stato appena eletto il nuovo segretario dell'African National Congress (ANC), che presumibilmente diventerà presidente del Paese nel 2009.&lt;br /&gt;Il Congresso del partito al potere ha incoronato, come previsto, Jacob Zuma, che succede all'ormai largamente impopolare Thabo Mbeki.&lt;br /&gt;Zuma è una personalità controversa: generalmente visto come il rappresentante dell'"ala sinistra" dell'ANC, è distante ann luce dalla personalità da "re filosofo" di Mbeki, di cui non ha la preparazione accademica. E' però un uomo che sa parlare al popolo e che promette di far tornare l'ANC un partito della gente, con una maggiore attenzione alle problematiche sociali che Mbeki è accusato di ignorare. Anche sotto questo punto di vista, però, Zuma non è esente da ambiguità: durante un processo per violenza sessuale, ha ammesso di aver avuto un rapporto con la ragazza che lo accusava, aggiungendo di essersi fatto una doccia immediatamente dopo il rapporto al fine di minimizzare i rischi di contagio da HIV, essendo consapevole che la giovane era sieropositiva. Il nuovo segretario dell'ANC è inoltre coinvolto in un processo per corruzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Visto che il Sudafrica è il Paese più importante dell'Africa sub-sahariana, mi sembra importante approfondire il tema. A tal fine riporto tre articoli:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;pre&gt;&lt;span style=";font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Implications of a Zuma presidency&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;By Allister Sparks&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://www.smh.com.au/ffximage/2007/12/19/zumambeki_wideweb__470x330,2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 225px; height: 158px;" src="http://www.smh.com.au/ffximage/2007/12/19/zumambeki_wideweb__470x330,2.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Now that Jacob Zuma is the clear front-runner to become president of the ANC&lt;br /&gt;next month,the only questions that remain are how peacefully&lt;br /&gt;or disruptively the succession process will unfold, whether he will be&lt;br /&gt;charged with corruption and fraud before or after the Polokwane&lt;br /&gt;conference, or maybe not at all, and what the implications would be of&lt;br /&gt;Zuma becoming President of South Africa in 2009.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ironically, the answers to these questions will depend largely on how&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;President Thabo Mbeki plays his hand over the next three weeks.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There are still those in the Mbeki camp who argue that intense&lt;br /&gt;lobbying could turn the vote around before the ANC's national&lt;br /&gt;conference, which is scheduled to run from December 16 to 20. They are&lt;br /&gt;deluding themselves. It is true that last weekend's nomination process&lt;br /&gt;showed that Mbeki had won four of the nine provinces and Zuma the&lt;br /&gt;other five. But the actual voting in the provinces shows that Mbeki's&lt;br /&gt;provinces were all marginal while Zuma's were landslides, with the&lt;br /&gt;result that Zuma came away with 61% of the provincial votes to Mbeki's&lt;br /&gt;38%.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Voting at the national conference is likely to reflect the same&lt;br /&gt;percentages, for the same branch delegates from around the country&lt;br /&gt;will be there. Votes from the Youth League, the Women's League and the&lt;br /&gt;National Executive Committee may make a small difference, but nowhere&lt;br /&gt;near enough to close that gap.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;And, yes, there may be some individual shifts resulting from the&lt;br /&gt;intense lobbying being predicted, but both sides will be doing the&lt;br /&gt;lobbying, and it is a fair bet that more rats will jump from the&lt;br /&gt;sinking ship than from the winning one.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In other words, defeat is staring Mbeki in the face. What will he do&lt;br /&gt;about it? Everything depends on the answer to that question.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Meanwhile, looming over the whole scene is the question of whether or&lt;br /&gt;not the National Prosecuting Authority (NPA) is going to recharge Zuma&lt;br /&gt;with corruption charges, each carrying a statutory minimum sentence of&lt;br /&gt;15 years imprisonment — and, if so, whether it will do so before or&lt;br /&gt;after the Polokwane conference.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It is three weeks since the Supreme Court of Appeals handed down four&lt;br /&gt;judgments in favour of the NPA, giving it access at last to the large&lt;br /&gt;amount of documentary evidence it needed to recharge Zuma. The prudent&lt;br /&gt;thing would have been for it to do so immediately. But in yet another&lt;br /&gt;instance of bungling in this drawn-out affair, it delayed.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In part this was Mbeki's fault, yet another instance of how his&lt;br /&gt;machiavellian manoeuvres have caught up with him. In his zeal to&lt;br /&gt;protect his ally, Police Commissioner Jackie Selebe, from impending&lt;br /&gt;prosecution, he suspended NPA chief Vusi Pikolo, who was known to be&lt;br /&gt;strongly committed to recharging Zuma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;That meant the tough decision fell, at the critical moment, on the&lt;br /&gt;untried and understandably nervous acting director, Mokotedi Mpshe.&lt;br /&gt;Perhaps not realising the importance of timing in this matter, he&lt;br /&gt;hesitated — and now it is too late.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;To bring charges against Zuma now, after he has established himself as&lt;br /&gt;the clear front-runner, would outrage his supporters who would&lt;br /&gt;denounce it as another blatant intervention by Mbeki to use state&lt;br /&gt;institutions to derail their champion at the last moment. Not only&lt;br /&gt;would this increase popular support for Zuma, it could set the country&lt;br /&gt;ablaze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;On the other hand, to bring these charges only after Zuma has gained&lt;br /&gt;the presidency of the ruling party and is on track to become President&lt;br /&gt;of South Africa would require a degree of courage that Mpshe and the&lt;br /&gt;whole NPA/Scorpions structure may not have. In which case, Zuma would&lt;br /&gt;head for the presidency of the country with the serious allegations&lt;br /&gt;against him untested — and once there, he would have presidential&lt;br /&gt;immunity from prosecution.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Taking account of all this, what are the prospects that lie ahead? I&lt;br /&gt;offer three scenarios:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCENARIO ONE Driven by his own ego and a camp of supporters who fear&lt;br /&gt;being swept into oblivion if he is ousted, Mbeki decides to fight to&lt;br /&gt;the finish. This would lead to a bitter clash on the conference floor,&lt;br /&gt;with Mbeki losing amid triumphant calls from the Zuma camp for a&lt;br /&gt;clean-out of Mbeki's closest and most senior lieutenants from the&lt;br /&gt;administration.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There could even be a call, backed by a motion of no-confidence in&lt;br /&gt;Mbeki as President, for him to resign immediately and hold a snap&lt;br /&gt;election so that Zuma could take over immediately.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This could result in the departure of some of the most able people in&lt;br /&gt;the Cabinet, resulting in a sharp change of direction in social and&lt;br /&gt;economic policies and a general rupturing of both the party and the&lt;br /&gt;country. It is the worst-case scenario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCENARIO TWO Mbeki realises he is on a losing track and decides to&lt;br /&gt;avoid the public humiliation of defeat on the conference floor by&lt;br /&gt;announcing beforehand that he is withdrawing from the contest in the&lt;br /&gt;interests of party and national unity — and inviting Zuma to do&lt;br /&gt;likewise. The deal would then be to allow a compromise candidate to&lt;br /&gt;take over the leadership of the party, someone acceptable to the Left,&lt;br /&gt;such as secretary-general Kgalema Motlanthe, whose role would be to&lt;br /&gt;reunite the party and its alliance partners.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mbeki's own withdrawal would remove 60% of the sting from this bitter&lt;br /&gt;contest, which has always been more of an anti-Mbeki than a pro-Zuma&lt;br /&gt;movement. It would not be easy to persuade Zuma to withdraw when the&lt;br /&gt;road ahead looks clear for him to take over leadership of the country.&lt;br /&gt;But though weakened, Mbeki is not without some negotiating powers.&lt;br /&gt;Without his cooperation, Zuma would find it difficult to gain control&lt;br /&gt;of a bitterly divided party stripped of some of its most effective&lt;br /&gt;ministers and to run the country successfully.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;There is also the matter of the impending criminal charges. With Mbeki&lt;br /&gt;having made an honourable withdrawal in the national interest, Zuma&lt;br /&gt;might find it difficult to counter the argument that it would be in&lt;br /&gt;the best interests of both party and country for him to allow the&lt;br /&gt;legal process to run its course and clear his name — after which he&lt;br /&gt;would be the undisputed candidate for the national presidency.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Of course, he might be convicted. In that case, he might have the&lt;br /&gt;assurance of a pardon from Mbeki, but the country would have been&lt;br /&gt;spared the ignominy of having a suspected criminal as president.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This is the best-case scenario. Difficult, but not impossible.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;SCENARIO THREE Mbeki realises he is going to lose and announces his&lt;br /&gt;withdrawal from the race in the interests of party and national unity&lt;br /&gt;— at the same time approaching Zuma in a spirit of magnanimity and&lt;br /&gt;offering to join with him in healing the rift and bringing the two&lt;br /&gt;warring sides together.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zuma could hardly reject such a gesture. Indeed, he would desperately&lt;br /&gt;need Mbeki's help in reuniting the ANC and would obviously welcome the&lt;br /&gt;offer and respond in kind.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Such a gesture would dramatically change the political atmosphere and&lt;br /&gt;also go some way to restoring Mbeki's legacy.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This would open the way for Zuma to retain the most effective members&lt;br /&gt;of the Mbeki Cabinet, while disposing of those who have been primarily&lt;br /&gt;responsible for the incumbent's deepening unpopularity, such as the&lt;br /&gt;Ministers of Health, Safety and Security, Justice, Intelligence,&lt;br /&gt;perhaps Education, and most certainly the Pahad brothers, Essop and&lt;br /&gt;Azziz.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Zuma would have to accommodate some of his key supporters in Cosatu&lt;br /&gt;and the South African Communist Party (SACP), but I doubt he would&lt;br /&gt;give them any of the key economic portfolios. SACP leader Blade&lt;br /&gt;Nzimande, for example, is an education specialist and would likely be&lt;br /&gt;given that portfolio, while the SACP's Jeremy Cronin is a highly&lt;br /&gt;intelligent and rational individual who would do well in any&lt;br /&gt;ministerial position.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The question on every investor's mind is probably: What of Trevor&lt;br /&gt;Manuel? He has been an extremely competent Minister of Finance, but&lt;br /&gt;his association with GEAR has made him unpopular with the Left.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A really smart Jacob Zuma would make him Deputy President, as a&lt;br /&gt;striking gesture to reassure the international and domestic business&lt;br /&gt;communities — but that may be a bridge too far after Manuel's intimate&lt;br /&gt;relationship with Mbeki.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This is the most likely scenario.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;What, then, of Zuma himself? What kind of President would he be?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Very different from Mbeki in almost every respect. Whereas Mbeki is&lt;br /&gt;highly intelligent and well educated, Zuma had to leave formal school&lt;br /&gt;after standard two when his father died and he had to start working to&lt;br /&gt;help support the large family. But to his great credit, he continued&lt;br /&gt;his education by correspondence while a political prisoner on Robben&lt;br /&gt;Island, which, combined with his political activities, has made him&lt;br /&gt;into a smart and literate man.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;With this background, he is essentially a man of the people, with a&lt;br /&gt;charm and warmth that endears him to the crowds. He would not be the&lt;br /&gt;philosopher president. You would not hear him quoting Yeats or&lt;br /&gt;Shakespeare or delivering speeches of literary grandeur, but he has&lt;br /&gt;his ear to the ground and he knows what's going on. As the Afrikaners&lt;br /&gt;used to say of their political equivalents, Hy weet waar die volk se&lt;br /&gt;hart klop.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;He is clever, but not too clever. Perhaps his greatest asset is that,&lt;br /&gt;unlike Mbeki, he knows his own intellectual limitations. He would not&lt;br /&gt;try to run everything himself. A Zuma administration, like Nelson&lt;br /&gt;Mandela's, would be more open and collegiate, with the President&lt;br /&gt;keeping a light hand on the tiller. He would let his ministers get on&lt;br /&gt;with the job of running their departments, while he concentrated on&lt;br /&gt;what he does best, which is mixing with the people, pressing flesh,&lt;br /&gt;listening to their complaints and trying to make them feel good. It&lt;br /&gt;would all be done in the name of returning to the ANC's tradition of&lt;br /&gt;"the collective."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;As for policies, there could be some welcome changes. A much clearer&lt;br /&gt;and more vigorous set of policies to combat HIV-AIDS; a tougher line&lt;br /&gt;on crime; a tougher line on Zimbabwe, where Cosatu, Zuma's closest&lt;br /&gt;ally, has been actively involved and grievously insulted by Robert&lt;br /&gt;Mugabe.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The worries are on the economic front, for although Zuma is not&lt;br /&gt;himself a socialist, he would come to power indebted to the Left. He&lt;br /&gt;would have to deliver some payback. He is not the sort of man to do&lt;br /&gt;anything silly, like "nationalising the commanding heights of the&lt;br /&gt;economy" which used to be an ANC mantra before the party came to power&lt;br /&gt;and faced global economic reality, but he might feel obliged to yield&lt;br /&gt;to Cosatu demands for an end to inflation targeting and, more&lt;br /&gt;seriously, to introduce protectionism in industries such as clothing,&lt;br /&gt;textiles and footwear where there have been massive job losses through&lt;br /&gt;cheap Asian imports.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Which brings me to my main concern about a Zuma presidency. His&lt;br /&gt;campaign has been a populist one, pitched to the aggrieved underclass&lt;br /&gt;who feel they have missed out on the new wealth flowing to the&lt;br /&gt;burgeoning black middle class and are accusing Mbeki of betraying the&lt;br /&gt;revolution.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;It is an easy pitch to make, but a difficult one on which to deliver.&lt;br /&gt;And failure to deliver to that expectant constituency could provoke an&lt;br /&gt;angry backlash, with new accusations of "betraying the revolution"&lt;br /&gt;leveled against the new President. It is a familiar pattern which has&lt;br /&gt;led to the axiom that "revolutions end up devouring their own&lt;br /&gt;children".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;How Zuma might handle such a backlash is hard to judge, but it should&lt;br /&gt;be noted that history is littered with examples of embattled populists&lt;br /&gt;turning to demagoguery and repression.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;More immediately, though, there is the problem of those corruption&lt;br /&gt;charges. The prospect of having a President living under a cloud of&lt;br /&gt;unresolved allegations of impropriety is not a comfortable one for a&lt;br /&gt;new democracy that came into being with such high hopes of being a&lt;br /&gt;moral beacon to the world. But that may well be where we are headed.&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;span style=";font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"  &gt;"L'Enigme Zuma" - L'Intelligent 16 dicembre 2007:&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt;Cliccate per scaricare:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;- &lt;a href="http://node1.nirvanix.com/QjgTJwdv%7Eo5NbIigbMd%7E1Yi_0IQj%7EVKDYiWMNCB%7EDvrslOY/FreeDrive/fd_121668/L%27Enigme%20Zuma/2007-12-27_190652.pdf?disposition=attachment"&gt;copertina&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;- &lt;a href="http://node1.nirvanix.com/0p0cb8mG%7EGwCj6iM4LU%7Eth6QpEhT%7E1_VyiLKRw0%7EcHUCuhk/FreeDrive/fd_121668/L%27Enigme%20Zuma/2007-12-27_190635.pdf?disposition=attachment"&gt;pag. 1&lt;/a&gt;&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:verdana;"&gt;- &lt;a href="http://node1.nirvanix.com/KA2ZfFrz%7ESU06DDkxj9%7EeAefMNw_%7ElTI_dXJACY%7Eulyg3_k/FreeDrive/fd_121668/L%27Enigme%20Zuma/2007-12-27_190700.pdf?disposition=attachment"&gt;pag. 2&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"  &gt;&lt;span&gt;The beginning of the End for the Philosopher King in South Africa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style=";font-family:verdana;font-size:100%;"  &gt;The ANC, South Africa's ruling party, and the oldest Liberation&lt;br /&gt;movement on the continent,  ended its controversial Congress and&lt;br /&gt;predictably elected  former Vice President , Zuma, as their leader&lt;br /&gt;which ipso facto will make him the Presidential candidate of the Party&lt;br /&gt;in General elections due in 2009. He defeated his former Boss and&lt;br /&gt;current President of South Africa, Thabo Mbeki.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Only those who have not been following the battles closely enough or&lt;br /&gt;those hoping against hope could have expected a different outcome.&lt;br /&gt;Some of us have been so consumed by our own ideological prejudices,&lt;br /&gt;sense of 'decency' and 'what is proper' that we ignored the national&lt;br /&gt;and local dynamics of the power play.  I am not sure how many people&lt;br /&gt;apart from President Mbeki's most loyal worshippers and groupies,&lt;br /&gt;inside South Africa are weeping for Mbeki getting his comeuppance.&lt;br /&gt;Even some of the more honest and less sheepish of his admirers had not&lt;br /&gt;been sure of his wisdom in pursuing his third term bid to the floor of&lt;br /&gt;the congress but they were all sidelined for not following the whim of&lt;br /&gt;the 'great leader'. Outside of South Africa there may even be fewer&lt;br /&gt;people bothered by his defeat but more anxiety about what Zuma&lt;br /&gt;Presidency may mean given all that people believe they know about&lt;br /&gt;(mostly unpalatable in polite circles).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;President Mbeki is one of those leaders that many find it difficult to&lt;br /&gt;warm to. He is first and foremost an intellectual and he never misses&lt;br /&gt;any instance to let you know. He takes himself so seriously that he is&lt;br /&gt;generally percived as being arroganct. Not long ago I was involved in&lt;br /&gt;trying to set up a Panel of Heads of state to interface with CSO in an&lt;br /&gt;AU pre Summit programme. Mbeki was one of the leaders we had invited.&lt;br /&gt;Another Head of State we had invited refused to accept our invitation&lt;br /&gt;because he said he could not share a platform with Mbeki whom he&lt;br /&gt;accused of always talking  down to him.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;His intellectual aloofness,  statist managerial style and&lt;br /&gt;authoriotarian technocracy (except where his loyalists are concerned)&lt;br /&gt;combine to make him at best, respected but never quite loved either&lt;br /&gt;within the ANC or outside of it.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Thabo must have calculated that since he could not match Madiba , the&lt;br /&gt;Saint, therefore  his best option was to become a Philosopher King.&lt;br /&gt;Unfortunately he exergerated this claim and needlessly engaged himself&lt;br /&gt;in unnecessary debates and controversies which may have been more&lt;br /&gt;suited for academic faculties than the Presidency. Even when his&lt;br /&gt;general critique and arguments were correct his penchant for having&lt;br /&gt;the last say and even overstating his case unnecessarily lose him&lt;br /&gt;support. The most famous of course is his views on HIV/Aids. His&lt;br /&gt;linking Aids to poverty was correct. He ruffled not a few feathers in&lt;br /&gt;the HIV/Aids industry and advocacy and forced consideration of other&lt;br /&gt;factors instead of just treating HIV/Aids as a Medical condition. He&lt;br /&gt;should have stopped there. But that's not Thabo 'Mr. know All'&lt;br /&gt;Mbeki's  style. He proceeded to turn himself into a  Medical scientist&lt;br /&gt;and prey to all kinds of 'alternative science' forums to prove himself&lt;br /&gt;right.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Subsequently he became notorious internationally and nationally as a&lt;br /&gt;figure of both scorn and ridicule as an Aids denialist! It reached&lt;br /&gt;ridiculous levels of people becoming so fearful to mention HIV/Aids in&lt;br /&gt;case it is misconstrued as an attack on the President. The President&lt;br /&gt;of any country is not elected to be chairman of a faculty or head of a&lt;br /&gt;debating club. He or she is in office to deliver on bread and butter&lt;br /&gt;issues to the citizens.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;But Thabo thinks that his intellectual force alone (reinforced by&lt;br /&gt;state powers)  will win all arguments and cow his opponents. He does&lt;br /&gt;not accept defeat or admit where and when he is wrong he just finds&lt;br /&gt;ways of continuing the debate at any opportunity. This arrogance he&lt;br /&gt;shares with his fellow Third way fraud of a leader, one Tony Blair,&lt;br /&gt;thankfully now banished to the debris of Israeli impunity in  the&lt;br /&gt;Middle East.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The same arrogance that forced a previously grateful Labour party,&lt;br /&gt;fearfully loyal MPs and an adoring nation (never have they seen such a&lt;br /&gt;likeable Labour Leader) to get rid of Blair is finally showing Thabo&lt;br /&gt;the exit door in South African politics. Zuma is just the beneficiary&lt;br /&gt;of a groundswell of opposition to the President's authoritarianism,&lt;br /&gt;intellectual and political intimidation of opponents and delusions of&lt;br /&gt;invincibility.  Those who are concentrating on the many weaknesses of&lt;br /&gt;Zuma are missing this point. People hate Thabo more than they like&lt;br /&gt;Zuma. In a bizarre way Thabo's attacks on Zuma have lionized the man&lt;br /&gt;just like Obasanjo's attacks on his Deputy, Atiku Abubakar, dubiously&lt;br /&gt;turned the man into a hero among the many forces opposed to Obasanjo's&lt;br /&gt;sad term elongation. It was not that some of the charges against Atiku&lt;br /&gt;were not true but the politics of the persecution made many people to&lt;br /&gt;overlook them. This is the same with Zuma.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;But beyond the personalities involved there are many important lessons&lt;br /&gt;to learn from President Thabo Mbeki's defeat .&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One, it is indeed true that all politics is local. It is the ANC&lt;br /&gt;members and later the ordinary voters of South Africa who are the&lt;br /&gt;employers of Thabo and Zuma no matter what anyone thinks of both of&lt;br /&gt;them.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Two, a democratic process may not necessarily produce a democratic&lt;br /&gt;outcome or the best candidate may not even win but the essence of a&lt;br /&gt;democratic processs include the right of free peoples to make their&lt;br /&gt;own mistakes with a certainty that they can correct them, if and when&lt;br /&gt;necessary isn a  democratica way.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Three, Leaders do not own the party, government or country.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Four, mere intellect alone does not make one a good / popular leader&lt;br /&gt;otherwise Trotsky would have defeated Stalin; Al Gore would have&lt;br /&gt;obliterated George Bush and probably save the US from global hatred&lt;br /&gt;and the World unnecessary escalation of every conflict to terrorism.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Five, in many African countries there is always this argument about&lt;br /&gt;'illiterates' in political contests. We do not mind 'illiterates'&lt;br /&gt;voting for us 'the educated' but somehow we are not willing to accept&lt;br /&gt;that they can vote for themselves too. Because Zuma did not possess&lt;br /&gt;higher formal qualifications Mbeki's people disparage him as an&lt;br /&gt;'illiterate'. This man was ANC's Chief of Intelligence inside the&lt;br /&gt;country. He was elected Vice President of the Party and the Country.&lt;br /&gt;Is the ANC so cynical a party to elect an illiterate? Why do we attack&lt;br /&gt;illiterates in a situation like ours where still many of our citizens&lt;br /&gt;do not possess even the little education that Zuma has?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Six, in the specific case of South Africa, the Thabo-Zuma axis betrays&lt;br /&gt;an ideological schism within the ANC between those for whom liberation&lt;br /&gt;has delivered prosperity (unfortunately a minority) and those left&lt;br /&gt;outside the rainbow (the majority); conflict between those who&lt;br /&gt;remained at home and those relatively better educated/privileged&lt;br /&gt;returnees from outside; but also growing discontent about historical&lt;br /&gt;ethno-regional imbalances within the movement and the country. The&lt;br /&gt;class struggle is alive even if consumerism and neo liberal hegemonic&lt;br /&gt;discourse may be disguising  or distorting it. Zuma is part of the&lt;br /&gt;unravellling of the post apartheid narratives that made Mandela , a&lt;br /&gt;man of all seasons , meaning to the oppressors and the oppressed&lt;br /&gt;whatever was comfortable to them and Thabo's neo liberalist fantasy of&lt;br /&gt;there being room for evrybody through the unequal market in a society&lt;br /&gt;in which first world cohabits with fourth, jaw by jowl.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;One final lesson for all African leaders is that the era of tinkering&lt;br /&gt;with Party processes and constitution of the country is winding down&lt;br /&gt;across the continent. People want leaders with limited terms who&lt;br /&gt;retire to do other things for the country, the continent and the world&lt;br /&gt;instead of just finding ways of hanging on. It is a victory for&lt;br /&gt;democracy. I am sure many Africans would have wished that their ruling&lt;br /&gt;parties are real / vibrant political party like the ANC where the wish&lt;br /&gt;of the people rather than the personal will of self appointed cabals&lt;br /&gt;decide who gets what ,when and how.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;As the succession battles raged in the past three years I used to&lt;br /&gt;deflate the ebulient optimism of  some of my ex-comrades, now&lt;br /&gt;bourgeois and new rich of South Africa by observing that since their&lt;br /&gt;first President was a Saint and the second one is a Philosopher king ,&lt;br /&gt;the next one will be something that rhymes with Weep! For their sake&lt;br /&gt;and ours I really hope I am not right.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dr Tajudeen Abdul-Raheem is DEPUTY DIRECTOR, UN MILLENNIUM CAMPAIGN,&lt;br /&gt;based in Nairobi, Kenya.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/pre&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1040057429656958536?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1040057429656958536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1040057429656958536' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1040057429656958536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1040057429656958536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/elezioni-in-sudanfrica.html' title='Chi è il secondo successore di Mandela?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-4445936752745857717</id><published>2007-12-27T17:32:00.000+01:00</published><updated>2007-12-27T17:47:40.189+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Video'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Sudan'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Darfur'/><title type='text'>Video interattivo per farsi un'idea sul Darfur</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c1/Darfur_refugee_camp_in_Chad.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px;" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c1/Darfur_refugee_camp_in_Chad.jpg" alt="" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per chi volesse farsi un'idea sul conflitto in Darfur vedendo immagini molto significative e grafici esplicativi veramente molto chiari, rimando a questo servizio interattivo di Foreign Affairs, veramente ben fatto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Basta cliccare &lt;a href="http://link.brightcove.com/services/link/bcpid716091889/bctid716320015"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;qui&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ha solo due difetti: il primo riguarda due errori che si trovano nella cronologia. Omar al-Bashir ha infatti preso il potere in Sudan nel 1989 e non nel 1993, e l'accordo di pace tra nord e sud è stato firmato nel 2005, e non nel 2002.&lt;br /&gt;Il secondo inconveniente è che il video è interamente in inglese, anche se sottotitolato. Comunque vale la pena di vederlo solo per le foto.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-4445936752745857717?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/4445936752745857717/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=4445936752745857717' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4445936752745857717'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4445936752745857717'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/video-interattivo-per-farsi-unidea-sul.html' title='Video interattivo per farsi un&apos;idea sul Darfur'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5015115073603437558</id><published>2007-12-27T17:00:00.000+01:00</published><updated>2007-12-27T17:32:29.630+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA-Africa'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elezioni USA'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Laicità'/><title type='text'>Religione ed elezioni in USA</title><content type='html'>Dal momento che, anche se non votiamo, le elezioni americane riguardano tutti, ho pensato di mettere alcuni links ad articoli che ho letto e che mi sembrano particolarmente interessanti.&lt;br /&gt;I temi principali del dibattito, ora che siamo nelle primarie e che quindi i candidati devono creare e mobilitare la propria base elettorale all'interno del proprio partito, sono diversi dai temi che poi dominano la "vera" campagna elettorale. E' ad esempio abbastanza in sordina la politica economica, mentre si parla molto di immigrazione e religione.&lt;br /&gt;A proposito di questo secondo tema, rimando a questo interessantissimo articolo:&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3222,36-993663,0.html" target="_blank"&gt;Dieu domine le débat présidentiel américain&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 26.12.07&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&amp;copy; &lt;a href="http://www.lemonde.fr" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" border="0" height="13" width="67" align="absmiddle" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5015115073603437558?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5015115073603437558/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5015115073603437558' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5015115073603437558'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5015115073603437558'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/religione-ed-elezioni-in-usa.html' title='Religione ed elezioni in USA'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3190090030441089152</id><published>2007-12-08T10:48:00.000+01:00</published><updated>2007-12-08T10:50:05.505+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Birmania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Asia'/><title type='text'>Ci siamo già dimenticati della Birmania?</title><content type='html'>Giusto per non abbassare la guardia su una delle situazioni più scandalose esistenti al mondo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3216,36-986979,0.html" target="_blank"&gt;En Birmanie, le pouvoir militaire campe sur une ligne dure&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 07.12.07&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&amp;copy; &lt;a href="http://www.lemonde.fr" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" border="0" height="13" width="67" align="absmiddle" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3190090030441089152?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3190090030441089152/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3190090030441089152' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3190090030441089152'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3190090030441089152'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/ci-siamo-gi-dimenticati-della-birmania.html' title='Ci siamo già dimenticati della Birmania?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2082378619330875976</id><published>2007-12-08T10:46:00.000+01:00</published><updated>2007-12-08T10:48:29.900+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='america latina'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='venezuela'/><title type='text'>Comprendere il Venezuela</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: trebuchet ms; font-weight: bold;"&gt;Non sarà niente di particolare, ma questo articolo di Le Monde è il più sintetico e al tempo  stesso acuto che ho letto sulla sconfitta di Chavez al referendum.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3232,36-987054,0.html" target="_blank"&gt;Au Venezuela, l'enjeu des déçus du "chavisme", par Olivier Compagnon&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 07.12.07&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&amp;copy; &lt;a href="http://www.lemonde.fr" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" border="0" height="13" width="67" align="absmiddle" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2082378619330875976?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2082378619330875976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2082378619330875976' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2082378619330875976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2082378619330875976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/comprendere-il-venezuela.html' title='Comprendere il Venezuela'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8322105999117513420</id><published>2007-12-08T10:29:00.000+01:00</published><updated>2007-12-08T10:36:58.850+01:00</updated><title type='text'>L'Europa sarà capace di costruire un nuovo rapporto con l'Africa?</title><content type='html'>L'8-9 dicembre si terrà a Lisbona un incontro euro-africano a cui parteciperanno delegazioni di tutti gli Stati africani ed europei. E' un'ottima occasione di reagire in tempo alla volontà egemonica di altre potenze (Cina e USA in testa) sull'Africa.&lt;br /&gt;Innanzitutto leggete questi dati:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;b&gt;Aide :&lt;/b&gt; l'Union européenne a fourni une aide au développement de 35  milliards d'euros en 2006 et 10 milliards d'euros devraient chaque année y être  consacrés à partir de 2010.&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;&lt;b&gt;Echanges :&lt;/b&gt; l'UE reste le principal partenaire commercial de l'Afrique,  avec des échanges cumulés de 215 milliards d'euros (30 milliards pour la  Chine).&lt;br /&gt;Ces échanges s'opèrent en faveur des pays africains dont les biens  pénètrent presque sans droits sur le marché européen.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;Déficit :&lt;/b&gt; la balance commerciale des échanges UE-Afrique est  déficitaire pour l'Europe à hauteur de 35 milliards d'euros en 2006, soit 18 %  du déficit total de l'Union.&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;&lt;b&gt;Partenaires :&lt;/b&gt; la France et l'Italie sont les principaux partenaires  commerciaux européens de l'Afrique. L'Afrique du Sud, la Libye et l'Algérie  dominent du côté africain.&lt;/p&gt;   &lt;p&gt;&lt;b&gt;Croissance :&lt;/b&gt; l'Afrique subsaharienne a enregistré 6 % de croissance  économique en 2006, mais 40 % des Africains vivent avec moins d'un dollar par  jour.&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;Poi potete leggere questo articolo su Le Monde:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;style type="text/css" media="all"&gt;@import url(http://medias.lemonde.fr/mmpub/css/blog.css);&lt;/style&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="bl-lien"&gt;&lt;a href="http://www.lemonde.fr/web/article/0,1-0@2-3214,36-986974,0.html" target="_blank"&gt;L'Europe veut un "nouveau partenariat" avec l'Afrique&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;LE MONDE | 07.12.07&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="right"&gt;&amp;copy; &lt;a href="http://www.lemonde.fr" target="_blank"&gt;&lt;img src="http://medias.lemonde.fr/mmpub/img/lgo/lemondefr_trpet.gif" border="0" height="13" width="67" align="absmiddle" alt="Le Monde.fr" title="Le Monde.fr" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oppure questo dossier in italiano:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;h1 style="color: rgb(102, 204, 204);" id="Epa, gli accordi del disaccordo" class="titolo"&gt;&lt;a href="http://www.mwinda.it/section.php?did=48"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Epa, gli accordi del disaccordo&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/h1&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8322105999117513420?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8322105999117513420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8322105999117513420' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8322105999117513420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8322105999117513420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/12/leuropa-sar-capace-di-costruire-un.html' title='L&apos;Europa sarà capace di costruire un nuovo rapporto con l&apos;Africa?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5332414613232840688</id><published>2007-11-08T10:20:00.000+01:00</published><updated>2007-11-08T10:29:37.282+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>Ci vuole lucidità.</title><content type='html'>In Italia c'è un problema di legalità, è vero. Basta leggere libri come "Gomorra" per accorgersi delle dimensioni tragiche di questo problema. E' proprio per questo che preoccupa il clima che si sta generando in questi giorni intorno al "caso rumeni". E' un tipico esempio di come, non riuscendo a risolvere il problema reale - cioé quello della legalità - si catalizzi la paura della gente contro un capro espiatorio.&lt;br /&gt;Ci vuole lucidità. In fondo il discorso è semplice: il nostro Stato deve fare funzionare le proprie forze di polizia e il proprio apparato giudiziario, per catturare i delinquenti. Non mi sembra che sia molto difficile da capire. Non ce la fa? Via a qualche misura demagogica come le espulsioni di massa. Ma il problema, quello reale, resta, e diventa sempre più grosso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;UNO SFORZO COMUNE IN NOME DI GIOVANNA&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Non si può usare la questione immigrazione come qualcosa su cui governo e opposizione si sparano addosso. E’ una grande questione nazionale.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aggressione a Giovanna Reggiani ci getta nell'angoscia. Si può morire cosi a 47 anni? La domanda merita una risposta seria. Il nobile atteggiamento del marito ci impegna ancora di più. Vorremmo risposte rapide, efficaci e semplici. Il resto ci getta nell'insicurezza. Non vogliamo esporre la nostra gente a subire brutalità come Giovanna. Il crimine va represso e la legalità rispettata. Questo va praticato. Ma ci troviamo -non lo si può nascondere - di fronte a una situazione complessa. II nostro paese necessita di immigrati. Per una fase si sono temuti gli africani. Poi ci fu l’ "invasione" albanese, a cui si fece fronte. Ci si rivolgeva all'Est con più tranquillità: l'europeo rassicura. In realtà l'immigrazione e l'integrazione sono storie difficili, talvolta dolorose. Ora che fare? La peggiore risposta sarebbe contrapporre italiani e romeni. Alcuni lo fanno in Italia. Sulla stampa romena si risponde allo stesso modo, ricordando che gli italiani non sono sempre santi. Il sentimento doloroso per Giovanna Reggiani ci deve portare a una grande lucidità.&lt;br /&gt;A Roma i circa 70.000 immigrati romeni commettono il 75% dei reati dei circa 250.000 immigrati. Ma l'immigrazione romena è stratificata. Ogni giorno viene a casa mia una bravissima donna romena che lavora qui da anni. Sua figlia studia ed è una ragazza meravigliosa. Tanti hanno questa esperienza. Sappiamo tutti, poi, la storia tormentata della Romania, il suo terribile comunismo, lo sradicamento delle popolazioni dell'epoca Ceaucescu. E' stata una romena (e pure rom) a denunciare il crimine su Giovanna. Non tutto è bianco o nero.&lt;br /&gt;Effettivamente, però, in questi ultimi tempi, c'e un mondo di giovani romeni, sistemati in modo fortunoso, senza radici, dove l'alcol ha effetti devastanti. Spesso vengono dal mondo contadino e hanno compiuto un salto rocambolesco negli angoli periferici di Roma. E' una realtà a rischio, come altre, non solo romene. Qui bisogna agire. Quelli che veramente agiscono sono quanti lavorano per l'integrazione, offrendo sicurezza alla nostra società e vita dignitosa agli immigrati. Il capo della Chiesa ortodossa romena mi diceva le difficoltà nel seguire i loro fedeli in Italia. Va dato merito a quegli imprenditori italiani in Romania che danno lavoro e pagano stipendi degni ai romeni. Inoltre il 17% del commercio estero romeno è verso l'Italia. Tutto è complesso, talvolta doloroso. Non si può usare la questione immigrazione come qualcosa che governo e opposizione si sparano addosso. E' una grande questione nazionale. Com'erano, mezzo secolo fa, quelle dei confini. Richiede un'attitudine bipartisan. Dalle emozioni deve nascere un'appassionata lucidità per affrontare il problema, che ha molti aspetti diversi. Lo vorrebbe - credo - la stessa Giovanna, donna mite, cristiana valdese, impegnata con i ragazzi della sua Chiesa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Andrea Riccardi &lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5332414613232840688?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5332414613232840688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5332414613232840688' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5332414613232840688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5332414613232840688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/11/ci-vuole-lucidit.html' title='Ci vuole lucidità.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7404051281713967173</id><published>2007-11-02T10:20:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T10:24:56.094+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>Arrigo Levi controcorrente.</title><content type='html'>Un articolo decisamente fuori dal coro di questi tempi, una riflessione pacata (cosa ancora più rara) in cui si scorge la saggezza di un anziano che ha imparato dalla vita a non farsi travolgere dalle ventate di emotività che sembrano orientare oggi l'opinione pubblica e la classe politica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Io sto con i romeni&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;ARRIGO LEVI (tratto da LaStampa.it)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In tre anni raddoppiati i romeni». È un titolo della Stampa del 3 ottobre. L’articolo riferisce, correttamente, sia opinioni allarmate di fronte a un fenomeno migratorio imponente, nuovo per un Paese di emigranti come era l’Italia fino a una generazione addietro; sia opinioni favorevoli, che spiegano le ragioni di questa ondata immigratoria, concentrata soprattutto nelle regioni più ricche del Nord, derivante dalla forte domanda insoddisfatta di manodopera: badanti, operai, braccianti agricoli, disposti a fare lavori che molti italiani non amano più fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Di lavoratori romeni se ne incontrano molti anche a Roma. Fra gli immigrati si distinguono per la facilità con cui imparano l’italiano; ma anche, a giudicare dalle badanti o dai vari idraulici e muratori romeni con cui io, come tanti altri, sono venuto a contatto, per l’impegno che mettono nel lavoro, e per la buona opinione che ne hanno i «padroni» italiani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il mio commento istintivo, di fronte alla notizia del «raddoppio in tre anni» degli immigrati dalla Romania, consiste nel dire: grazie romeni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;So che non tutti condividono questa mia opinione. E mi chiedo fino a che punto questa nasca dal fatto che anch’io sono stato emigrante. E che dell’emigrazione italiana e non italiana nelle Americhe conosco la storia e ho condiviso, in modo per mia fortuna marginale, le vicende e le sofferenze.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nell’Argentina della mia giovinezza gli italiani erano ancora chiamati «gringos», e gli ebrei «rusos», e vi assicuro che nessuno dei due termini era elogiativo. Un «gringo» che fosse anche «ruso», come ero io, rischiava di suscitare un cumulo pauroso di pregiudizi. Per fortuna la vera alternativa era allora fra essere peronista o antiperonista, e una volta che si chiariva che io ero studente universitario, e che avevo trascorso cinque giorni (come altri 5.000 studenti sui 18 mila di tutta l'Università di Buenos Aires) a Villa Devoto, ossia il carcere, per antiperonismo, ogni altra appartenenza passava in secondo piano. A Villa Devoto, da «gringo» o «ruso» che fossi, diventai argentino.Ma ero ben consapevole che appena una generazione prima gli immigrati italiani avevano sofferto - e come - di tutti i pregiudizi che suscitava l’essere «gringo»: ignorante, analfabeta, sporco, ritenuto a priori camorrista o fannullone. Forse per queste ragioni, io ho una istintiva simpatia per quella maggioranza di immigrati romeni, o albanesi, o marocchini, che sono seri lavoratori, ma che per guadagnarsi il rispetto che meritano devono prima scalare una montagna di pregiudizi: come dovevano scalarla i nostri poveri contadini analfabeti emigrati «nelle Americhe», prima di riuscire a non essere scambiati per dei tagliagole al servizio di qualche padrino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Li guardo, e vedo in loro l’immagine di quegli emigranti meridionali o veneti, che si imbarcavano con i loro fagotti, tra l’Otto e il Novecento, per andare a cercar fortuna Oltreoceano; pronti a fare qualsiasi lavoro (anche i lavavetri, se allora ci fossero state automobili), pur di portare a casa a sera qualche soldo. Condivido lo sconforto della gran maggioranza di loro, che aiutano l’Italia d’oggi ad aumentare il Pil, come aumenta il Pil Usa per la capacità dell’America di aprirsi agli immigrati di tutto il mondo, e che ogni giorno si sentono disprezzati, come fossero tutti assassini, tutti rapinatori, e, se donne, tutte prostitute.E provo, come italiano, vergogna e preoccupazione per la campagna di odio che si sta scatenando contro «gli zingari» o «i romeni», frutto dell’indignazione per isolati fatti di cronaca, ma anche di parole incaute e pericolose, di sapore razzista, che vengono pronunciate nei loro confronti e che ottengono un’immeritata pubblicità.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per «integrarsi» bene, è ovvio, i nuovi immigrati hanno bisogno anche di aiuti: fra parentesi (molti lo ignorano), le province d’Italia dove trovano l’ambiente più favorevole sono quelle del Nord-Est. A Treviso e dintorni, dove gli amministratori locali, spesso leghisti, parlano talvolta male ma agiscono bene, dandosi da fare per trovare ai nuovi immigrati case e lavoro, il problema dell’integrazione dei nuovi venuti dall’Est è ridotto al minimo. I primi a opporsi all’assurda ipotesi di «chiudere le frontiere» sarebbero gli imprenditori e coltivatori che hanno assolutamente bisogno di loro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se poi ci sono degli immigrati delinquenti, meritano di essere trattati come gli italiani delinquenti (spesso fra l’una e l’altra delinquenza c’è uno stretto intreccio; e una collaborazione sempre più stretta tra le nostre forze di sicurezza e quelle dei nuovi partner europei è altrettanto necessaria). Ma, per favore, smettiamola di pensare che dietro ogni rapina in villa o in banca, o dietro ogni omicidio o tragedia stradale, ci sia un immigrato: il più delle volte i colpevoli sono di ineccepibili italiche origini.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quanto alla gran maggioranza di loro, ripeto: grazie romeni. Chi è stato emigrante sa quanto sia pesante da portarsi addosso il fardello del pregiudizio; quanto sia faticoso essere un immigrante, fra gente estranea che ti guarda male. Come abbiamo potuto dimenticarlo, in appena una generazione?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7404051281713967173?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7404051281713967173/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7404051281713967173' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7404051281713967173'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7404051281713967173'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/11/arrigo-levi-controcorrente.html' title='Arrigo Levi controcorrente.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5898840582424388605</id><published>2007-11-02T09:06:00.000+01:00</published><updated>2007-11-02T09:13:52.543+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='zingari'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Romania'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>Vita da incubo nella città di latta</title><content type='html'>Tra i tanti commenti comparsi sui giornali ultimamente riguardo agli immigrati rumeni, questo è l'unico bel reportage che ho trovato e che cerca di mostrare la realtà nascosta della vita di queste persone.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;di GIUSEPPE D'AVANZO (tratto da Repubblica.it, 2 novembre 2007)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;ROMA - L'odore è buono. Come in ogni casa del mondo, dove c'è una famiglia e un pranzo nel giorno di festa. Il vapore che sale dalla pentola dello stufato di maiale con l'aglio e le cipolle è denso e profumato e Iuliana - Iuliana Dumea è venuta a Roma dalla contea di Piatra Neamt, Romania, quattro anni fa, in settembre - ne è fiera. Sorride e si stringe sulle spalle lo scialletto di lana. Fuori piove. Vuole preparare un caffè tanto per levarsi di dosso l'umidità. Iuliana racconta di sé senza disperazione, quasi orgogliosa della sua rassegnazione a una vita aspra, della sua capacità di sopportarla con dignità. Dice del suo lavoro di badante a Cerveteri, 650 euro al mese, un posto fisso, un letto caldo per sei giorni la settimana e la famiglia che l'ospita la rispetta e ha fiducia in lei. Dice della figlia Andreea, arrivata in Italia che sono sette giorni: si prepara a diventare "grande", a dicembre finalmente festeggerà i diciotto anni e potrà cercarsi un lavoro. Del marito muratore che guadagna 40 euro a giornata, anche 50, quando è fortunato a trovarlo e, se Dio vuole, quest'anno la fortuna non lo ha mai abbandonato. Dice Iuliana, delle sue preoccupazioni, ma anche della sua speranza di una vita regolare, del desiderio di trovare una casa e non la baracca dove in un angolo ora borbotta - allegra - la pentola dello stufato. La baracca, quindici metri quadrati, è stata tirata su con gli alberi del parco dell'Aniene, con l'aiuto di Cristian Samoila che ora sta tirando su la sua poco più in là. La baracca ha un tetto di laminato d'alluminio e pareti di cartone, protette da larghi fogli di plastica e cartelloni pubblicitari. C'è anche una finestra, ma non si apre. E' lì per decoro, per simulare una casa vera. Il rifugio di Iuliana è a ridosso dell'argine destro dell'Aniene tra l'ansa di Ponte Mammolo e Casale Rocchi. E' nel mezzo di una fangosa discarica per gran parte annerita dal fuoco - televisori sventrati, marmitte e batterie d'auto, vecchie scarpe, centinaia di bottiglie di vino e di birra, monnezza, bambole, cessi sbreccati, plastica bruciata.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se guardi il volto di Iuliana, puoi anche dimenticare la baracca e la discarica. E se dimentichi la baracca e dove sei, la vita di Iuliana può anche apparire non disperata - Iuliana non la sente disperata - difficile sì, dura come la pietra sì, ma non disperata. E' una vita che ha ridotto al minimo ogni bisogno di abitazione, di vesti, di vitto ma non l'aspettativa di giorni migliori. E ora, chiede Iuliana, che succederà dopo quel che è accaduto a Tor di Quinto a quella povera signora: noi romeni finiremo tutti nei guai? Ci cacceranno tutti? Pagheremo tutti, i delitti di pochi o di uno? Io ho un lavoro, potrò restare? E Andreea potrà restare, lei che il lavoro non ce l'ha, ma ha me? Perché non li punite? Perché non li tenete in carcere? Perché, se li arrestate, poi li scarcerate? Può apparire un paradosso e non lo è. I romeni, quei romeni che menano una vita agra lungo l'argine dell'Aniene, in baracche di cartone, legno e plastica, a pochi metri dal fiume - "invisibili" soltanto per chi abita in un'altra parte della città - temono la violenza dei romeni quanto gli italiani. La odiano come loro. Ne sono impauriti come loro e, come loro, chiedono che chi sbaglia paghi duramente. Come duramente pagherebbero in Romania. Se rubi una gallina in Romania, sei condannato a cinque anni di carcere anche se quella gallina ti sfama soltanto per un giorno, dice Cristian - è alto, magrissimo, è un elettricista, ha ascoltato Iuliana, in silenzio, infreddolito e scosso dai brividi. Se hai la droga, puoi essere condannato a quindici anni, dice. Se la droga è troppa per essere soltanto la tua, rischi l'ergastolo. Se hai bevuto anche solo un bicchiere di birra e guidi, perdi l'auto e la patente. Perché da voi non è così? Lungo il fiume, per chilometri, ci sono soltanto baracche di romeni, di rom, di bosniaci, dice Cristian, vai a vedere: ognuno vive, come può e come sa e, se non ti fai confondere dalla povertà e dal loro aspetto o dalla confusione delle loro baracche, la vita che vogliono fare gliela leggi in faccia. Se hanno voglia di lavorare, se cercano lavoro per mangiare, lo capisci. Se vogliono mangiare e bere senza lavorare, lo puoi intuire. Se vuoi capirlo meglio, guarda se ci sono bambini e donne in casa. Se hanno la responsabilità di bambini e donne, gli uomini non rischiano di finire in carcere per una sbronza violenta. Se ci sono bambini e non ci sono le donne, diffida di quegli uomini: mandano le loro donne a rubare. Se vedi soltanto uomini in una baracca, stai attento: possono essere loro - proprio quelli - la maledizione che può dannarci tutti. Sono spesso uomini che non hanno nulla da perdere. Venuti negli ultimi mesi in Italia, non dai villaggi ma dalle città, Costanza, Timisoara, Iasi, Cluj Napeca, dai peggiori quartieri di Bucarest, Ferentari, Obor, Pantelimon. Magari in Romania hanno fatto già il carcere e ancora ne devono fare e non hanno nulla da perdere. Sono uomini in fuga e di nulla conoscono il valore, nemmeno della vita umana. Ogni giorno in più per loro è un giorno guadagnato e per trenta euro possono ucciderti, se hanno bevuto; e d'altronde hanno sempre bevuto perché non fanno altro, dice Cristian.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le acque dell'Aniene, grigie come il ferro, corrono veloci e gonfie. Le baracche sono addossate all'argine melmoso, nascoste dalle canne. L'una accanto all'altra per chilometri. Sono costruite tutte nello stesso modo, più o meno. Una camera, i grandi letti, la cucina a gas, la stufa a cherosene. Una porta che dà sul sentiero interno e un'altra che si apre su una specie di terrazzino "panoramico" che guarda il fiume e l'altra riva. C'è il tavolo, un paio di sedie e, a volte, anche un divano sfondato. Qualche baracca ha il televisore e l'antenna satellitare. Non si ode un rumore, una voce, il pianto o il riso di un bambino. Gli "uomini soli" li vedi subito, da lontano. Sono in cerchio davanti alla baracca. Fumano, chiacchierano, hanno già bevuto e sono soltanto le undici del mattino. Non hanno voglia di dire il loro nome. Farfugliano se si parla di lavoro. Dicono che sono di Timisoara. Dicono che loro "i romeni cattivi" li prendono a calci nel culo se si fanno vedere da quelle parti. Uno che sembra il capo - è il solo a parlare mentre gli altri al più annuiscono a quel che dice - racconta che l'altro giorno si presentano un paio di loro con un'auto. Vedete, quella Ford laggiù. Vogliono venderla per mille euro. L'uomo chiede i documenti, ma non c'è alcun documento. Allora, giù calci nel culo. Quelli scappano e l'auto resta lì. E' ancora lì. "Che ci posso fare? Magari qualcuno può pensare che l'ho rubata io".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se si racconta la storia a Essan, ride e ti chiede se l'hai bevuta. Abita più in là, lungo l'argine in una larga area umida e piana. E' un bosniaco, in Italia dal 1969. 43 anni, magro come uno chiodo, otto figli, dieci nipoti. Vivono tutti con lui, in quattro baracche di legno e una roulotte in un lotto recintato da rovi di more e una rete di ferro con su un cartello "Proprietà privata, non oltrepassare". Dice Essan che gli è venuta la pelle d'oca quando ha saputo della signora di Tor di Quinto. Mai, dice, si è vista questa violenza. Ci sono stati gli albanesi, i marocchini, che non sono roba da poco, e mai la violenza dei romeni, dei romeni sfrizzati. Essan non vuole fare il santo. E' stato un ladro, ammette. Ha rubato, ma era un altro rubare, sostiene. Mai un coltello, mai una pistola e, se entravi in una casa e qualcuno gridava, te la davi a gambe e in fretta. Se ti beccavano e magari dovevi scontare un "residuo di pena", con le vostre leggi strane che prima ti scarcerano e poi, dopo anni, ti chiedono di tornare in galera a scontare la condanna, preparavi la tua valigia e te ne andavi a Rebibbia con le tue gambe. Ma ora, dice Essan, chi ci capisce niente? "Questi t'ammazzano per cinque euro, se sono ubriachi! Io non voglio che i miei figli abbiano a che fare con quella gente lì. Abbiamo il nostro lavoro della raccolta del ferro, e questo ci basta".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anche Nichita è il capo di una tribù, otto figli, tre generi, cinque nipoti. E' autista e si sente proprietario dello spicchio di demanio pubblico che occupa. Lo ha pagato 11.500 euro, dice. Ha un foglio di carta firmato. Glielo ha venduto un tale di nome Gino che prima aveva lì un orto. Testardo, non vuole saperne di essere stato truffato. Dice che quella terra è ormai sua e da lì non se ne andrà. Perché dovrebbe andarsene, chiede. "Perché sono romeno? E allora stai a sentire? Guarda questa mano. In questa stessa mano, non c'è un dito uguale all'altro. Questo è corto e largo. Quest'altro è lungo e magro. Quest'altro ancora non si sa che farsene se non infilarci un anello. Un popolo è come una mano. Ognuno è diverso dall'altro. Perché non volete capirlo? Proprio voi dovreste capirlo. Per alcuni, siete tutti mafiosi. Io so che non è vero, ma allora perché, per voi, può essere vero che tutti i romeni sono ladri e assassini e ubriaconi e violenti? Noi romeni siamo come cavalli che sono stati per anni chiusi in una stalla al buio. Poi hanno aperto le porte della stalla e il sole, la luce, l'aria, la libertà ci hanno intontito e turbato. C'è chi quella libertà vuole respirarla a pieni polmoni e corre, corre, corre approfittando degli spazi liberi pensando che la vita che vuole regalare ai figli deve essere diversa da quella che lo ha imprigionato per anni e ci sono altri che non sanno che farsene di quella libertà. Quella libertà non li rende felici. Al contrario, li riempie di rancore. Li fa rabbiosi e pazzi come cani e mordono chiunque li avvicini. Perché volete confondere me, la mia famiglia, con quei cani?".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre la curva dell'Aniene a Ponte Mammolo, c'è una rete di strade e in una di quelle vie cieche che scendono verso l'area di esondazione del fiume, a Pietracamela, dicono che da qualche tempo c'è un nuovo campo di romeni, nelle grotte. Sembra una leggenda metropolitana. Quelle strade sono deserte e di grotte, in apparenza, non se ne vedono. Sarebbe difficile accorgersene se non spuntasse nell'angolo di un costone roccioso una testa per scomparire subito. E' quello l'ingresso delle grotte. Dentro inzuppato in un'umidità quasi solida c'è un intero borgo. Le baracche appoggiate alla roccia, una larga "piazza" con intorno tavoli e sedie. Nel tavolo in fondo, un uomo allampanato, avanti con gli anni, beve un tè, concentrato nel gioco enigmistico del giornale romeno che lo ha accompagnato nel viaggio dalla Transilvania a Roma. E' arrivato appena ieri, dice Marian. Marian ha 22 anni, è nato e vissuto in un villaggio di trecento abitanti nel distretto di Maramures, in Transilvania appunto. Quando vivi in un posto di trecento abitanti, dice, non sai che cos'è la violenza. Tutti si conoscono. Qualcuno può stare sul naso di un altro, ma al peggio non gli rivolge la parola ed è il massimo della violenza in un posto così. "Io - dice Marian - la violenza l'ho scoperta qui da voi ed è una violenza figlia delle vostre abitudini. Sono qui per lavorare e il lavoro non mi manca. Non guadagno molto, ma vado avanti. Penso che domani possa andare meglio. Quando mi manca il lavoro a Roma, vado al Nord, da mio fratello, e un lavoretto lo trovo sempre. Ora faccio pubblicità per una discoteca. Cinquanta euro al giorno. Può andare. Non capisco perché vi aspettate che chi non ha voglia di lavorare non procuri guai agli altri. Se non lavori, non mangi. Se non ti cerchi un lavoro, l'unico modo per mangiare è rubare. Se hai rubato una volta, tornerai a farlo. Se hai ucciso, sarai tentato di farlo un'altra volta. C'è un solo modo per risolvere il problema, chiudere in carcere chi fa del male agli altri, come fanno in Romania. Che ci vuole a capirlo?". Marian alza la voce, senza volerlo, come in preda a una incomprensibile rabbia. Gli viene accanto una ragazza. Si chiama Veronica. E' la sua donna. Veronica prende per mano Marian, che si calma subito. Veronica è stata una schiava. Costretta a prostituirsi, picchiata selvaggiamente quando si rifiutava di passare le notti sulla Tiburtina. Marian l'ha convinta a denunciare i suoi "padroni". Ora vogliono sposarsi, appena troveranno un posto più decente di una grotta.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5898840582424388605?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5898840582424388605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5898840582424388605' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5898840582424388605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5898840582424388605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/11/vita-da-incubo-nella-citt-di-latta.html' title='Vita da incubo nella città di latta'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-6676565199079727810</id><published>2007-09-20T20:35:00.000+02:00</published><updated>2007-09-20T20:38:44.055+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diario di viaggio'/><title type='text'>Ramadan</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Il Ramadan trasforma la vita della citta' in molti modi... innanzitutto tutte le attivita' iniziano piu' tardi perche' la gente mangia di notte, quindi non puo' essere presto a lavoro, e gli studenti non possono essere presto a scuola... Poi tutti i negozi chiudono prima perche' digiunando la gente si stanca molto piu' facilmente, quindi non riescono a mantenere un orario di lavoro lungo. Se passi lungo le strade nel primo pomeriggio, che per loro e' il momento peggiore, vedi negozianti sdraiati davanti ai negozi a riposare, alcuni che dormono, oppure gli operai sfiancati dopo una mattinata di lavoro a 35 gradi senza bere, che durante la pausa pranzo guardano nel vuoto, le gambe ciondoloni dalle impalcature...&lt;br /&gt;Un altro fatto evidente e' che all'ora di pranzo e' difficile trovare da mangiare, anche se qui nel quartiere cristiano molti alimentari e ristoranti rimangono aperti...e meno male!&lt;br /&gt;In generale, quindi, la vita della citta' continua a scorrere con il suo ritmo frenetico, ma tutto sembra leggermente piu' rallentato, piu' svogliato, piu' faticoso...&lt;br /&gt;Poi alle 19, inizia il fermento.&lt;br /&gt;I negozianti chiudono i negozi e vanno a prendere il cibo, e il quartiere islamico della citta' vecchia pullula di uomini e ragazzi che portano piatti da una parte e dall'altra, molti fanno volteggiare sopra le loro teste interi vassoi pieni degli ottimi mezzeh, cioe' i famosi antipasti siriani: l'hommos, il ghannoush (una salsa di melanzane), il fattoush (un'insalata di pomodori e verdura con dei pezzi di pane secco spezzati dentro), il tutto condito da una buona pagnotta al sesamo e bagnato da un'intera teiera di the.&lt;br /&gt;Molti mangiano fuori dai negozi, sulla strada, alcuni vanno al caffe' e insieme al cibo si fanno portare un narghile'...&lt;br /&gt;La citta' rincomincia a vivere con il canto del muezzin che chiama alla preghiera della sera, e intere famiglie si recano a pregare, lasciando i bambini scorazzare rumorosamente nel cortile d'ingresso del luogo santo.&lt;br /&gt;Durante il Ramadan a nessuno deve mancare da mangiare, ed e' quindi il tempo opportuno per praticare l'ospitalita', la carita' e l'elemosina, verso tutti.&lt;br /&gt;Basta uno sguardo verso il cibo, ed ecco che si e' subito invitati a mangiare insieme ad un negoziante o ad una famiglia. Nessuno mangia da solo.&lt;br /&gt;Ma e' verso i poveri in particolare che si rivolge l'attenzione della comunita'.&lt;br /&gt;Nella grande moschea degli Omayyadi, vengono allestite centinaia di vasche di riso con il condimento a fianco, e dopo la preghiera migliaia di persone ne mangiano. Mi hanno detto che tutte le sere sono 6.000 i poveri che nella sola Grande Moschea ricevono il pasto. Alcuni rimangono fuori, e la polizia deve rigettarli con la forza.&lt;br /&gt;Io sono entrato poco dopo la fine della cena, e il cortile della moschea era pieno di cibo e stoviglie di plastica lasciate per terra. Appena sono entrato, sono stato circondato da tre bambini di 10-12 anni che fumando una sigaretta hanno iniziato a scherzare sulla mia macchina fotografica e poi hanno iniziato a chiedermi dei soldi.&lt;br /&gt;Dopo la prima cena, (quella per riempire il buco, diciamo...), e' come se fosse la citta' a riprendersi dal digiuno: le saracinesche si riaprono, i commercianti riprendono il loro abituale sorriso, la loro consueta parlantina e il gusto della contrattazione... I giovani iniziano a prepararsi per la sera, che sara' molto lunga. Dopo le 22 i ristoranti si riempono di gente che fuma il narghile', beve the e mangia...il cibo costa piu' del doppio durante il Ramadan, ma non importa, per i musulmani "onorare le feste" e' un vero comandamento, e, da cio' che si vede guardando il volto della gente, fonte di una gioia profonda.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-6676565199079727810?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/6676565199079727810/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=6676565199079727810' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6676565199079727810'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6676565199079727810'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/09/ramadan.html' title='Ramadan'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-4735432316006267198</id><published>2007-09-11T18:20:00.000+02:00</published><updated>2007-09-11T18:30:28.732+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Diario di viaggio'/><title type='text'>11 Settembre.</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;11 Settembre. Me ne sono accorto solamente compilando un modulo all’ambasciata italiana, che è giusto dietro a quella americana. E di fronte all’ambasciata americana cosa c’è? Una sua piccola propaggine, l’ambasciata irachena. Lungo la via è proibito fermarsi e il dispiegamento di forze dell’ordine e militari oggi sembra più consistente del solito. Questo è l’unico luogo di Damasco dove si sia verificato, da diversi anni, un attentato terroristico. Qualche mese fa alcuni uomini sono scesi da un camioncino sparando alcuni colpi di mitra, uccidendo una delle guardie siriane dell’ambasciata. Non avessi avuto la necessità di andarci per ottenere una dichiarazione urgente da parte della nostra ambasciata, mi sarei tenuto ben alla larga da quel posto.&lt;br /&gt;Tuttavia è stato interessante.&lt;br /&gt;Tutte le ambasciate occupano graziose villette e sono protette – come di consueto in tutto il mondo – da inferriate o muri di cinta alti due metri. L’ambasciata americana, come le altre ambasciate americane che ho visto a Nairobi, Khartoum, e immagino ovunque non sia Europa, è un fortino. La circondano mura alte almeno cinque metri, ornate in cima da rotoli di filo spinato elettrificato. È l’emblema di una nazione che pur essendo lo sbirro del pianeta si sente insicura, assediata, costantemente sotto attacco.&lt;br /&gt;Per quanto ho potuto vedere, l’unico vero assedio è quello posto da decine e decine di iracheni in fuga che fanno la coda alla porta dell’ufficio visti dell’ambasciata statunitense, cercando di elemosinare un asilo politico che difficilmente otterranno. In fondo chiedono solo la pace, la democrazia e la libertà che gli era stata promessa da Bush nel 2003. Il nostro caro George W., se è un vero politico dovrebbe sapere che le promesse vanno mantenute, ma sfortunatamente non sono gli iracheni ad eleggere il presidente statunitense. In attesa che lui finisca di ripulire la loro casa – visto che ha tanto insistito – chiedono un po’ di ospitalità in casa sua, e mi sembra il minimo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E questo è solo uno dei tanti paradossi di un conflitto che, qui, appare in tutta la sua insensatezza.&lt;br /&gt;Sono almeno due milioni i rifugiati iracheni a Damasco, il volto nascosto del conflitto in Iraq. Qui l’immigrazione è una vera emergenza, una vera invasione. Circa ventimila iracheni ogni giorno varcano il confine per fuggire la spirale di violenza che sembra risucchiare il loro paese in un buco sempre più nero. Molti di loro sono cristiani, ma di fatto non sono identificabili come un’unica categoria: donne, bambini, uomini in giacca e cravatta, malati, ricchi, poveri, analfabeti e laureati.&lt;br /&gt;Tutti gli uffici che hanno a che fare con l’immigrazione sono presi d’assedio. Stamattina mi sono presentato in un centro di analisi per fare il test dell’HIV, obbligatorio per chi entri in Siria e vi risieda per più di due settimane. Almeno mille iracheni erano in coda con me – tra spinte, urla di bambini, funzionari isterici e donne dall’espressione rassegnata – ma nessuno di loro è riuscito ad ottenere il test. Devo confessare che, pensando a tutte le manifestazioni contro la guerra a cui ho partecipato, ho pensato di aver fatto almeno il minimo che mi spettava, anche se non è servito a farmi evitare la coda di stamattina... Al contrario, quando due ragazze americane un po’ spaesate si sono inserite nella coda di fianco a me, ho avuto un conato di antiamericanismo e avrei potuto vomitargli addosso di tutto, ma mi sono limitato ad un cinico “lo sapete che tutte queste persone qui intorno sono rifugiati iracheni, vero?”. Forse se anche loro fossero scese in piazza come abbiamo fatto in Europa, ci saremmo evitati tutti la coda e gli spintoni: io, loro, e gli iracheni...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’impressione è che la popolazione siriana, che all’inizio era stata solidale con i propri vicini di casa, ne sia ora esasperata. Inspiegabilmente, raccontano i siriani, quando gli iracheni sono arrivati in Siria erano pieni zeppi di dollari. Nessuno sapeva dove li avessero presi. Forse erano semplicemente i risparmi di una vita ritirati dalle banche di Baghdad prima che fosse troppo tardi. Fatto sta che gli iracheni hanno iniziato ad affittare alloggi e fare spese a prezzi irraggiungibili per i siriani. L’inflazione è cresciuta e sono iniziati i primi malumori.&lt;br /&gt;Adesso il problema non sono più i soldi, perché li hanno esauriti, il problema è il loro numero. I rifugiati iracheni sono diventati una massa ingestibile per lo Stato siriano, che ha già di che preoccuparsi dei propri problemi.&lt;br /&gt;Pochi giorni fa, il presidente siriano al-Assad è stato chiaro: d’ora in poi tutti gli iracheni che vorranno entrare in Siria avranno bisogno del visto. Il visto verrà rilasciato per soli tre mesi e non sarà rinnovabile. Come dappertutto, la tolleranza zero creerà migliaia di clandestini. Ma almeno qui il problema è reale, e le alternative non sono molte, visto che l’occidente si guarda bene dal dare una mano alla Siria, che rimane uno “Stato canaglia” anche se porta il maggior peso delle conseguenze delle “nostre” guerre.&lt;br /&gt;La vita di milioni di persone è stata completamente sconvolta, la rabbia, la rassegnazione, l’umiliazione sono ben visibili sul volto di tanti, la destabilizzazione di un’intera regione è oramai un fatto compiuto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per il resto oggi ho fatto una passeggiata nel centro storico di Damasco. Ho attraversato il Souq al-Hamidiyya, il famoso mercato coperto che sfocia nella moschea degli Omayyadi. Nella moschea si può entrare, naturalmente a piedi nudi, e quando si entra in un posto scalzi si ha la netta impressione di entrare in una casa. In questo caso il proprietario è un po’ particolare...&lt;br /&gt;Ho proseguito perdendomi per i vicoli ornati dalla bouganville e osservando le tipiche porte damascene. I piccoli viottoli, le case ricavate unendo sezioni di diversi edifici, gli archivolti, le strette botteghe e le stanze sopraelevate che si sporgono dai muri portanti delle case mi ricordano tanto Genova. Tutto questo parla di un legame che si chiama Mediterraneo, e di cui oggi – in questo preciso anniversario – alcuni vorrebbero celebrare la fine. Eppure qui non c’è un muro tra il quartiere cristiano e quello musulmano, gli antiquari vendono icone cristiane e versetti del Corano incorniciati, le ragazze velate passeggiano a braccetto con le loro amiche dai capelli scoperti. I ragazzi guardano tutte e due con lo stesso interesse. Del resto i giovani non sembrano molto religiosi. “Noi non parliamo di religione, e quindi siamo amici. Certo ci riconosciamo, ma questo non è un problema”, mi ha detto un ragazzo cristiano quando gli ho chiesto di quali fossero i rapporti con i musulmani. Certo non sarà la quintessenza del dialogo, ma è convivenza. Anche questo è 11 settembre&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-4735432316006267198?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/4735432316006267198/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=4735432316006267198' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4735432316006267198'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4735432316006267198'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/09/11-settembre.html' title='11 Settembre.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8687892880021348922</id><published>2007-05-04T11:05:00.000+02:00</published><updated>2007-05-04T11:07:04.545+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uganda'/><title type='text'>Un importante passo in avanti nella pacificazione del Nord Uganda</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#ff9900;"&gt;Govt, LRA Sign Second Agreement&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;The Monitor (Kampala) NEWS&lt;br /&gt;May 3, 2007&lt;br /&gt;By Grace Matsiko&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;The government and the rebel Lord's Resistance Army last night signed another landmark agreement on Comprehensive Solutions to the Northern Uganda conflict.&lt;br /&gt;This is the second in weeks after both sides endorsed an extension to the ceasefire agreement recently.&lt;br /&gt;Minister of State for Foreign Affairs (in charge International Affairs) Henry Oryem Okello signed on behalf of the government while Martin Ojul, the LRA's peace delegation chairman signed for the rebels, in Juba.&lt;br /&gt;It was witnessed by Vice-President of Southern Sudan and chief mediator Riek Machar, observers from Kenya, Mozambique, South Africa and Tanzania.&lt;br /&gt;By press time, the final copy of the agreement had not been accessed but according to a draft copy which was agreed upon in principle, the government agreed to provide protection to the LRA leaders, combatants and personnel during the transition from conflict to peace, once a final agreement has been signed.&lt;br /&gt;"This is a major breakthrough to both delegations," LRA's David Nyekorach Matsanga said.&lt;br /&gt;"This is a major success," Matsanga's colleague, James Obita added.&lt;br /&gt;The two delegates were involved in ending an impasse in agreeing to the shape the agreement will take.&lt;br /&gt;The agreement on comprehensive solutions handles issues of participation in national politics, system of government, inclusiveness in participation in the government, ensuring equal opportunities, participation in state institutions, the judiciary, security organs, Internally Displaced Persons, reconstruction of Northern Uganda, land and restocking of cattle in the war affected areas.&lt;br /&gt;"The parties agree that members of the LRA who are willing and qualify shall be integrated into the national armed forces and other security agencies in accordance with subsequent agreements between the parties" the draft copy obtained by Daily Monitor indicates.&lt;br /&gt;The two parties also agreed that the children of the departed LRA combatants shall benefit alongside other conflict-affected children from the Universal Primary Education and Universal Post-Primary Education and Training.&lt;br /&gt;On land, the parties agreed that fair and equitable compensation shall be payable in case of expropriation of land.&lt;br /&gt;"No expropriation shall be allowed except in the public interest and in accordance with the law" the agreement reads.&lt;br /&gt;It states that land owners whose land has been used for settlement of IDPs or establishment of barracks and detaches, will be entitled to repossess their land or to receive fair and just compensation.&lt;br /&gt;"The government shall strengthen and fast track re-stocking programmes in the affected areas by committing additional resources to mitigate the effect of losses of livestock taking into account individual losses and the need to improve the quality of livestock in the affected areas," the draft copy of the agreement said.&lt;br /&gt;"The parties affirm the principle of proportional representation and agree to adopt security measures.&lt;br /&gt;On the system of governance, the parties agreed that government shall, through the Equal Opportunities Commission, review and assess the nature and extent of any regional or ethnic imbalances and disparities in participation in central government institutions and shall take all necessary steps to remedy any anomalies.&lt;br /&gt;The parties affirmed the principle of proportional representation of all the regions in the armed forces and other security agencies as a guarantee for sustainable stability in the country.&lt;br /&gt;The two groups also agreed that recovery programmes for Northern Uganda are implemented expeditiously and where necessary "fast tracked" in order to respond effectively to the post -conflict needs in affected areas.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8687892880021348922?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8687892880021348922/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8687892880021348922' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8687892880021348922'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8687892880021348922'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/05/un-importante-passo-in-avanti-nella.html' title='Un importante passo in avanti nella pacificazione del Nord Uganda'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5165689420528319142</id><published>2007-05-01T08:42:00.000+02:00</published><updated>2007-05-01T08:57:06.982+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='immigrazione'/><title type='text'>L' "immigrazione sostitutiva"</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;E' passato inosservato alla maggior parte dei media, ma non a &lt;em&gt;Shooting Dogs&lt;/em&gt;. Sto parlando di un rapporto delle Nazioni Unite intitolato "Immigrazione sostitutiva: è una soluzione per le popolazioni in declino e in invecchiamento?" (potete scaricarlo &lt;a href="http://www.un.org/esa/population/publications/ReplMigED/migration.htm"&gt;cliccando qui&lt;/a&gt;).&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;In poche parole, analizzando i dati demografici di diversi Paesi (tra cui l'Italia) si discute se permettere l'ingresso di un largo numero di immigrati possa riequilibrare la piramide demografica delle popolazioni interessate, soprattutto per ripristinare un buon rapporto tra popolazione in età da lavoro e popolazione non attiva.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Qui sotto trovate il commento al rapporto di Le Monde, che riassume i principali temi trattati.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#66cccc;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;strong&gt;Pays riche et vieux cherche immigrés&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#66cccc;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Comment les pays riches et vieillissants peuvent-ils éviter l'anémie dans les quarante prochaines années ? Les experts des Nations unies, qui ne sont connus ni pour leur goût de la provocation ni pour leurs talents de fantaisistes, ont pris leurs calculettes et la réponse tient en un mot : immigration. A l'horizon 2050, il faudra à la France, comme à la plupart des pays d'Europe, "deux fois plus d'immigrés" que dans les années 1990. Telle est l'une des principales conclusions de leur rapport, "Migration de remplacement : est-ce une solution pour les populations en déclin et vieillissantes ?" publié mi-mars par la division de la population du département des affaires économiques et sociales de l'institution internationale. Ce "besoin d'immigration", insistent ces experts, devra impérativement être satisfait. Faute de quoi, le "déclin" de la population sera "inévitable".&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#66cccc;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#66cccc;"&gt;S'appuyant sur l'étude détaillée de huit pays à basse fécondité (Allemagne, Etats-Unis, Fédération de Russie, France, Italie, Japon, République de Corée et Royaume-Uni) et deux régions (Europe et Union européenne), ce document présente les différents scénarios possibles, en fonction des tendances démographiques à l'oeuvre - baisse du taux de fécondité et accroissement de la longévité notamment - et des choix politiques qui seront faits... ou pas. Exemple : la France veut avoir, en 2050, le même nombre d'habitants qu'aujourd'hui ? Pour ce faire, il lui faudrait accueillir "1,5 million d'immigrants entre 2025 et 2050", chiffre relativement bas. Si, mieux encore, elle veut maintenir stable le nombre des personnes en âge de travailler, alors, il lui faudrait "doubler le niveau du début des années 1990". En clair, accepter la venue de 5,5 millions d'immigrés supplémentaires entre 2010 et 2050 - soit, en moyenne, 136 000 étrangers de plus chaque année. Un chiffre, là encore, relativement faible : dans cette hypothèse, la proportion des immigrés et de leurs descendants au sein de la population française serait à peu près identique à celle d'aujourd'hui : 11,6 % en 2050 contre 10,4 % en 1990.&lt;br /&gt;Mais si, d'aventure, les gouvernants français souhaitent garder le "rapport de support potentiel" (c'est-à-dire le nombre des personnes en âge de travailler pour une personne de plus de 65 ans) identique à celui de 1995 (soit un rapport de 4,4), alors les choses risquent d'être plus délicates : il faudrait que la France accepte d'accueillir "vingt à quarante fois" plus d'immigrés qu'elle ne l'a fait durant ces dix dernières années. Dans ce cas, précise l'ONU, les "immigrés post-1995 et leurs descendants" représenteraient, en 2050, "plus des deux tiers" des habitants de la France. Une gageure ? Pas forcément. Comparés à d'autres pays d'Europe, comme l'Estonie, la Bulgarie et l'Italie, "qui vont perdre", du fait du vieillissement, "entre un quart et un tiers de leur population", les défis que la France doit relever sont bien moins périlleux.&lt;br /&gt;Au Royaume-Uni, où les projections de l'ONU n'ont rien, là non plus, de particulièrement affolant, une partie de la presse a cru bon d'agiter l'épouvantail de l'invasion barbare. Le chapitre du rapport de l'ONU concernant les migrations internationales indique pourtant que "le flux migratoire net vers les régions les plus développées devrait demeurer au niveau de 2,3 millions par an, dont 1,3 million à destination de l'Amérique du Nord". Soit un flux légèrement inférieur à celui de la décennie 1990-2000, qui était de 2,5 millions de migrants. D'ici à 2050, précise le rapport, "plus de la moitié du total des migrants quittant les régions les moins développées devraient venir d'Asie ; entre 25 % et 30 % de l'Amérique latine et des Caraïbes ; le restant d'Afrique".&lt;br /&gt;Pour le géographe Gildas Simon, fondateur et ancien responsable du laboratoire de recherche Migrinter (CNRS, Poitiers), "on est très en dessous des niveaux atteints historiquement par les migrations". Ainsi, en 1910, les migrants internationaux (non compris les touristes) représentaient "entre 5 % à 10 % de la population mondiale". Aujourd'hui, ce pourcentage est nettement moindre : "Le nombre des migrants internationaux est estimé à 200 millions de personnes - soit 3,1 % de la population mondiale", souligne le chercheur.&lt;br /&gt;M. Simon nuance également les conclusions des experts de New York, qui "tendent à démontrer que, si un pays riche veut se maintenir à niveau, il lui faut, théoriquement, un nombre extrêmement élevé d'immigrés". "Les dynamiques migratoires ne fonctionnent pas de manière mécanique, explique-t-il. Par ailleurs, il faudra tenir compte, pour l'avenir, des recompositions en cours dans le cadre de la mondialisation, notamment celles de l'économie du travail aux différentes échelles, du global au local."Pour autant, reconnaît-il, les grandes tendances que dessine le rapport de l'ONU sont "de l'ordre du vraisemblable". Pour les experts onusiens, les pays riches ont bénéficié, pendant la seconde moitié du XXe siècle, de circonstances démographiques exceptionnelles, parenthèse enchantée qui leur a permis de distribuer "des revenus relativement généreux à leurs retraités sans que le coût soit trop fort pour la population active". Désormais, conclut le rapport, les démocraties vieillissantes doivent avant tout se préoccuper du long terme : fixer un nouvel "âge de la retraite", déterminer "le niveau de couverture de soins souhaité pour les personnes âgées" ; choisir comment financer cette politique sociale ; identifier le poids financier maximal qui pourra peser sur les salariés, etc. Autant de choix qui détermineront directement la politique d'immigration des prochaines décennies.&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#33ccff;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="color:#ffffff;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#66cccc;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;color:#33ccff;"&gt;Catherine&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="color:#33ccff;"&gt;&lt;span style="font-family:verdana;"&gt; Simon&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5165689420528319142?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5165689420528319142/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5165689420528319142' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5165689420528319142'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5165689420528319142'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/05/l-immigrazione-sostitutiva.html' title='L&apos; &quot;immigrazione sostitutiva&quot;'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-482807295992331729</id><published>2007-04-04T08:30:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T18:22:49.936+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uganda'/><title type='text'>"Pax Aficana" in Uganda?</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Il processo di pace in Uganda è sempre vivo e muove passi incoraggianti in queste settimane. Le ultime notizie sono che Sud Africa e Kenya hanno accettato di partecipare ai negoziati assieme al Mozambico, rappresentato dall'ex-presidente Joaquim Chissano, nominato dall'ONU in qualtà di rappresentante al processo di pace di Juba.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Chissano sta svolgendo il suo compito in modo molto attivo: ultimamente è andato due volte ad incontrare Joseph Kony nel parco di Garamba, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, dove il Lord Resistance Army attualmente si rifugia.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Verso la metà di aprile dovrebbe tenersi una nuova tornata di colloqui, il cui obiettivo è quello di rinnovare il cessate il fuoco - formalmente scaduto - e far muovere al processo di pace alcuni passi in avanti che vadano al di là della cessazione delle ostilità.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNIJM6cHQI/AAAAAAAAABo/5KcxkgcOYmQ/s1600-h/anziana+congo.jpg"&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5049458930134818050" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="173" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNIJM6cHQI/AAAAAAAAABo/5KcxkgcOYmQ/s320/anziana+congo.jpg" width="255" border="0" /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Rimane il problema del mandato di cattura internazionale emesso dalla Corte Penale Internazionale dell'Aja nei confronti di quattro alti dirigenti del LRA per crimini di guerra e crimini contro l'umanità. La popolazione nord ugandese, assieme al governo, si è detta disponibile a perdonare i membri del LRA attaverso riti di riconciliazione tradizionali.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;E' un dilemma, quello della giustizia internazionale, difficilmente risolvibile: è giusto che persone che hanno ucciso, mutilato, stuprato, rapito bambini per farli diventare soldati e costringerli ad uccidere l proprie famiglie, siano perdonati attraverso metodi tradizionali, loro che hanno combattuto una guerra a tutti gli effetti "post-moderna" che di tradizionale non ha proprio nulla? E se si fa in questo modo, non si crea un precedente per l'impunità di futuri crimini, come è stato fino ad adesso? Ma d'altro canto, è giusto che la Corte metta i bastoni tra le ruote ad un processo di pace che sta tentando di porre fine alle sofferenze di una popolazione che da oltre 20 anni subisce una guerra crudele e disumana?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;&lt;strong&gt;South Africa, Kenya Join Uganda peace talks in South Sudan&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;Wednesday 4 April 2007 02:30. April 3, 2007 (KAMPALA) &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;South Africa, Kenya and Mozambique havea greed to join the South Sudan mediated Ugandan peace talks in Juba. The trio joins the talks meant to end the 20 year rebel insurgency in northern Ugandan on the mediation side, the Ugandan The Monitor said.The call for the three to join the mediation team, led by South Sudan Vice President Riek Machar, was a major condition the LRA set before they return to the negotiating table.State Minister for International Affairs Henry Okello Oryem yesterday said the three countries have agreed to send representatives to join the peace talks slated to resume on April 13."Kenya, South Africa and Mozambique, with the invitation of President Joachim Chissano, have agreed to join the mediation team in Juba,"Oryem said yesterday. Chissano, a former president of Mozambique, is now the UN Secretary General's representative for northern Uganda.The LRA pulled out of the peace talks in south Sudan's capital Juba last month, citing security fears after Sudanese President Omaral-Bashir threatened to "get rid of the LRA from Sudan". For the peace talks to resume, they demanded a retraction of the statement from Sudanese authorities, a complete overhaul of the peacetalk's secretariat in Juba and improved welfare in terms of allowancesfor the LRA delegates. Oryem said, "The first session will be chaired by Chissano because it was for his effort that the mediation, secretariat and the monitoring teams were beefed up."Measures to restore LRA confidence initially included expanding Riek Machar's mediating team, whom the LRA distrust, with delegates from five other African countries. The LRA negotiators welcomed the move as"a positive development." "For all this time this is what we were asking for and if thosecountries have come on board, that is a welcome and positivedevelopment," LRA spokesman Godfrey Ayoo said by telephone from the Kenyan capital Nairobi. The entire LRA peace team has in Nairobi theresince December. last year when the talks were last adjourned."On our part, we are ready to meet the (Uganda) government and themediator to continue searching for lasting peace in northern Uganda."Chissano has held two meetings with the LRA leader Joseph Kony in the Congolese jungle of Garamba, a move widely seen as a catalyst for theresumption of the talks.But the International Criminal Court (ICC), which issued arrestwarrants for Kony and four other commanders, has rejected calls todrop them paving way for the talks. People from Northern Ugandan wantthe LRA leaders to undergo traditional "Mato Oput" justice, areconciliation ceremony, as an alternative to trials at The Hague.The Uganda government says it would be satisfied with an alternativetraditional system of justice to deal with LRA alleged war crimes,which include killing civilians, mutilating victims and kidnappingchildren to use as fighters and sex-slaves.(The Monitor) (ST)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-482807295992331729?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/482807295992331729/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=482807295992331729' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/482807295992331729'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/482807295992331729'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/04/pax-aficana-in-uganda.html' title='&quot;Pax Aficana&quot; in Uganda?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNIJM6cHQI/AAAAAAAAABo/5KcxkgcOYmQ/s72-c/anziana+congo.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5632139802657892690</id><published>2007-04-04T08:15:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T18:22:50.044+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>Somalia: la guerra al terrorismo "dei poveri"</title><content type='html'>&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNF086cHPI/AAAAAAAAABg/7q-ix1lBRuc/s1600-h/h_9_ill_891119_somalie.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5049456383219211506" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" height="157" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNF086cHPI/AAAAAAAAABg/7q-ix1lBRuc/s320/h_9_ill_891119_somalie.jpg" width="226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Riporto qui un interessante articolo comparso su Le Monde, che dà una testimonianza concreta degli scontri dei giorni scorsi a Mogadiscio, nei quali hanno perso la vita all'incirca 400 persone, prevalentemente civili.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;n particolar modo, stupisce l'utilizzo strumentale del "fattore terrorismo" da parte dei soldati, ai quali evidentemente gli addestratori statunitensi devono aver fatto un bel lavaggio del cervello...&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Attualmente a Mogadiscio è in vigore una tregua che ha fermato gli scontri, ma che non si sa quale sbocco potrà avere. La Comunità Internazionale non sembra essere intenzionata ad avviare un processo di riconciliazione nazionale inclusivo che possa mettere attorno ad un avolo tutti gli attori della complessa vicenda politica somala, e, anzi, in questi giorni ha esortato il Governo di Transizione di Mogadiscio (TFG) ad accollarsi questo compito.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;E' chiaro che il TFG non ha nè la forza nè la volontà politica di farlo, perché da una conferenza di riconciliazione nazionale dovrebbe per forza scaturire una più equa distribuzione delle cariche e dei poteri all'interno del governo stesso, ed è quindi poco probabile che un tale processo sia messo in moto da chi oggi si trova al potere e cerca di fare di tutto per mantenerlo e per includere altri membri del proprio clan nella compagine governativa.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;&lt;span style="font-size:130%;"&gt;A Mogadiscio, le calvaire de l'instituteur Ali Hassan, aux mains des Ethiopiens&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;LE MONDE  03.04.07  15h07 • Mis à jour le 03.04.07  15h07&lt;br /&gt;(Mogadiscio, envoyé spécial) &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;endant trois jours, Ali Hassan Mohamed a été le témoin involontaire des opérations d'une unité éthiopienne dans la bataille de Mogadiscio. Jovial maître d'école à la panse rebondie et au rire généreux, la cinquantaine, Ali Hassan Mohamed n'avait pas encore ouvert sa classe, jeudi 29 mars, dans le quartier d'Amar Billey, au sud de la capitale somalienne, zone tenue par les insurgés, lorsque les combats ont éclaté. "Les Ethiopiens sont entrés (dans notre quartier) avec des chars, mais les attaques des "muhkawama" (résistants) les ont fait fuir. J'ai fait partir ma femme et mes enfants. Moi, je suis resté pour protéger la maison des pillards."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le lendemain, une nouvelle attaque permet aux forces éthiopiennes, appuyées par des troupes somaliennes du Gouvernement fédéral de transition (TFG) qui leur servent de guides et d'interprètes, de reprendre le quartier. L'épreuve du maître d'école a alors commencé. "Les Ethiopiens défonçaient les portes des maisons, une par une. Ils ont fini par entrer chez moi. Les soldats somaliens ont vu mon téléphone portable et ont dit aux Ethiopiens, en me désignant : celui-là est d'Al-Qaida. Un soldat est parti avec mon téléphone, pendant que les autres commençaient à me taper avec la crosse de leur fusil", explique-t-il en montrant les plaies de son crâne.&lt;br /&gt;"Ils me demandaient d'avouer où j'avais caché mon arme. Ils n'arrivaient pas à croire que je n'en avais pas." En tout, 25 habitants, les derniers du quartier, vont passer les trois jours suivants prisonniers des troupes éthiopiennes, sous le feu des insurgés qui ne leur laissent pas un instant de répit. "Ils nous donnaient de l'eau, mais rien à manger. Eux-mêmes, de toute façon, n'avaient que quelques biscuits et un peu de sucre pour se nourrir."&lt;br /&gt;Pendant que les tirs font rage, un officier le tire à l'écart, en l'accusant d'être un membre d'Al-Qaida. "J'ai cru qu'ils allaient me tuer, et j'ai commencé à avoir la diarrhée." Les soldats préfèrent le pousser, les mains attachées dans le dos, en avant de leurs positions pour l'exposer aux tirs des insurgés, dont beaucoup, ironie, sont originaires de son quartier. "Dieu m'a sauvé, je n'ai pas été touché. Ils se sont fatigués et m'ont mis derrière un mur avec les autres. C'est là où j'ai vu mourir deux blessés éthiopiens qu'ils ne pouvaient pas évacuer. On voyait qu'ils avaient tous peur de mourir."&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;PRÈS DE 400 MORTS&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;Au bout de trois jours, un fragile cessez-le-feu a été instauré et Ali Hassan Mohamed a été libéré en même temps que les autres prisonniers. Depuis, forces éthiopiennes et insurgés reconstituent leurs forces et mènent des négociations qui ont peu de chances d'aboutir. Lundi 2 avril, une mine télécommandée a explosé au passage du convoi du général Abdullahi Ali Omar, chef d'état-major du TFG. L'officier n'a pas été blessé.&lt;br /&gt;Le bilan de quatre jours de combats a été établi à 381 morts et 565 blessés par l'organisation somalienne de défense des droits de l'homme Elman, proche du groupe clanique des insurgés. Si l'évaluation du nombre de victimes demeure difficile, l'exode qui continue de chasser la population de Mogadiscio se compte en dizaines de milliers de personnes. Un membre de l'ONU, qui a voyagé lundi entre Mogadiscio et Baidoa, a pu voir des habitants de la capitale "installés sous les arbres sur environ 50 km". Il a aussi constaté, confirmant d'autres témoignages, des mouvements de troupes éthiopiennes vers la capitale. Le ministre adjoint de la défense somalien, Said Ali Jelle, a de nouveau appelé la population à quitter les zones "tenues par les terroristes", lui conseillant d'"abandonner les maisons, car il est possible que le gouvernement (TFG) frappe ces secteurs à n'importe quel moment".&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Jean-Philippe Rémy&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5632139802657892690?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5632139802657892690/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5632139802657892690' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5632139802657892690'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5632139802657892690'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/04/somalia-la-guerra-al-terrorismo-dei.html' title='Somalia: la guerra al terrorismo &quot;dei poveri&quot;'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/RhNF086cHPI/AAAAAAAAABg/7q-ix1lBRuc/s72-c/h_9_ill_891119_somalie.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-1612548065994241940</id><published>2007-04-01T10:58:00.000+02:00</published><updated>2007-04-01T11:19:32.481+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Zimbabwe'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Chiesa'/><title type='text'>La conferenza episcopale...</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Malgrado il titolo ironico, l'argomento di questo post è estermamente serio.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; &lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Quando si sente parlare di coferenza episcopale, infatti, in questi giorni si pensa subito alla nostra CEI e al dibattito sui DICO, nel quale non voglio assolutamente addentrarmi.&lt;a href="http://www.geocities.com/mssever/gallery/photo/welcome_to_zimbabwe.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: right; MARGIN: 0px 0px 10px 10px; WIDTH: 231px; CURSOR: hand" height="151" alt="" src="http://www.geocities.com/mssever/gallery/photo/welcome_to_zimbabwe.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Ciò di cui voglio parlare è invece un avvenimento che mi ha colpito molto e a cui non è stato dato alcun risalto, né dai mass media né, mi duole dirlo, dalla Chiesa, mentre iniziative di questo tipo andrebbero sostenute a voce alta.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Sto parlando della lettera pastorale che la Conferenza Episcopale dello Zimbabwe ha inviato a tutti i suoi fedeli in occasione della Pasqua 2007, intitolata "Dio ascolta il grido dell'oppresso" e che contiene un'accusa diretta e senza appello al regime del presidente Mugabe.&lt;a href="http://www.whildonen.net/norsk/bilder/mugabe.gif"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 269px; CURSOR: hand" height="182" alt="" src="http://www.whildonen.net/norsk/bilder/mugabe.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Ancora negli ultimi giorni Mugabe ha fatto picchiare folle di manifestanti pacifici, ha ordinato l'arresto e la tortura del capo dell'opposizione, ma ciò che è più grave è che ha portato al collasso l'economia di uno dei Paesi potenzialmente più ricchi dell'Africa intera. L'inflazione è, pensate, al 1.600 %, e il Paese, un tempo uno dei maggiori esportatori di prodotti agricoli del continente, è oggi ridotto alla fame.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;color:#ffcc33;"&gt;Di fronte a tutto ciò, la posizone dei vescovi è chiara: "L'oppressione è peccato e non si può scendere a compromessi con essa. Deve essere superata. Dio sta dalla pare dell'oppresso".&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc33;"&gt;&lt;strong&gt;Vi invito a leggere il testo integrale della lettera pastorale dei vescovi che riporto qui sotto. Meritano tutte le nostre preghiere e il nostro sostegno.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Zimbabwe Catholic Bishops' Conference (Harare)&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:verdana;font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;DOCUMENT March 30, 2007&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Pastoral Letter by the Zimbabwe Catholic Bishops' Conference on the Current Crisis of Our Country&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Holy Thursday, 5 April 2007 &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;As your Shepherds we have reflected on our national situation and, in the light of the Word of God and Christian Social Teaching, have discerned what we now share with you, in the hope of offering guidance, light and hope in these difficult times.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;The Crisis&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;The people of Zimbabwe are suffering. More and more people are getting angry, even from among those who had seemed to be doing reasonably well under the circumstances. The reasons for the anger are many, among them, bad governance and corruption. A tiny minority of the people have become very rich overnight, while the majority are languishing in poverty, creating a huge gap between the rich and the poor. Our Country is in deep crisis. A crisis is an unstable situation of extreme danger and difficulty. Yet, it can also be turned into a moment of grace and of a new beginning, if those responsible for causing the crisis repent, heed the cry of the people and foster a change of heart and mind especially during the imminent Easter Season, so our Nation can rise to new life with the Risen Lord.&lt;br /&gt;In Zimbabwe today, there are Christians on all sides of the conflict; and there are many Christians sitting on the fence. Active members of our Parish and Pastoral Councils are prominent officials at all levels of the ruling party. Equally distinguished and committed office-bearers of the opposition parties actively support church activities in every parish and diocese. They all profess their loyalty to the same Church. They are all baptised, sit and pray and sing together in the same church, take part in the same celebration of the Eucharist and partake of the same Body and Blood of Christ. While the next day, outside the church, a few steps away, Christian State Agents, policemen and soldiers assault and beat peaceful, unarmed demonstrators and torture detainees. This is the unacceptable reality on the ground, which shows much disrespect for human life and falls far below the dignity of both the perpetrator and the victim.&lt;br /&gt;In our prayer and reflection during this Lent, we have tried to understand the reasons why this is so. We have concluded that the crisis of our Country is, in essence, a crisis of governance and a crisis of leadership apart from being a spiritual and moral crisis. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A Crisis of Governance &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;The national health system has all but disintegrated as a result of prolonged industrial action by medical professionals, lack of drugs, essential equipment in disrepair and several other factors.&lt;br /&gt;In the educational sector, high tuition fees and levies, the lack of teaching and learning resources, and the absence of teachers have brought activities in many public schools and institutions of higher education to a standstill. The number of students forced to terminate their education is increasing every month. At the same time, Government interference with the provision of education by private schools has created unnecessary tension and conflict.&lt;br /&gt;Public services in Zimbabwe's towns and cities have crumbled. Roads, street lighting, water and sewer reticulation are in a state of severe disrepair to the point of constituting an acute threat to public health and safety, while the collection of garbage has come to a complete standstill in many places. Unabated political interference with the work of democratically elected Councils is one of the chief causes of this breakdown.&lt;br /&gt;The erosion of the public transport system has negatively affected every aspect of our Country's economy and social life. Horrific accidents claim the lives of dozens of citizens each month.&lt;br /&gt;Almost two years after the Operation Murambatsvina, thousands of victims are still without a home. That inexcusable injustice has not been forgotten.&lt;br /&gt;Following a radical land reform programme seven years ago, many people are today going to bed hungry and wake up to a day without work. Hundreds of companies were forced to close. Over 80 per cent of the people of Zimbabwe are without employment. Scores risk their lives week after week in search of work in neighbouring countries.&lt;br /&gt;Inflation has soared to over 1,600 per cent, and continues to rise, daily. It is the highest in the world and has made the life of ordinary Zimbabweans unbearable, regardless of their political preferences. We are all concerned for the turnaround of our economy but this will remain a dream unless corruption is dealt with severely irrespective of a person's political or social status or connections.&lt;br /&gt;The list of justified grievances is long and could go on for many pages.&lt;br /&gt;The suffering people of Zimbabwe are groaning in agony: "Watchman, how much longer the night"? (Is 21:11) &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A Crisis of Moral Leadership&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;The crisis of our Country is, secondly, a crisis of leadership. The burden of that crisis is borne by all Zimbabweans, but especially the young who grow up in search of role models. The youth are influenced and formed as much by what they see their elders doing as by what they hear and learn at school or from their peers.&lt;br /&gt;If our young people see their leaders habitually engaging in acts and words which are hateful, disrespectful, racist, corrupt, lawless, unjust, greedy, dishonest and violent in order to cling to the privileges of power and wealth, it is highly likely that many of them will behave in exactly the same manner. The consequences of such overtly corrupt leadership as we are witnessing in Zimbabwe today will be with us for many years, perhaps decades, to come. Evil habits and attitudes take much longer to rehabilitate than to acquire. Being elected to a position of leadership should not be misconstrued as a licence to do as one pleases at the expense of the will and trust of the electorate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;A Spiritual and Moral Crisis&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Our crisis is not only political and economic but first and foremost a spiritual and moral crisis. As the young independent nation struggles to find its common national spirit, the people of Zimbabwe are reacting against the "structures of sin" in our society. Pope John Paul II says that the "structures of sin" are "rooted in personal sin, and thus always linked to the concrete acts of individuals who introduce these structures, consolidate them and make them difficult to remove. And thus they grow stronger, spread, and become the source of other sins, and so influence people's behaviour." [1] The Holy Father stresses that in order to understand the reality that confronts us, we must "give a name to the root of the evils which afflict us." [2] That is what we have done in this Pastoral Letter. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;The Roots of the Crisis&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;The present crisis in our Country has its roots deep in colonial society. Despite the rhetoric of a glorious socialist revolution brought about by the armed struggle, the colonial structures and institutions of pre-independent Zimbabwe continue to persist in our society. None of the unjust and oppressive security laws of the Rhodesian State have been repealed; in fact, they have been reinforced by even more repressive legislation, the Public Order and Security Act and the Access to Information and Protection of Privacy Act, in particular. It almost appears as though someone sat down with the Declaration of Human Rights and deliberately scrubbed out each in turn.&lt;br /&gt;Why was this done? Because soon after Independence, the power and wealth of the tiny white Rhodesian elite was appropriated by an equally exclusive black elite, some of whom have governed the country for the past 27 years through political patronage. Black Zimbabweans today fight for the same basic rights they fought for during the liberation struggle. It is the same conflict between those who possess power and wealth in abundance, and those who do not; between those who are determined to maintain their privileges of power and wealth at any cost, even at the cost of bloodshed, and those who demand their democratic rights and a share in the fruits of independence; between those who continue to benefit from the present system of inequality and injustice, because it favours them and enables them to maintain an exceptionally high standard of living, and those who go to bed hungry at night and wake up in the morning to another day without work and without income; between those who only know the language of violence and intimidation, and those who feel they have nothing more to lose because their Constitutional rights have been abrogated and their votes rigged. Many people in Zimbabwe are angry, and their anger is now erupting into open revolt in one township after another.&lt;br /&gt;The confrontation in our Country has now reached a flashpoint. As the suffering population becomes more insistent, generating more and more pressure through boycotts, strikes, demonstrations and uprisings, the State responds with ever harsher oppression through arrests, detentions, banning orders, beatings and torture. In our judgement, the situation is extremely volatile. In order to avoid further bloodshed and avert a mass uprising the nation needs a new people-driven Constitution that will guide a democratic leadership chosen in free and fair elections that will offer a chance for economic recovery under genuinely new policies.&lt;br /&gt;Our Message of Hope: God is always on the Side of the Oppressed&lt;br /&gt;The Bible has much to say about situations of confrontation. The conflict between the oppressor and the oppressed is a central theme throughout the Old and New Testaments.[3] Biblical scholars have discovered that there are no less than twenty different root words in Hebrew to describe oppression.&lt;br /&gt;One example is the Creed of the chosen people, which we read on the First Sunday of Lent: "My Father was a homeless Aramaean. He went down to Egypt to find refuge there, few in numbers; but there he became a nation, great, mighty and strong. The Egyptians ill-treated us, they gave us no peace and inflicted harsh slavery on us. But we called on the Lord, the God of our fathers. The Lord heard our voice and saw our misery, our toil and our oppression; and the Lord brought us out of Egypt with mighty hand and outstretched arm, with great terror, and with signs and wonders . ... " (Deut 26:5b-8).&lt;br /&gt;The Bible describes oppression in concrete and vivid terms: Oppression is the experience of being crushed, degraded, humiliated, exploited, impoverished, defrauded, deceived and enslaved. And the oppressors are described as cruel, ruthless, arrogant, greedy, violent and tyrannical; they are called 'the enemy'. Such words could only have been used by people who in their own lives and history had an immediate and personal experience of being oppressed. To them Yahweh revealed himself as the God of compassion who hears the cry of the oppressed and who liberates them from their oppressors. The God of the Bible is always on the side of the oppressed. He does not reconcile Moses and Pharaoh, or the Hebrew slaves with their Egyptian oppressors. Oppression is sin and cannot be compromised with. It must be overcome. God takes sides with the oppressed. As we read in Psalm 103:6: "God who does what is right, is always on the side of the oppressed". [4]&lt;br /&gt;When confronted with the politically powerful, Jesus speaks the language of the boldest among Israel's prophets. He calls Herod 'that fox' (Lk13:32) and courageously exposes the greed for money, power and adulation of the political elite. And he warns his disciples never to do likewise: "Among the gentiles it is the kings who lord it over them, and those who have authority over them are given the title Benefactor. With you this must not happen. No, the greatest among you must behave as if he were the youngest, the leader as if he were the one who serves" (Lk 22:25-27). And he warns Pilate in no uncertain terms that he will be held to account by God for his use of power over life and death (John 19:11).&lt;br /&gt;Throughout the history of the Church, persecuted Christians have remembered, prayed and sung the prophetic words of Mary: "[The Lord] has used the power of his arm, he has routed the arrogant of heart. He has pulled down princes from their thrones and raised high the lowly. He has filled the starving with good things, sent the rich away empty" (Lk1:50-53).&lt;br /&gt;Generations of Zimbabweans, too, throughout their own long history of oppression and their struggle for liberation, have remembered, prayed and sung these texts from the Old and New Testaments and found strength, courage and perseverance in their faith that Jesus is on their side. That is the message of hope we want to convey in this Pastoral Letter: God is on your side. He always hears the cry of the poor and oppressed and saves them. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Conclusion&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;We conclude our Pastoral Letter by affirming with a clear and unambiguous Yes our support of morally legitimate political authority. At the same time we say an equally clear and unambiguous No to power through violence, oppression and intimidation. We call on those who are responsible for the current crisis in our Country to repent and listen to the cry of their citizens. To the people of Zimbabwe we appeal for peace and restraint when expressing their justified grievances and demonstrating for their human rights.&lt;br /&gt;Words call for concrete action, for symbols and gestures which keep our hope alive. We therefore invite all the faithful to a Day of Prayer and Fasting for Zimbabwe, on Saturday, 14 April 2007. This will be followed by a Prayer Service for Zimbabwe, on Friday, every week, in all parishes of our Country. As for the details, each Diocese will make known its own arrangements. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;May the Peace and Hope of the Risen Lord be with you always. Happy Easter. &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;Prayer For Our Country&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;God Our Father,&lt;br /&gt;You have given all peoples one common origin,&lt;br /&gt;And your will is to gather them as one family in yourself.&lt;br /&gt;Give compassion to our leaders, integrity to our citizens, and repentance to us all.&lt;br /&gt;Fill the hearts of all women and men with your love&lt;br /&gt;And the desire to ensure justice for all their brothers and sisters.&lt;br /&gt;By sharing the good things you give us&lt;br /&gt;May we ensure justice and equality for every human being,&lt;br /&gt;An end to all division, and a human society built on love,&lt;br /&gt;Lasting prosperity and peace for all.&lt;br /&gt;We ask this through Jesus Christ, our Lord. Amen.&lt;br /&gt;Our Father... Hail Mary... Glory be to the Father ... &lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;+Robert C. Ndlovu, Archbishop of Harare (ZCBC President)&lt;br /&gt;+Pius Alec M. Ncube, Archbishop of Bulawayo&lt;br /&gt;+Alexio Churu Muchabaiwa, Bishop of Mutare (ZCBC Secretary/Treasurer)&lt;br /&gt;+Michael D. Bhasera, Bishop of Masvingo&lt;br /&gt;+Angel Floro, Bishop of Gokwe (ZCBC Vice President)&lt;br /&gt;+Martin Munyanyi, Bishop of Gweru&lt;br /&gt;+Dieter B. Scholz SJ, Bishop of Chinhoyi&lt;br /&gt;+Albert Serrano, Bishop of Hwange&lt;br /&gt;+Patrick M. Mutume, Auxiliary Bishop of Mutare&lt;br /&gt;References: [1]John Paul II (1987), Encyclical Letter Sollicitudo Rei Socialis, paragraph 36 [2]Ibid [3] The Kairos Document (1985), Challenge to the Church, A Theological Comment on the Political Crisis in South Africa, p 19 f 4The Kairos Document (1985), Challenge to the Church, A Theological Comment on the Political Crisis in South Africa, p 20 &lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-1612548065994241940?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/1612548065994241940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=1612548065994241940' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1612548065994241940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/1612548065994241940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/04/la-conferenza-episcopale.html' title='La conferenza episcopale...'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-6167467967353799147</id><published>2007-04-01T10:27:00.000+02:00</published><updated>2008-12-09T18:22:50.306+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>Somalia: un altro Iraq?</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Secondo un copione che abbiamo già visto in alte occasioni, anche in Somalia la guerra per cacciare le "forze del male" - in questo caso l'Unione delle Corti Islamiche, che aveva conquistato nella seconda metà del 2006 più di metà del territorio somalo - è durata poco più di due settimane.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rg90E1Y82bI/AAAAAAAAABY/Ye2M6tSq_Oo/s1600-h/00111006_89055ee904743051a9748497ed4d8f89.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5048381333705644466" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rg90E1Y82bI/AAAAAAAAABY/Ye2M6tSq_Oo/s320/00111006_89055ee904743051a9748497ed4d8f89.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Per chi se lo ricorderà, tra la fine di dicembre e l'inizio di gennaio, le truppe etiopiche, coadiuvate da alcuni bombardieri statunitensi, avevano messo in fuga senza alcuna difficoltà i guerriglieri islamici, reinsediando a mogadiscio il Governo Federale di Transizione (GFT). Il GFT è un governo formato dopo due anni di trattative svoltesi a Nairobi e che hanno coinvolto i diversi clan somali e i signori della guerra. E' un governo spudoratamente filo-etiopico e quindi filo-occidentale, ed è di fatto dominato dal clan Darood, anche se una formula di rappresentanza proporzionale dovrebbe garantire un'equa distribuzione delle cariche tra i diversi clan.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;In particolare, il clan che è più penalizzato nel GFT è quello degli Hawiye, clan che esprime buona parte dei &lt;em&gt;businessman &lt;/em&gt;di Mogadiscio, e che ha contatti molto stretti con le forze islamiche radicali somale.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;La guerra che si sta svolgendo in questi giorni a Mogadiscio - e che ha provocato almeno 150 morti in tre giorni, costringendo già 56.000 persone alla fuga - è quindi un confronto tra le truppe governative del TFG - appoggiate dall'esercito etiopico, che dopo l'invasione di dicembre ha mantenuto una presenza cospicua sul territorio somalo - e un'alleanza di miliziani votati alla guerriglia appartenenti al clan Hawiye e alle ex-Corti islamiche.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;In altre parole, le forze islamiste - che da sole non avrebbero avuto la forza di opporsi al TFG e agli etiopici - hanno legato la propria causa a quella degli Hawiye, proprio come è successo nelle fasi iniziali della sollevazione in Iraq, quando i militanti di al Qaeda hanno fatto propria la causa dei sunniti. &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Attualmente in Iraq l'alleanza sunniti-jihadisti si è in parte dissolta, perché i sunniti hanno compreso che, al di là di una maggiore potenza militare nell'immediato, non avrebbero potuto trarre alcun vantaggio nel medio-lungo termine dall'alleanza con il terrorismo internazionale.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;A ciò si è giunti tuttavia dopo tre anni di massacri iniscriminati: sarà così anche per la Somalia?&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-6167467967353799147?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/6167467967353799147/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=6167467967353799147' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6167467967353799147'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/6167467967353799147'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/04/somalia-un-altro-iraq.html' title='Somalia: un altro Iraq?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rg90E1Y82bI/AAAAAAAAABY/Ye2M6tSq_Oo/s72-c/00111006_89055ee904743051a9748497ed4d8f89.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8085463778294470996</id><published>2007-03-03T15:17:00.000+01:00</published><updated>2007-03-03T15:21:57.057+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Costa d&apos;Avorio'/><title type='text'>Costa d'Avorio: in arrivo un accordo duraturo?</title><content type='html'>&lt;em&gt; (Guillaume Soro e Laurent Gbagbo)&lt;a href="http://www.bbc.co.uk/french/specials/images/224_ivory_soro/322552_soro2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.bbc.co.uk/french/specials/images/224_ivory_soro/322552_soro2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;da Misna.it&lt;br /&gt;La presidenza della Costa d’Avorio e i ribelli delle Forze Nuove hanno concluso oggi in Burkina Faso un accordo politico sulla crisi che da quasi cinque anni tiene in scacco quello che era considerato uno dei paesi più floridi dell’Africa occidentale. Lo ha annunciato il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré, principale mediatore dei colloqui in corso nel suo paese da oltre due settimane, precisando che l’accordo verrà firmato domani nella capitale Ouagdougou dal presidente Laurent Gbagbo e da Guillaume Soro, capo delle Forze Nuove, la coalizione che raccoglie i movimenti ribelli. Il testo - messo a punto da Désiré Tagro (consigliere del presidente e capo della delegazione governative) e da Louis Dakoury-Tabley (uno dei capi della ribellione che il 19 settembre 2002 diede il via alla crisi con un tentato golpe ai danni di Gbagbo) – è considerato il primo risultato concreto del “dialogo diretto” tra ivoriani annunciato lo scorso dicembre dal presidente Gbagbo per rilanciare il processo di pace nel paese, dal 2002 diviso a metà: la zona meridionale in mano al governo ufficiale e quella centro-settentrionale sotto il controllo dei ribelli. Non si conoscono per ora i contenuti dell’accordo ma osservatori ipotizzano che riguardi i punti finora oggetto di profonda divisione tra il presidente e gli ex ribelli, che tentarono di rovesciarlo nel settembre del 2002: il processo di registrazione elettorale, il disarmo o ancora la ristrutturazione delle forze armate.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8085463778294470996?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8085463778294470996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8085463778294470996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8085463778294470996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8085463778294470996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/03/costa-davorio-in-arrivo-un-accordo.html' title='Costa d&apos;Avorio: in arrivo un accordo duraturo?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5124186198221312600</id><published>2007-03-02T22:07:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T18:22:50.569+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libano'/><title type='text'>Il Libano sull'orlo di una nuova guerra civile?</title><content type='html'>(la foto che quest'anno ha vinto il World Press Photo, un gruppo di ragazzi di Beirut tra le macerie dopo i bombardamenti israeliani)&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/ReiUJYjJcHI/AAAAAAAAABI/vRdt5_mr5EQ/s1600-h/beirut01g.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5037439072143503474" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/ReiUJYjJcHI/AAAAAAAAABI/vRdt5_mr5EQ/s320/beirut01g.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Malgrado un recente sondaggio della BBC sostenesse che la maggioranza dei libanesi crede ancora nel dialogo fra il mondo islamico e l'Occidente, il clma in Libano è tutt'altro che disteso. Effettivamente, il conflitto si svolge oggi più lungo la direttrice sunniti-sciiti che su quella cristiani-musulmani. Anche in questo, il Libano si conferma un microcosmo del Medio Oriente: il conflitto interno all'Islam tra sunniti - guidati da Arabia Saudita ed Egitto - e sciiti - guidati dall'Iran - è infatti acuto almeno tanto quanto la tensione tra mondo islamico e Occidente.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Riporto qui due articoli molto interessanti, uno che riguarda il preoccupante fenomeno della corsa alle armi leggere a Beirut, l'altro che spiega il conflitto tra sunniti e sciiti.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Beirut, giacca cravatta e kalashnikov&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;LORENZO TROMBETTA, La Stampa del 2 marzo 2007&lt;br /&gt;BEIRUT - Giacca e cravatta sotto un cappotto blu. Appoggia l’elegante borsa sul bancone del bar e ordina un whisky. Nazer Z., 36 anni, di Beirut, è dirigente di filiale di una delle banche del gruppo Hariri in Libano. È sunnita, ma preferisce definirsi «libanese di Beirut», emigrato in Canada nel 1978 è tornato in patria solo nel 1995. Ordina un whisky, spegne il cellulare e inizia a parlare. Di guerra: «Sono pronto a combattere se necessario. Non vedo molte possibilità di soluzione. Gli sciiti hanno occupato il centro della mia città e stanno affondando il Paese». Nazer, titolare di passaporto canadese, potrebbe tornare all’estero, ma «questa volta rimango in Libano e lo difendo». Come si attende l’arrivo di un ciclone annunciato dai meterologi, così in Libano ogni giorno si aspetta lo scoppio della guerra. In pochi la chiamano «civile», la maggior parte preferiscono definirla «regionale», pensando al coinvolgimento di Israele, Siria e Iran. Tutti sanno però che l’eventuale conflitto investirà in maniera diretta il Paese dei Cedri spaccandolo, ancora una volta, secondo le antiche fratture politico-confessionali.«La Tripoli sunnita è pronta a difendere Beirut»; «i drusi di Jumblatt sono allertati a rispondere a ogni attacco dalle regioni sciite»; «le forze libanesi maronite di Samir Geagea possono circondare in una notte le milizie del filosiriano Sulayman Frangie nella sua roccaforte di Zghorta». Sono solo alcune delle voci che da giorni circolano. La guerra «fredda» di queste settimane, avviata lo scorso 1° dicembre quando l’opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah ha lanciato la sua campagna popolare contro il governo del premier sunnita Fuad Siniora, e degenerata a gennaio con gli scontri di strada a Beirut, rischia a breve di trasformarsi in un vero e proprio scontro fratricida. Dopo i fallimenti della diplomazia della Lega Araba e dopo lo stallo dell’iniziativa congiunta iraniano-saudita di febbraio, i leader del governo (sostenuto da Stati Uniti, Unione Europea e Paesi arabi del Golfo) e quelli dell’opposizione (appoggiata invece da Siria e Iran) affermano ormai chiaramente di aver rinunciato a ogni tentativo di compromesso. A un mese dal vertice della Lega Araba previsto a Riyad alla fine di marzo, i nodi irrisolti della crisi libanese rimangono quelli di sempre: il tribunale Hariri e il disarmo di Hezbollah. La Siria si oppone alla formazione della corte che dovrebbe giudicare i presunti responsabili dell’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri ucciso a Beirut nel febbraio 2005, mentre per l’esecutivo di Siniora la questione non è negoziabile. Il Partito di Dio e il suo alleato, l’Iran, rifiutano il disarmo dell’arsenale della «resistenza», mentre per Israele e Usa l’annientamento della milizia sciita, minaccia diretta per lo Stato ebraico, è la priorità in vista di un attacco preventivo contro i reattori nucleari iraniani.Intanto, migliaia di libanesi, a titolo individuale o incaricati dai rispettivi capiclan, stanno scendendo nei loro scantinati a recuperare le armi mai consegnate al termine dell’ultima guerra civile (1975-90). Persino il patriarca maronita, il cardinale Butros Nasrallah Sfeir, domenica scorsa condannava pubblicamente «la corsa al riarmo» delle milizie. Secondo la stampa locale, negli ultimi mesi il prezzo dei kalashnikov è salito da 200 a 750 dollari, mentre ogni caricatore si vende sui 20 dollari, quando prima si acquistava a due. «Tutti abbiamo le armi in casa» ammette Nazer. «Sono padre di tre bambini e non posso farmi trovare impreparato». Kalashnikov, ma anche M-16 americani e lancia razzi di piccole dimensioni, proverrebbero dall’Iraq e dai Balcani entrando in Libano dalla Siria. Solo a febbraio, tre carichi sono stati fermati alla frontiera tra i due Paesi, mentre un camion che trasportava armi leggere «destinate alla resistenza» di Hezbollah è stato intercettato l’8 febbraio dalle forze di sicurezza alla periferia orientale di Beirut. Pochi giorni dopo il duplice attentato che il 13 febbraio uccideva tre civili nella regione cristiana del Metn, a nord-est della capitale, sono stati ritrovati vari ordigni inesplosi e munizioni. Da Tripoli alla strada costiera verso Sidone, dalla valle della Beqaa alle periferie della capitale, questi ritrovamenti non sono sembrati casuali ma sono apparsi sempre di più come chiari segnali inviati da ciascuno schieramento a quello rivale: «Possiamo colpirvi».Il leader druso antisiriano Walid Jumblatt, stretto alleato di Washington, non ha negato che la propria milizia è ben armata sulle montagne dello Shuf a sud-est della capitale: «Ci sentiamo minacciati, è normale» ha detto in tv. E nei quartieri più degradati di Tripoli, roccaforte sunnita, migliaia di giovani sarebbero pronti al primo segnale dei vari shaykh a scendere armati «in difesa di Beirut e del suo premier». Hezbollah, dal canto suo, ha già da tempo messo al sicuro gli ingressi al proprio fortino della periferia meridionale, in parte distrutta dalla guerra dell’estate scorsa. E per evitare che i collegamenti costieri tra Beirut e il sud del Paese, a maggioranza sciita, possano esser interrotti dalle milizie di Jumblatt tra Sidone e la capitale, il Partito di Dio ha da tempo avviato una vasta campagna di acquisto di terre, in territorio druso a sud-est di Beirut, per aggirare l’eventuale ostacolo e assicurare la continuità territoriale tra il sud, la periferia e il cuore della città. Questo mentre a ridosso del fiume Litani, al limite settentrionale dell’area di responsabilità dei caschi blu dell’Unifil, i miliziani Hezbollah stanno allestendo la nuova linea di fuoco contro eventuali attacchi israeliani. Non possono più operare in libertà come in passato nel profondo sud ora affollato da più di 12mila militari stranieri e da circa 15mila soldati libanesi, e allora i guerriglieri sciiti preparano tunnel, trincee e bunker ammassando le armi che provengono dal «polmone della resistenza», la valle della Beqaa confinante con la Siria.L’Unifil, dopo alcune tensioni tra militari spagnoli e popolazione locale nel settore orientale della Linea Blu tra Libano e Israele, e dopo gli scontri a fuoco sul confine avvenuti all’inizio di febbraio tra esercito libanese e Tsahal, rimane in allerta ma assicura di non aver «alcun problema con Hezbollah». Per il momento così, la miccia sembra condurre a Beirut dove migliaia di Nazer Z., dei diversi schieramenti, sembrano oggi pronti ad abbandonare giacca e cravatta e imbracciare un fucile «per difendere il paese». &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Liban : la fracture entre chiites et sunnites&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Le Monde 1 marzo 2007&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Officiellement, le conflit entre la majorité et l'opposition au Liban porte sur des questions politiques. Il n'en longe pas moins des lignes de fracture intercommunautaires. Davantage encore qu'au Liban, la gestation d'une nouvelle république en Irak passe par des divisions entre groupes confessionnels et ethniques. Ici et là, la crise a de multiples facettes et implique différents protagonistes, mais les tensions minent surtout la communauté musulmane elle-même : sunnites contre chiites. Les monarchies pétrolières du Golfe à dominante sunnite, où la rumeur fait état de prosélytisme chiite, ne sont pas à l'abri de ce souffle de fitna (discorde), considéré comme l'un des pires malheurs qui puissent frapper la Oumma, la communauté des musulmans.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Au pays du Cèdre comme dans l'ancienne Mésopotamie, le conflit n'a pas pour origine une rivalité de type religieux. Lorsque les milieux sunnites libanais dénoncent un présumé projet chiite de s'emparer de Beyrouth, ou que les dirigeants sunnites irakiens accusent leurs concitoyens chiites de chercher à faire de Bagdad une ville chiite, le danger qu'ils croient percevoir est démographique et politique. Car, dans les deux pays, ce qui est en jeu c'est le projet de reconstruction d'un Etat, dont l'un - le libanais - se dégage à peine d'une trentaine d'années de tutelle syrienne, tandis que l'autre - l'irakien - s'est enfin débarrassé d'une tout aussi longue dictature baasiste.&lt;br /&gt;Ici et là, c'est l'étranger proche et/ou lointain que certains accusent de semer les germes de la discorde. Comme pour conjurer par le verbe toute responsabilité autochtone, les dénonciateurs pointent du doigt tantôt séparément et tantôt collectivement Israël, la Syrie, l'Iran et les Etats-Unis. Tous ces pays sont indiscutablement mêlés, d'une manière ou d'une autre, aux turbulences locales. Mais compte tenu du fait que, tant au Liban qu'en Irak, les communautés ont toujours été le lieu de référence et de recours de citoyens privés de leurs droits en tant que tels, les germes de division, quels que soient les semeurs, trouvent un terreau favorable à leur épanouissement.&lt;br /&gt;Le communautarisme est institutionnalisé au Liban depuis l'indépendance. Le pouvoir y est réparti entre les groupes confessionnels - chrétiens et musulmans - à presque tous les niveaux. Cette répartition s'est traduite au fil des ans par un partage du gâteau entre les groupes numériquement les plus importants et des familles politiques dynastiques - à de récentes exceptions près. Les partis politiques, eux aussi, se sont constitués sur des bases confessionnelles. Au fil des crises et des affinités, de nombreuses régions se sont singularisées par une grande homogénéité communautaire.&lt;br /&gt;Dès lors que, dans le Liban d'aujourd'hui, le courant politique majoritaire chiite (Amal et surtout Hezbollah) est la colonne vertébrale de l'opposition et que le gouvernement - dont le chef est institutionnellement sunnite - est soutenu par une majorité parlementaire dont le principal pilier est sunnite (le Courant du futur), les tensions politiques se doublent d'une rivalité entre familles spirituelles musulmanes, alors qu'elles sont strictement politiques côté chrétien. Des hommes de religion musulmans s'étant mis de la partie en volant au secours des politiques de "leur" camp, la confusion est totale.&lt;br /&gt;A égalité avec les griefs politiques et socio-économiques, le passé refoulé de la discorde communautaire remonte à la surface, qui plonge ses racines dans les premiers temps de l'islam. Pour l'heure, et hormis deux face-à-face violents dans la rue, les divisions n'ont toutefois pas dégénéré en conflit armé à grande échelle.&lt;br /&gt;En Irak, le divorce entre Arabes sunnites et chiites est pratiquement consommé. Paradoxalement, l'ancienne dictature baasiste qui, d'une certaine manière, est à l'origine des aversions réciproques, en était aussi en son temps le censeur, par l'exercice généralisé de la terreur. La communauté arabe chiite n'était pas son unique victime. Les Kurdes n'ont pas été épargnés, pas plus d'ailleurs que les Arabes sunnites jugés mal pensants. Mais les chiites, communauté majoritaire, ont payé l'un des prix les plus lourds de sa poigne de fer.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;L'HEURE DE LA VENGEANCE&lt;br /&gt;Dans un pays où la notion d'Etat de droit n'a jamais eu de sens, la fin de la dictature a sonné pour les chiites - ou au moins pour une partie d'entre eux - l'heure de la vengeance. Le pari du libérateur-occupant américain sur eux pour la construction du nouvel Irak a achevé de les affranchir des chaînes d'un pouvoir sunnite minoritaire qui leur était imposé depuis l'indépendance. La boîte de Pandore était ainsi ouverte pour le déclenchement du conflit, aggravé par l'implantation des réseaux djihadistes sunnites d'Al-Qaida et de ses affidés, qui frappent d'un même anathème chiites jugés déviants (de l'islam originel) et ressortissants non musulmans.&lt;br /&gt;L'adoption d'un système fédéral pour le nouvel Irak dont le découpage prive les sunnites des richesses naturelles, singulièrement le pétrole, a amplifié les divisions. Depuis trois ans, les tueries succèdent aux tueries dans les deux sens ; les lieux de culte des deux communautés sont visés par des attentats en tout genre ; des déplacements massifs de population sur une base communautaire sont à l'origine de milliers de tragédies. Ceux qui en ont les moyens prennent le chemin de l'exil.&lt;br /&gt;L'Irak et le Liban ne sont pas les seuls pays arabes à population mixte. Minoritaires en Arabie saoudite (près de 10 % de la population) et au Koweït (entre 30 % et 35 %), les chiites constituent environ 70 % de la population du royaume de Bahreïn. Depuis trois ans, les autorités sunnites de ces pays redoutent les répercussions des troubles en Irak au sein de ces communautés, qui, dans les années 1980, enhardies par la victoire de la révolution islamique iranienne, s'étaient révoltées contre leurs conditions de citoyens de seconde zone.&lt;br /&gt;Le chaos irakien n'a certes rien d'encourageant à leurs yeux, mais les accents enflammés de certains oulémas saoudiens jetant l'opprobre sur elles ne sont pas non plus de nature à les rassurer. Certains journaux ont fait état de cas de prosélytisme chiite inspiré par l'Iran, y compris dans des pays où cette famille spirituelle n'a pas à ce jour de fidèles. "Nous suivons cette affaire de près", a récemment déclaré le monarque saoudien, Abdallah Ben Abdel Aziz, dont le titre le plus prestigieux est celui de "serviteur" des Lieux saints de La Mecque et Médine. Il s'est néanmoins déclaré convaincu que la grande famille sunnite, majoritaire au sein du monde musulman, demeurerait immune.&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Mouna Naïm&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5124186198221312600?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5124186198221312600/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5124186198221312600' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5124186198221312600'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5124186198221312600'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/03/il-libano-sullorlo-di-una-nuova-guerra.html' title='Il Libano sull&apos;orlo di una nuova guerra civile?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/ReiUJYjJcHI/AAAAAAAAABI/vRdt5_mr5EQ/s72-c/beirut01g.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2929982922827758392</id><published>2007-03-02T14:00:00.000+01:00</published><updated>2007-03-02T14:11:58.869+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='guerra'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Pensiero del giorno'/><title type='text'>Pensiero del giorno.</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ffcc66;"&gt;"La guerra era una specie di palude morale che inghittiva l'animo umano, un virus che si contraeva nelle prime ore del conflitto. Finita la guerra, i fucili tacevano, ma il bacillo continuava ad agire. Molti non ne guarivano mai e continuavano a combattere: in mancanza di un nemico esterno, combattevano contro un nemico interno. Era una specie di processo biologico. La guerra era più facile della pace, in guerra tutto era diviso con nettezza: bianco e nero, amici e nemici. E poi c'erano le armi, che davano un senso di potere e di dominio sul destino. La pace portava con sé tutte le sfumature del grigio, l'ansia delle scelte difficili e la delusione della nuova vita, dato che dopo la guerra niente tornava più come prima. Il ritorno alla normalità poteva pritrarsi per mesi."&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;em&gt;(Wojciech Gòrecki, PIANETA CAUCASO, Bruno Mondadori 2003, pag. 99)&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2929982922827758392?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2929982922827758392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2929982922827758392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2929982922827758392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2929982922827758392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/03/pensiero-del-giorno.html' title='Pensiero del giorno.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-8361025991229398890</id><published>2007-03-02T10:05:00.001+01:00</published><updated>2007-03-02T10:05:51.380+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guinea'/><title type='text'>GUINEA: Insediamento del nuovo primo ministro</title><content type='html'>&lt;em&gt;Da MISNA.IT&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;Si è ufficialmente insediato alla guida del governo il nuovo primo ministro della Guinea Lansana Kouyaté. La MISNA lo ha appreso da fonti locali, le quali precisano che l’investitura ufficiale è avvenuta nel corso di una breve cerimonia tenuta questa mattina intorno alle 10:00 nel palazzo Sekhoutoréyah della capitale Conakry. “Ringrazio il presidente Lansana Conté per avermi scelto tra nove milioni di guineani” ha detto Kouyatè dopo aver ricevuto il testimone dal suo predecessore, Eugene Camara, rimasto in carica solo qualche giorno, vista che la sua nomina invece di placare aveva riacceso le proteste popolari contrarie al governo di Conté. Kouyaté - che ha ringraziato anche i sindacati, i partiti politici e la società civile guineana per averlo inserito nella lista di nomi presentati alla presidenza e per la fiducia dimostrata nelle ultime ore – ha invitato tutti ad “abbassare i toni” e alla “riconciliazione”. “Abbiamo conosciuto dei tumulti e anche dei tormenti. Ma è anche questo che anima la vita delle nazioni. Arrivano, fatalmente, momenti in cui le tensioni montano, ma bisogna sapersi fermare” ha detto Kouyaté nel suo breve discorso. “Abbiamo tutte le possibilità di migliorare la situazione” ha aggiunto il nuovo primo ministro, sottolineando l’importanza del sostegno dell’intero paese al percorso di ricostruzione che intende avviare. Il primo dei compiti che attendono il nuovo primo ministro, come evidenziato nella lettere d’incarico consegnatagli oggi dallo staff presidenziale e pubblicata da alcuni media locali, è “il consolidamento dell’unità nazionale e la salvaguardia della pace”, oltre al “rilancio dell’economia”. In base agli accordi presi tra governo sindacati alla fine di gennaio, quando la protesta di massa guineana aveva fatto registrare una paura, il compito principale del nuovo primo ministro sarà quello di guidare un governo di unità nazionale in grado di traghettare il paese fino alle prossime elezioni presidenziali nel 2010, nelle quali dovrebbe essere definitivamente sancita l’uscita di scena dell’anziano e malato presidente Lansana Conté. [MZ]&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-8361025991229398890?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/8361025991229398890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=8361025991229398890' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8361025991229398890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/8361025991229398890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/03/guinea-insediamento-del-nuovo-primo.html' title='GUINEA: Insediamento del nuovo primo ministro'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2857488762492428617</id><published>2007-02-26T08:55:00.000+01:00</published><updated>2007-02-26T08:59:22.324+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guinea'/><title type='text'>GUINEA   26/2/2007   8.29 DOPO ACCORDO, SOSPESO LO SCIOPERO. OGGI GIORNATA DI PREGHIERA</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.interet-general.info/IMG/Guinee-Conakry-4-2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 270px; CURSOR: hand" height="181" alt="" src="http://www.interet-general.info/IMG/Guinee-Conakry-4-2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Il lavoro dovrebbe riprendere regolarmente soltanto domani in tutto il paese mentre quella di oggi dovrebbe essere una giornata esclusivamente di preghiera dedicata alle 120 vittime della violenza scatenatasi nelle ultime sei settimane: è questa per lo meno la decisione dei capi sindacali che ieri - quando il presidente Lansana Conté ha accettato di sostituire il primo ministro scegliendolo in un elenco compilato da sindacati e opposizione - hanno fatto sapere di voler sospendere alla scorsa mezzanotte lo sciopero generale indetto in gennaio. L’intesa è stata raggiunta dopo lunghi colloqui svoltisi tra sabato e domenica tra rappresentanti dei sindacati e della società civile, il presidente in persona e i mediatori della Cedeao/Ecowas (Comunità economica degli stati dell Africa occidentale) dopo che venerdì scorso il parlamento aveva votato contro la richiesta presidenziale di prolungare la legge marziale (o di stato d’assedio) imposta alcuni giorni fa. Secondo fonti locali, il nuovo primo ministro potrebbe essere scelto nella seguente rosa di nomi: Saidou Diallo, direttore della ‘Caisse nationale de sécurité sociale’, Kabinet Komara (Eximbank), Mohamed Béavogui(Fao) e Lansana Kouyaté dell’Organizzazione per Francofonia. Si tratta di ‘tecnocrati’ con esperienza di lavoro in organismi internazionali e senza legami particolarmente forti con la politica locale. Che il nome definitivo sia tra questi o altri, la nomina ufficiale dovrebbe avvenire entro il 2 marzo, dopo un nuovo decreto presidenziale che destituisce l’attuale primo ministro Eugène Camara, nominato da Conté circa due settimane fa ma ritenuto troppo vicino allo stesso presidente. Come previsto dagli accordi siglati il mese scorso tra il governo guineano e i sindacati, il nuovo premier, che avrà pieni poteri di capo di Stato e di governo, dovrà guidare un governo di unità nazionale in grado di portare il paese fino alle elezioni presidenziali del 2010, durante le quali, in maniera democratica, verrà sancita l’uscita di scena del presidente Conté.[MB]&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2857488762492428617?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2857488762492428617/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2857488762492428617' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2857488762492428617'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2857488762492428617'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/guinea-2622007-829-dopo-accordo-sospeso.html' title='GUINEA   26/2/2007   8.29 DOPO ACCORDO, SOSPESO LO SCIOPERO. OGGI GIORNATA DI PREGHIERA'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7618993152480951373</id><published>2007-02-23T09:08:00.000+01:00</published><updated>2007-02-23T09:20:28.888+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Somalia'/><title type='text'>Somalia, un copione già visto?</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Va al potere un gruppo di matrice islamica radicale che riesce, dopo dieci anni di scontri tra i signori della guerra, a riportare pace e sicurezza a Mogadiscio. Il gruppo, denominato Unione delle Corti Islamiche, è dilaniato al proprio interno da un conflitto tra ala moderata e ala estremista, ed inizia ad imporre alla società somala restrizioni mai viste prima, come il divieto di masticare khat, una droga locale masticata dalla stragrane maggioranza della popolazione. &lt;a href="http://www.thedailyspork.com/somalia2.jpg"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 320px; CURSOR: hand" alt="" src="http://www.thedailyspork.com/somalia2.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Le Corti Islamiche, malgrado ciò, acquisiscono un enorme sostegno popolare perché hanno ridato ai somali il bene più prezioso, che è quello della sicurezza e della pace. Forse non pace perpetua, forse un preludio ad una teocrazia repressiva sullo stile dei Talebani, chi lo sa, fatto sta che non sembrano comportarsi così male.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Gli Stati Uniti e l'Etiopia però non sono tanto d'accordo, così decidono di intervenire, i primi dall'alto, i secondi dal basso, a fare il lavoro sporco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Viene reinsediato un governo di transizione che non è ben visto dalla popolazione, è corrotto e servo degli interessi etiopici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Risultato? I warlord si riarmano e Mogadiscio torna ad essere una città invivibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Adesso, chissà se dopo gli iracheni anche i somali inizieranno a dire che "si stava meglio quando si stava peggio"?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Warlords Rearm Themselves As Tension in Mogadishu is High&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Shabelle Media Network (Mogadishu)&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;February 22, 2007 By Aweys Osman Yusuf - Mogadishu &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;br /&gt;Somalia's warlords began purchasing various types of heavy and small arms form Mogadishu's main weaponry market place dubbed Irtokte (sky shooters).&lt;br /&gt;According to Associated Press, traders in the market have reported that agents from at least five Somali warlords have been buying more than 300 heavy machine guns, rocket-propelled grenades and other weapons.&lt;br /&gt;The transitional government has voiced concerns about the warlords rearming themselves after they have only recently handed over their heavy weaponries to the government.&lt;br /&gt;Warlords like Mohammed Qanyare Afrah, Mohammed Dheere and Abdi Nour Siad have been reported to have purchased the largest accumulation of arms in Bakara bazaar's weaponry stocks.&lt;br /&gt;Mohammed Qanyare is currently a parliamentarian, while Mohammed Dheere was fired as he was the Somali government's administrator for Jawhar, the main town in Middle Shabelle province, about 90 km south of the capital Mogadishu.&lt;br /&gt;Mogadishu's warlords, who controlled the capital with their heavily armed militias since 1991 when Somalia's central authority collapsed were forcefully expelled by the Islamic Courts movement in June 2006.&lt;br /&gt;They came back to their bases in Mogadishu after thousands of Ethiopian troops backing the transitional government defeated the Islamists in ten days fierce battle.&lt;br /&gt;The UN and the international community have warned in the past that if warlords were given the chance to empower themselves militarily, Somalia would go back to square one. &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Violence Out of Control, Say Mogadishu Residents&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;UN Integrated Regional Information Networks&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;February 20, 2007 Nairobi&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Days before an African peacekeeping force is deployed in Somalia, violence has spiralled in the capital, Mogadishu, forcing hundreds of families to flee the city and set up temporary camps on the outskirts.&lt;br /&gt;The Somali minister of information, Madobe Nuunow Muhammad, said the government was trying to involve civilians to find a solution to the problem. "We do have a problem but we are addressing it and will contain it soon," he said on Monday.&lt;br /&gt;"The current insecurity has built up in 16 years of chaos and anarchy and cannot be solved in the short period of time we have," he added. "There is a special security committee for the capital; including officials and the public. We can solve this together and that is why government is involving the public."&lt;br /&gt;As part of the strategies to stabilise the city, the African Union plans to deploy an 8,000-strong peacekeeping force, but so far only 4,000 troops have been committed. The first contingent of 1,500 Ugandan troops is expected within days, according to Uganda's officials.&lt;br /&gt;In the meantime, Mogadishu residents have to endure unending violence. On Sunday, four people died after their car exploded, and four others including a policeman, were shot dead, local sources told IRIN on Monday.&lt;br /&gt;Hospital sources said the number of people seeking treatment from weapon wounds had risen sharply. "From 1 to 18 February, we had 98 weapon-wounded, of whom 21 died of their wounds," said Sheikhdon Salad, the director of Medina hospital, the main hospital in the south of Mogadishu.&lt;br /&gt;In Keysaney, the main medical facility in north Mogadishu, 48 people with weapon wounds were brought in over the same period, of whom two died, said Haji Muse Hassan, the head nurse.&lt;br /&gt;Another medical source said 260 weapon-wounded were brought to the various hospitals across the city, of whom 42 died, in the past two weeks. "Those numbers only reflect those that made it to hospitals. Many people don't make it to hospitals and are kept at home by relatives and if they die are buried," he added.&lt;br /&gt;According to eyewitnesses, checkpoints manned by freelance militias, which had disappeared while the Union of Islamic Courts (UIC) controlled the city, have reappeared in parts of the city.&lt;br /&gt;The UIC were routed by Ethiopian-backed forces of the Somali Transitional Federal Government in December 2006, after controlling Mogadishu and large parts of the south since June.&lt;br /&gt;"From no guns on the streets to guns everywhere, that is where we are in less than two months," an eyewitness said.&lt;br /&gt;The United Nations Office for the Coordination of Humanitarian Affairs in Somalia (OCHA), in a situation report released on Friday, said: "There are reported to be around 15 such checkpoints now, at which civilians are subjected to violence, extortion and intimidation. There are similar reports coming from the Mogadishu-Johwar [north] and Mogadishu-Brava [south] roads."&lt;br /&gt;According to OCHA, there were indications that "there is now a steady flow of IDPs [internally displaced persons] leaving Mogadishu in order to escape the insecurity and violence, particularly from IDP settlements located near TFG and Ethiopian military bases, the port and Digfer hospital".&lt;br /&gt;It cited about 650 families that have reportedly set up temporary shelters at Xaawo-cabdi [on the road to Afgooye].&lt;br /&gt;Local residents said whoever was behind the violence had grown more brazen. Hassan Mahamud Fanah said the explosion that hit the car on Sunday as it was driving past the main Mogadishu stadium was so powerful the passengers died instantly.&lt;br /&gt;At about 2pm local time, masked gunmen attacked a police car in the Huriwa district of north Mogadishu, killing one policeman. "The policemen were trying to buy drinks, when the gunmen attacked," Hassan added.&lt;br /&gt;The violence is not confined to the capital. Reports indicate that the security situation in Lower Shabelle has also deteriorated, with cases of rape, and in Baidoa, where a reporter was killed on Friday.&lt;br /&gt;Abdifatah Geesey, manager of the Baidoa-based radio station Warsan, told IRIN the reporter was killed in cold blood: "Ali [Muhammad Umar] was killed by two unknown gunmen on his way home on Friday night at 8pm [local time]."&lt;br /&gt;Explaining how the situation had affected his station, Geesey said: "By sunset everyone is locking themselves in their homes. I have instructed our night-shift staff to sleep in the station compound for safety reasons."&lt;br /&gt;Radio Warsan, a privately owned station, had been closed several times and only resumed operations 12 days ago. "We were shut down by the government for about a month and were allowed to resume work 12 days ago," Geesey said. &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7618993152480951373?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7618993152480951373/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7618993152480951373' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7618993152480951373'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7618993152480951373'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/somalia-un-copione-gi-visto.html' title='Somalia, un copione già visto?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3304250099369165036</id><published>2007-02-23T09:00:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T18:22:50.741+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mozambico'/><title type='text'>Ciclone in Mozambico.</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6fqa_QSDI/AAAAAAAAAA8/MB7mP4eamG4/s1600-h/00100502_95e2873e01784bb456aa3b8dcb25191c.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5034636984594745394" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6fqa_QSDI/AAAAAAAAAA8/MB7mP4eamG4/s320/00100502_95e2873e01784bb456aa3b8dcb25191c.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;La stagione delle piogge del 2007 si preannuncia disastrosa per il Mozambico, facendo tornare alla mente i ricordi del tragico alluvione del 2000.&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Dopo la piena e lo straripamento dello Zambesi, adesso è il ciclone Flavio ad essersi abbattuto su questo Paese, causando danni incalcolabili.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;Cyclone Flavio Rips Through Country&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Business in Africa (Johannesburg)&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;NEWSFebruary 22, 2007&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Winds of around 200km/hr are causing widespread destruction across Mozambique, as Cyclone Flavio has hit the country after crossing the narrow sea channel from Madagascar.&lt;br /&gt;Conditions are expected to worsen even further as the eye of the cyclone is yet to hit the area.&lt;br /&gt;Heavy rains are reportedly lashing the area. There are no reports of injuries or deaths.&lt;br /&gt;One of the worst hit areas is popular tourist destination, Vilanculos.&lt;br /&gt;By 6pm local time on Wednesday afternoon, Flavio was a very intense category-three storm with winds of about 185km/h, according to the Tropical Storm Risk website. It was forecast to increase in intensity to a category-four storm.&lt;br /&gt;A major storm hitting Mozambique's central provinces has already caused the Zambezi to burst its banks, where more than 120 000 people have been displaced.&lt;br /&gt;Karin Manente, deputy country director for the World Food Programme (WFP), said government officials appear to be up to the task. "What we have seen so far in relation to the flood response is that INGC [the disaster agency] has shown quite a high degree of preparedness. The fact that we have had no known deaths due to the current floods is testament to their effectiveness."&lt;br /&gt;Media reports have mistakenly attributed 29 deaths to the recent floods, but those fatalities were a result of flooding in other parts of the country from October last year to January this year.&lt;br /&gt;The impact of Favio has already been felt in Madagascar after it scrapped the southern tip of the Indian Ocean island, disrupting relief operations trying to reach 582 000 people struggling to cope with the aftermath of a drought in the south, and flooding that has left at least three dead and displaced 33 000 throughout the country.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-3304250099369165036?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/3304250099369165036/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=3304250099369165036' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3304250099369165036'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/3304250099369165036'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/ciclone-in-mozambico.html' title='Ciclone in Mozambico.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6fqa_QSDI/AAAAAAAAAA8/MB7mP4eamG4/s72-c/00100502_95e2873e01784bb456aa3b8dcb25191c.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-5577639524007052661</id><published>2007-02-23T08:33:00.000+01:00</published><updated>2008-12-09T18:22:50.878+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Uganda'/><title type='text'>Difficoltà del processo di pace per il Nord Uganda.</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Il processo di pace per il Nord Uganda, avviato nel maggio 2006 su iniziativa del governo autonomo del Sud Sudan - in particolare del vicepresidente Riak Machar - è attualmente in una fase di stallo, dalla quale potrà riprendersi solo quando la cosiddetta "comunità internazionale" eciderà di svegliarsi e di sostenere attivamente un processo di pace che ha buone possibilità di porre termine ad una guerra iniziata nel 1986 e contraddistinta da atrocità efferate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;L'attuale punto morto è dovuo al rigetto, da parte del Lord Resistance Army (LRA), della mediazione di Riak Machar, cui fa seguito la richiesta di spostare i colloqui dall'attuale sede di Juba ad un'altra città dell'Africa orientale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6eFa_QSCI/AAAAAAAAAAw/QE-OXEUCH5A/s1600-h/00110622_326b9ded0107bb4e819d4086167134c0.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5034635249427957794" style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; CURSOR: hand" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6eFa_QSCI/AAAAAAAAAAw/QE-OXEUCH5A/s320/00110622_326b9ded0107bb4e819d4086167134c0.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Il LRA ha preso la decisione di ritirarsi dai colloqui dopo che il presidente del Sudan Omar al Bashir, che per anni ha sostenuto il movimento di guerriglia nord ugandese, ha dichiarato che qualora i colloqui non andassero a buon fine sarà lui a "sbarazzarsi del LRA".&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Pochi giorni fa, Riak Machar ha dichiarato che il LRA era pronto a tornare al tavolo delle trattative a Juba, ma la sua esternazione è stata poco dopo smentita da un comunicato ufficiale della guerriglia nord ugandese. Ciò che è più preoccupante, è che Vincent Otti, comandante militare del LRA e sempre più leader del movimento (a quanto pare il leader Joseph Kony è gravemente malato), ha dichiarato che il LRA non è pronto a rinnovare la tregua siglata a settembre, che scadrà il 28 febbraio. C'è quindi il rischio di una ripresa degli scontri armati, che farebbero nuovamente precipitare la situazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;Di seguito trovate due articoli con la cronaca delle ultime settimane.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;Uganda rebels to return to talks - mediator&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Feb 20, 2007 (JUBA)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Representatives of Ugandan guerrillas in peacetalks with the government will meet south Sudanese mediators in a bidto restart faltering negotiations stalled by a rebel walk-out, the topmediator said on Tuesday.Last month, Lord's Resistance Army (LRA) delegates quit talks thatbegan in the South Sudanese capital Juba in July, saying they fearedfor their safety after Sudanese President Hassan Omar al-Bashir vowedto "get rid of the LRA from Sudan".They had called for another venue to be found outside Sudan. But onTuesday, the chief mediator, south Sudan's Vice President Riek Machar,said he had been given assurances the guerrilla group'srepresentatives would come back."There were differences between those (LRA rebels) who supportedcoming back to the talks and those who did not. Now they havereunited," Machar told Reuters.Two decades of civil war between the LRA and Uganda's military havekilled tens of thousands of people and displaced some 1.7 million morein northern Uganda.Most LRA fighters are in neighbouring southern Sudan, but the topleadership — who are wanted by the International Criminal Court in TheHague — remained hidden in the dense forests of eastern DemocraticRepublic of the Congo."After they (the LRA delegates) arrive I am planning to travel ...with them to meet the (LRA) leaders and set a schedule for theresumption of the talks," Machar said.LRA delegates were not immediately available for comment, and Machardid not say when they would arrive in Juba.A truce signed in August and renewed in December is due to expire atthe end of this month. Many in northern Uganda are apprehensive aboutwhat could happen if it is not extended, though Uganda has ruled outlaunching attacks on the rebels.Under the landmark ceasefire, LRA fighters were given until the end ofJanuary to assemble in two places in south Sudan.But both sides accused each other of violations.The LRA accuses Ugandan troops — who maintain a presence in southernSudan under a deal with Bashir — of ambushing them.Sudanese officials have meanwhile grown increasingly impatient withthe rebels, and have blamed them for a string of fatal attacks oncivilians near Juba.Aid agencies fear if the LRA re-enter northern Uganda they could startattacking civilians and abducting children again, bringing misery toan already war-weary region.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(Reuters) (ST online)&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;LRA Refuse to Renew Ceasefire Agreement&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;The Monitor (Kampala) NEWSFebruary 23, 2007 &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;em&gt;Paul Harera Sebikali &amp;amp; Yasiin Mugerwa&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;LORD'S Resistance Army rebels have said they would not endorse an extension of a fragile truce with the government that expires on February 28, further dashing hopes of reviving the stalled peace talks.&lt;br /&gt;The rebels also announced Thursday they had left the two assembly points in South Sudan set up under the August 2006 agreement because they feared for their safety.&lt;br /&gt;Speaking to Daily Monitor, LRA deputy commander Vincent Otti said Wednesday afternoon that since the rebels had signed the Cessation of Hostilities Agreement six months ago and renewed it December, they have not seen any tangible benefits.&lt;br /&gt;"That Cessation of Hostilities Agreement is hopeless and not useful to us at the moment because nothing has come out of it, so there is no use of renewing it," he said by telephone.&lt;br /&gt;Otti's announcement came hours before Ruhakana Rugunda, the leader of the government negotiation team, told Parliament on Wednesday that Kampala was ready to review the accord ahead of the expiration of the February deadline.&lt;br /&gt;"There is no deadline to the cessation of hostilities as such. The end of February ceasefire deadline is meant to show the government commitment to a peace process.&lt;br /&gt;We therefore invite LRA to come and meet so that we agree to extend the deadline," Dr Rugunda, the Minister of Internal Affairs, told the House on Wednesday. He was responding to Pokot MP Francis Kiyonga, who had demanded to know how the government planned to revive and sustain the peace talks with LRA.&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;No deal&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;Otti however, said that without a change of venue and mediator, there is no deal. He said nothing could make the rebels feel part of the peace process if the venue and mediator remain the same.&lt;br /&gt;Asked about the Army's claims that he and his commander Joseph Kony had relocated from their base in Garamba Forest in extreme northeastern DR Congo to the Central African Republic, Otti replied, "From myself (sic) I know where I am and am not surprised about what the government is saying because they are following us, and even then I can not reveal where I am."&lt;br /&gt;Otti said that he, together with LRA forces are somewhere not on Sudanese or Congolese soil.&lt;br /&gt;Meanwhile, LRA spokesman Godfrey Ayoo said in Nairobi that the rebels would never resume negotiations in South Sudan's capital Juba, despite claims by the chief mediator, South Sudan Vice President Riek Machar, that they were due to do so this week.&lt;br /&gt;The truce renewed in December gave the rebels until last month to gather in two sites in South Sudan -- Owiny-Ki-Bul, on the Uganda border and Ri-Kwangba, on the DR Congo border. It expires on February 28.&lt;br /&gt;Ayoo told Reuters yesterday that both groups had dispersed, and the LRA's top leaders were back in their jungle hideouts in the DRC.&lt;br /&gt;"The group in Owiny-Ki-Bul has scattered in South Sudan." &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-5577639524007052661?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/5577639524007052661/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=5577639524007052661' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5577639524007052661'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/5577639524007052661'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/difficolt-del-processo-di-pace-per-il.html' title='Difficoltà del processo di pace per il Nord Uganda.'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_ZNlhZxyBolk/Rd6eFa_QSCI/AAAAAAAAAAw/QE-OXEUCH5A/s72-c/00110622_326b9ded0107bb4e819d4086167134c0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-4595582034238280874</id><published>2007-02-22T09:35:00.000+01:00</published><updated>2007-02-22T09:50:13.244+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><title type='text'>Il conflitto con l'Islam è inevitabile?</title><content type='html'>&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Cari amici,&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;vi propongo un interessantissimo sondaggio condotto dalla BBC in diversi Paesi per rilevare quanto sia diffuso tra la poplazione di Paesi molto diversi tra loro il pensiero secondo cui il conflitto tra Islam e Occidente sia inevitabile.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;Dopo un breve commento, trovate tutte le percentuali, che riservano alcune sorprese, ad esempio il fatto che in Libano il 68% degli intervistati ritenga che si possa trovare un terreo comune di dialogo con l'Occidente.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ffcc66;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href="http://www.bangla2000.com/Islam/images/islam.gif"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 156px; CURSOR: hand" height="192" alt="" src="http://www.bangla2000.com/Islam/images/islam.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;L'Italia sembra essere il Paese dove la propensione al dialogo è più forte, ma soprattutto conforta vedere che il 77 % degli inglesi ritiene che vi siano ancora vie da percorrere per trovare un'intesa pacifica.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;Most people believe common ground exists between the West and theIslamic world despite current global tensions, a BBC World Servicepoll suggests.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt; &lt;/div&gt;&lt;div&gt;In a survey of people in 27 countries, an average of 56% said they sawpositive links between the cultures.Yet 28% of respondents told questioners that violent conflict was inevitable.Asked twice about the existing causes of friction, 52% said they werea result of political disputes and 58% said minority groups stokedtensions.Only in one country, Nigeria, where Christian and Muslim groups oftenclash violently, did a majority of those polled (56%) cite religiousand cultural differences between communities as the root cause ofconflict.Doug Miller, president of polling company Globescan, said the resultssuggested that the world was not heading towards an inevitable andwide-ranging "clash of civilisations"."Most people feel this is about political power and interests, notreligion and culture," he said.He pointed to the polarisation of communities in Nigeria as a warningsign to others, but hailed the results from Lebanon, a countryfrequently caught up in conflicts.Some 78% of Lebanese strongly believed West-East tensions werepolitically motivated, while 68% felt common ground could be foundbetween the West and the Islamic world.Minorities blamedThe BBC poll asked approximately 1,000 people in each of 27 countriesthree questions about their interpretation of the world they live in.Most expressed the belief that ongoing clashes could be resolvedwithout violent conflict.Indonesia, home to the world's largest Muslim population, was the onlynation where most people (51%) said violence was inevitable.But the results showed that a significant minority of those polledappeared pessimistic about the future."There is clearly pessimism about the inevitability of events," Mr Miller added."But twice as many people believe common ground can be found. Thereare real opportunities for peacemakers here."The most positive respondents came from Western nations, with 78% ofItalians, 77% of Britons and 73% of Canadians saying it is possible tofind common ground.Many blamed intolerant minorities for fuelling disputes and disagreements.Some 39% of all respondents said minorities on both sides were to blame.Just 12% said mainly Muslim minorities were to blame, and only 7%pointed the finger at Western fringe groups.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#ffff00;"&gt;VIEWS OF RELATIONSHIP BETWEEN MUSLIM AND WESTERN CULTURES &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;(dei due valori espresi accanto ad ogni Paese, il primo indica la percetuale degli intervistati che ritiene si possa trovare un "terreno comune" tra Islam e Occidente, mentre la seconda indica coloro che ritengono "un conflitto inevitabile")&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;France: 69% - 23%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Germany: 49% - 39%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Great Britain: 77% - 15%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;India: 35% - 24%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Indonesia: 40% - 51%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Italy: 78% - 14%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Kenya: 46% - 35%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Lebanon: 68% - 26% &lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Nigeria: 53% - 37%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Russia: 49% - 23%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;Turkey: 49% - 29%&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div&gt;US: 64% - 31%&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-4595582034238280874?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/4595582034238280874/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=4595582034238280874' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4595582034238280874'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/4595582034238280874'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/il-conflitto-con-lislam-inevitabile.html' title='Il conflitto con l&apos;Islam è inevitabile?'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7032960060079107420</id><published>2007-02-18T14:48:00.000+01:00</published><updated>2007-02-18T14:55:08.477+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='islam-occidente'/><title type='text'>Islam e laicità</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ff9900;"&gt;&lt;strong&gt;Vi propongo un estratto di un intervento del filosofo arabo Abdou Filali-Ansary sulla rivista online "Reset. Dialogues on Civilizations", un sito molto interessante e in italiano, che ho messo tra i link del mio blog.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;color:#ff9900;"&gt;&lt;strong&gt;L'autore riflette sui rapporti tra l'islam e la laicità, proponendo alcuni spunti interessanti.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A tale proposito, vorrei passare ad analizzare la realtà di questo dibattito nel mondo musulmano, mostrando qualche esempio di apprendimento rispetto a quanto appena illustrato. Appare evidente, oggi, che in seno al mondo musulmano l’idea dell’accettazione della laicità, o del secolarismo, è estremamente remota. Si avverte, in tal senso, la presenza di una dicotomia irriducibile e tangibile. Ho detto poc’anzi che questa contrapposizione mi pareva il frutto di una falsificazione storica, non intrinseca alla natura della religione musulmana o del cristianesimo. In un’opera di Ali Abderraziq che ho tradotto, L’Islam et les fondements du pouvoir (La Découverte 1994), il teologo di Al-Azhar ha dimostrato che non è possibile asserire che la laicità sia respinta tout court dall’islam, e ha proceduto a una sistematica e rigorosa dimostrazione della sua teoria, risalendo alle fonti ed enumerando tutti i versetti coranici in cui si può credere o presumere che vi sia un’allusione alla politica e alla sua conduzione ideale. Abderraziq, inoltre, ha passato in rassegna l’insieme degli hadith, ossia le tradizioni del Profeta che potevano alludere alla politica, scoprendo che in tutti quei versetti non c’era assolutamente alcunché che richiamasse a una determinata condotta cui i musulmani dovrebbero adeguarsi, né alcuna istituzione o forma di governo definibili “sistema politico islamico”. Egli – e questo è forse il suo contributo più rilevante, che noi, attraverso questo continuo apprendimento, siamo chiamati a valorizzare – ha avanzato l’idea che occorre fare un fondamentale distinguo tra islam e musulmani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un altro storico americano, invece, ha proposto di separare islam e “islamdom”. Egli ha rimarcato che, quando si parla dell’eredità cristiana, si distingue in modo quasi naturale e automatico, senza bisogno di riflettere, tra cristianesimo e cristianità. Il cristianesimo corrisponde all’insieme dei credenti, ai rituali, alla teologia e via dicendo. La cristianità, invece, è la storia di ciò che i cristiani hanno fatto con le loro credenze, comportamenti, interpretazioni, azioni. In altre parole, tutto ciò che hanno costruito. Nessuno si sognerebbe mai di confondere i due concetti. Nessuno, ad esempio, apporrebbe sulle stragi della notte di San Bartolomeo in Francia l’etichetta del cristianesimo. Si è stigmatizzato il potere politico, il cattolicesimo, la cristianità, i cristiani, ma mai e poi mai il cristianesimo. Invece, spostandoci sul versante orientale, ci si accorge che la parola “islam” rimanda alle due realtà contemporaneamente: all’insieme delle credenze, dei rituali e dei dogmi e alla storia della religione. Così, oggi nessuno di noi ravvisa una distorsione nel collegare tout court le azioni di Bin Laden al messaggio dell’islam. Se un determinato individuo in un determinato luogo compie una determinata azione, è su di lui che occorre focalizzare l’attenzione, non sul suo credo. Ecco l’importanza del processo di apprendimento, per cui partiamo da determinate posizioni per approdare a una prospettiva diversa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Vorrei sottolineare che nel corso del XIX secolo, quando alcuni autori musulmani decisero di tradurre la parola “laicità” in arabo o nelle lingue che utilizzano radici arabe, come il persiano o il turco, optarono per una traduzione tratta dal versetto coranico Al-Muminun (“i credenti”). Versetto che, a mio avviso, non ha attirato l’attenzione che merita, e che rimanda a una polemica tra il profeta e un manipolo di persone, che vanno da lui e gli dicono: tu ci parli di realtà soprannaturali, di cose che non possiamo vedere con i nostri occhi, tutto ciò che possiamo vedere, la sola realtà per noi visibile è quella del cambiamento, e sappiamo soltanto che nasciamo, viviamo e moriamo. Quindi, l’idea di tradurre sin dall’inizio “laico” e “laicità” con le parole estratte de quel versetto ha subito creato l’impressione che il secolarismo fosse qualcosa di irriducibilmente contrapposto alla religione. Naturalmente, c’è chi se ne è accorto subito facendo notare che non era, quello, il modo giusto per veicolare il concetto di laicità. Si è quindi optato per un’altra traduzione: La-dini. Ora, La-dini sta per “areligioso” o “non religioso”. Il che, quindi, veicola ancora l’idea di una contrapposizione irriducibile, di una dicotomia, per cui essere laico significa uscire dalla religione, rifiutarla. Tale è la versione del secolarismo propinata ai musulmani sin dall’inizio. Passò molto tempo prima che venne introdotto un altro termine, impiegato correntemente: Almania. Tuttavia, la mia impressione è che le traduzioni precedenti abbiano lasciato una patina, una traccia nell’immaginario collettivo musulmano. È per questa ragione che ritengo che la contrapposizione tra laicità e islam sia del tutto artificiale, e che possiamo (e forse dobbiamo) – piuttosto che tentare di risolverla – sbarazzarcene tout court. Non bisogna conciliare due estremi, ma eliminare il malinteso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Ali Abderraziq, pubblicato nel 1925 e regolarmente ristampato, non è che un piccolo saggio di un centinaio di pagine. Subito dopo la sua uscita, furono pubblicati tre saggi a confutazione delle sue tesi, e le pubblicazioni in risposta all’opera di Abderraziq continuano tuttora a essere pubblicate. Perché gli interrogativi davanti ai quali egli pone il lettore prevenuto sono talmente forti, e il fatto che egli snoccioli tutte le fonti è così disarmante, che la sua riflessione continua a suscitare vivo interesse. Infatti, nessuno potrebbe asserire che Abderraziq sia qualcuno che appoggia le proprie riflessioni sulle teorie sviluppate dalla filosofia moderna, o che adotta le prospettive della scienza sociale. Al contrario, l’autore attinge semplicemente alle fonti, che legge e rilegge nel modo più diretto e spontaneo. Dunque, la polarizzazione in cui oggi ci imbattiamo non è che il frutto di una creazione artificiale. Il problema è che oggi – e qui confesso che devo rimettere i panni da studente, e accettare di imparare di nuovo – se vi guardate intorno, nelle società musulmane questa dicotomia è profondamente radicata nella mentalità della popolazione, e influenza non soltanto il modo di vedere la realtà circostante, ma anche i comportamenti. In altre parole, è come se l’insieme della società, sulla base di profonde convinzioni, rivendicasse una certa forma non dico di teocrazia, ma senz’altro di moralizzazione della vita pubblica. Rivendicazione che si esprime attraverso un linguaggio religioso. In tal senso, credo che noi tutti abbiamo il dovere di ascoltare e apprendere dalle società che ci circondano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Certo, c’è anche chi ha ipostatizzato – e chiedo scusa per il gergo filosofico – o sostantivizzato la dicotomia tra islam e laicità. Chi, come Bernard Lewis, ha asserito che i musulmani sono condannati a vivere in un mondo permeato dalla religione, che mai perverranno alla democrazia e che non abbandoneranno mai le proprie posizioni, perché ne sono prigionieri. In altre parole, il loro sarebbe un marchio non dico genetico, ma senz’altro culturale, che è forse peggio. E ne sarebbero prigionieri, incapace di affrancarsene. È, questa, una deriva che ha tentato numerosi osservatori e intellettuali e non soltanto qualche orientalista come Bernard Lewis, ma anche pensatori in seno al mondo musulmano. È l’idea secondo cui la natura stessa del retaggio culturale musulmano sarebbe tale che o si accetta un determinato modo di vivere, o ci si tira automaticamente fuori dalla società. E mi consola il fatto che, invece di sostantivizzare dicotomie tanto meccaniche, un manipolo di filosofi stia tentando di esplorare nuove prospettive da cui potrebbe essere possibile non riconciliare due entità inconciliabili. E capire, ad esempio, che la laicità ha rappresentato una sorta di utopia, in quanto è impensabile che una persona abbia radici totalmente, assolutamente, integralmente laiche. E che, in un certo senso, se si caccia la religione dalla porta, essa rientra dalla finestra. Quand’anche sotto forma di religione sui generis.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il comunismo, ad esempio, che in molti Paesi ha giocato il ruolo di religione laica, è stato soppiantato dalla Chiesa per la sua carenza di punti di riferimento extranaturali, e ravvisava l’unica possibile verità nella realtà storica. Appare evidente, allora, che la laicità non è che un ideale, forse un’utopia. E che, come nel caso degli Stati religiosi, anche la teocrazia è un ideale mai portato a compimento. Come dimostra lo sforzo, perenne quanto inutile, da parte delle società musulmane di far rivivere l’età d’oro dei Califfati, instaurando un ordine sociale interamente ispirato alla religione. Forse ci troviamo davanti a due utopie, le quali ci hanno in qualche misura aiutato a fare chiarezza sulle nostre stesse idee, stimolandoci a sottoporre alla nostra società nuovi interrogativi, relativi a un possibile distinguo tra ciò che è storico e ciò che è assoluto. Tra i principi che possiamo accettare e quelli che non possiamo assolutamente negoziare. Dov’è il limite? Come, dove dobbiamo fissare la linea di demarcazione tra l’accettabile e il non negoziabile? Chiederselo non significa fare concessioni sull’ideale di laicità. Né caldeggiare l’eretismo. Al contrario, spinge a domandarsi dove collocare la linea di demarcazione tra la sfera dei princìpi universali e le formulazioni, le espressioni che essi assumono nel corso della Storia. E per i musulmani, ma a mio avviso anche per i non musulmani, questo è un ganglio cruciale. Perché i princìpi non ci arrivano mai allo stato puro, ma sono sempre filtrati da esemplificazioni, modulati da ben determinate cristallizzazioni storiche.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ecco allora che i distinguo che operava Ali Abderraziq – continuo a citarlo perché è stato e resta il mio maestro – il clivage che, nel mondo musulmano, separa la morte del Profeta, considerato l’ultimo uomo che abbia ricevuto una rivelazione divina nel corso della Storia, da tutto ciò che viene dopo; tra l’islam così come lo ha insegnato Maometto e ciò che ne hanno fatto i musulmani, necessitano ulteriore studio e approfondimento. Ci aiuterà, forse, ad aprire gli occhi la constatazione che molte delle istanze che oggi colleghiamo all’islam o al cristianesimo, spesso non sono che il retaggio di abitudini e costumi avanzati da alcuni credenti in determinati luoghi e momenti storici. E sbaglierebbe chi credesse che esse siano regole invalicabili che vincolano, o in qualche modo costringono, la nostra libertà di pensiero e di azione.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7032960060079107420?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7032960060079107420/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7032960060079107420' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7032960060079107420'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7032960060079107420'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/islam-e-laicit.html' title='Islam e laicità'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-7035600155622624606</id><published>2007-02-15T09:38:00.000+01:00</published><updated>2007-02-15T09:45:22.454+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Mozambico'/><title type='text'>Alluvioni in Mozambico</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff9900;"&gt;Tramende alluvioni hanno colpito il Mozambico centrale facendo straripare lo Zambesi e allagando le piane circostanti. Migliaia di persone sono state costrette alla fuga, e questo non è che l'inizio della stagione delle piogge. Si prospetta uno scenario simile se non peggiore a quello del 2000.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;color:#ff9900;"&gt;Ho cercato notizie in italiano sul fatto, ma non si trovano, nemmeno su Misna. Vi propongo questo articolo i IRIN, che è uno dei pochi disponibili sulla rete.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;MOZAMBIQUE: Worst floods in six years, more expected&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;MAPUTO, 12 February 2007 (IRIN) - Mozambique has been hit by the worst floods in six years, with an estimated 29 people killed and 60,000 evacuated from the central Zambezi basin to higher ground, according to the government's disaster-response agency. Rising floodwaters have washed roads away, cutting several towns off and hindering rescue efforts. "Before, it was possible [to reach communities] using just a boat," said Eunice Mucache, director of programmes for the Mozambique Red Cross, which has 500 volunteers in the flooded areas. "Now the situation is worsening - small boats can't make it, and we are starting to need helicopters." Officials expect the flooding to worsen in the coming week, as heavy rain has been falling in the areas that feed the Zambezi River. In addition, controlled releases from the giant Cahora Bassa dam, in Tete Province in the northwest, will increase the flow downriver. Recent heavy rains also threaten to flood large areas in the north of the country. Flooding in central Mozambique yet to crest, but government officials reported a preliminary toll of damage to more than 4,500 homes, over 100 schools, four health centres and 15,000 hectares of crops - two months ahead of the harvest season. Last week, the government requested the World Food Programme (WFP) to prepare to provide food for as many as 285,000 displaced people over the next three months. Karin Manente, WFP's country director, said the agency had started delivering food supplies to 20,000 people at accommodation centres, on top of the 500 tonnes of food positioned at the centres before the flooding began. "We do not have enough, and we will need more support from the donors," said Manente. "We have a regular programme, and our pipeline is running dry. By the end of March our stocks will be depleted." The Mozambique Red Cross is planning an appeal to fund shelter for tens of thousands of people over an extended period, to cover the cost of tents, first-aid kits, water tanks, and water purification measures. Other items, such as axes and shovels to help people with resettlement once the waters recede, are also needed. Aid workers said the current disaster was unlikely to match the events of 2000 and 2001, when flooding resulted in the death of more than 500 people and caused huge infrastructural damage, as government preparations and emergency coordination have improved significantly since then. Some government officials have expressed frustration with residents who refused to leave homes in inundated or threatened areas, and Mozambique's armed forces have forcibly evacuated several thousand people to accommodation centres. Carvalho Muaria, governor of Zambezia Province, said people who lived in the fertile flood plain should relocate permanently. "We don't want this to go on, with people cyclically vulnerable to floods," he told the government-run Noticias newspaper, "because these funds that we are spending now should be applied to development efforts."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-7035600155622624606?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/7035600155622624606/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=7035600155622624606' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7035600155622624606'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/7035600155622624606'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/alluvioni-in-mozambico.html' title='Alluvioni in Mozambico'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-2637634889757026766</id><published>2007-02-12T09:08:00.000+01:00</published><updated>2007-02-12T09:15:00.249+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Guinea'/><title type='text'>Nuove tensioni in Guinea</title><content type='html'>&lt;span style="color:#ff9900;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Dopo i disordini accaduti tra la fine di dicembre e gennaio, il presidente Lansana Conte aveva accettato - in base ad un accordo con i capi sindacali mediato dalle autorità relgiose del Paese - di nominare un primo ministro indipendente che avrebbe dovuto "traghettare" la Guinea alla democrazia. Alcuni giorni fa, tuttavia, con la sfacciataggine che gli è propria, Conte ha nominato quale primo ministro uno dei suoi fedelissimi. Risultato: altri scontri di piazza che sono costati la vita almeno a 18 persone.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt; &lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Anche l'Unione Africana si è mossa chiedendo urgentemente al presidente la nomina di un primo ministro che raccogliesse il consenso di tutte le forze poltiche e sindacali, ma per tutta risposta Conte ha proclamato la legge marziale e il coprifuoco fino al 26 febbraio. La tensione è alle stelle non solo a Conakry ma anche a Nzerekoré, dove sono segnalati disordini. Il Paese sembra lentamente scivolare in uno stato di vera e propria insurrezione che potrebbe diventare guerra civile su basi etniche.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color:#66cccc;"&gt;CONAKRY: PRESIDENTE DICHIARA STADIO D’ASSEDIO, COPRIFUOCO 20 ORE AL GIORNO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;br /&gt;Per “evitare una guerra civile” il controverso presidente Lansana Conté ha decretato stasera lo Stato d’assedio e la legge marziale su tutto il territorio, con un coprifuoco di 20 ore su 24 fino al prossimo 23 febbraio: lo indica un decreto dello stesso capo di Stato letto stasera alla radio-televisione nazionale. La circolazione di “persone, veicoli o beni nelle località abitate sull’insieme del territorio nazionale è vietata dalle 6 del mattino alle 16 e dalle 20 alle 6 del mattino” si spiega nel provvedimento. “Malgrado la buona volontà del governo a soddisfare le rivendicazioni sindacali – sostiene Conté, al potere da 23 anni, nel suo documento – prendo atto che persone malintenzionate hanno ripreso il controllo del movimento e tramano contro l’autorità dello Stato prendendo di mira beni appartenenti al popolo”. Per questo il presidente – di cui sindacati e opposizione chiedono le dimissioni – ha ordinato allo Stato maggiore delle forze armate di “prendere tutte le disposizioni utili per ristabilire l’ordine pubblico e proteggere il popolo della Guinea contro il rischio di una guerra civile” ha aggiunto Conté. Oggi – secondo le ultime stime – almeno 18 persone sono state uccise in scontri tra polizia e manifestanti, di cui 11 nella periferia della capitale Conakry, portando a oltre 100 il bilancio delle vittime dall’inizio dello sciopero generale a gennaio. L’attesa nomina del primo ministro venerdì scorso – Eugene Camara, un esponente della nomenclatura legato a Conté – ha provocato l’immediata reazione di sindacati, opposizione e società civile. Oggi violenti disordini sono avvenuti non solo a Conakry ma – come la MISNA ha appreso da alcuni testimoni – in diverse città del paese. (da misna.it)&lt;/p&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:Trebuchet MS;font-size:130%;color:#ff9900;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size:130%;color:#66cccc;"&gt;&lt;a href="http://www.un.org/french/Depts/dpi/newyork2002/guinee/images/carte.gif"&gt;&lt;img style="FLOAT: left; MARGIN: 0px 10px 10px 0px; WIDTH: 237px; CURSOR: hand" height="173" alt="" src="http://www.un.org/french/Depts/dpi/newyork2002/guinee/images/carte.gif" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;Affrontements meurtriers en Guinée au lendemain de la nomination d'un nouveau premier ministre&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;LEMONDE.FR avec AFP et Reuters 10.02.07 12h21 •&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Au moins neuf personnes, dont un militaire, ont été tuées, samedi 10 février, en Guinée lors de manifestations, selon un bilan donné à l'AFP par plusieurs témoins. Ces nouvelles victimes témoignent d'une nouvelle aggravation de la situation en Guinée au lendemain de l'annonce de la nomination d'un proche du président Lansana Conté au poste de premier ministre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dès les premières heures de la journée, samedi, des barricades ont été dressés sur les principaux axes de la banlieue de Conakry."Le président Conté se fout de nous. On va le faire partir maintenant", a déclaré un des manifestants. "Conté n'a pas répondu à l'attente de la population, la nomination de ce premier ministre est une provocation", a renchéri un autre jeune. Dans le centre de la capitale, la situation était calme.&lt;br /&gt;La nomination d'Eugène Camara ministre d'Etat aux affaires présidentielles au poste de premier ministre fait suite à un accord signé fin janvier entre les syndicats et la présidence pour mettre fin à une grève générale de 18 jours, qui s'était soldée par la mort d'au moins 59 manifestants. Le président avait jusqu'à lundi pour annoncer le nom de son nouveau premier ministre. Mais le choix d'un homme connu pour "son allégeance et sa fidélité" au chef de l'Etat suscite la colère de l'opposition.&lt;br /&gt;Preuve de l'impatience croissante de la population guinéenne, la tension avait commencé à monter dès vendredi avec de nouvelles violences qui avaient fait 11 blessés dans des affrontements entre police et manifestants en province.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/34492168-2637634889757026766?l=shootingdogs.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://shootingdogs.blogspot.com/feeds/2637634889757026766/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=34492168&amp;postID=2637634889757026766' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2637634889757026766'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/34492168/posts/default/2637634889757026766'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://shootingdogs.blogspot.com/2007/02/nuove-tensioni-in-guinea.html' title='Nuove tensioni in Guinea'/><author><name>Dr. John</name><uri>http://www.blogger.com/profile/02877185408614483248</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://www.iss.co.za/Seminars/2005/auggarang_files/slide0001_image002.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-34492168.post-3181234506059809628</id><published>2007-02-09T09:24:00.000+01:00</published><updated>2007-02-09T09:23:49.399+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='USA-Africa'/><title type='text'>Come gli USA rispondono alla Cina</title><content type='html'>&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family:trebuchet ms;font-size:130%;"&gt;Dopo l'articolo sulla Cina in Africa, eccone uno sulle recenti mosse politiche statunitensi sul continente nero. Pochi giorni fa Bush ha annunciato la creazione di un comando militare unificato per l'Africa, mentre per ora le attività militari americane venivano gestite dai comandi dell'Europa e del Medio Oriente. E' impressionante leggere in questo articolo l'ammontare delle spese militari degli USA, anche se confrontate con quelle di altri colossi come la Russia o la Cina. Inoltre è interessante vedere come l'attenzione esclusiva degli americani all'aspetto militare e sicuritario delle crisi internazionali possa avere la conseguenza di creare luoghi sicuri che altri - in particolare i cinesi - possono sfruttare a fini commerciali.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;US moves in on Africa&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Simon Tisdall&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;em&gt;Friday February 9, 2007 The Guardian&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;This week's US decision to create a new Pentagon command covering Africa, known as &lt;strong&gt;Africom&lt;/strong&gt;, has a certain unlovely military logic. LikeRoman emperors of old, Washington's Caesars arbitrarily divide much ofthe world into Middle Eastern, E
